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Banche, se ad aiutarle ci pensa lo Stato

Mentre il progetto di una bad bank è in mezzo al guado, il governo ha varato una serie di norme a favore degli istituti di credito. Ecco in cosa consistono

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Andrea Telara

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“Misure urgenti in materia fallimentare, civile e processuale”. E' il titolo del decreto legge varato ieri dal consiglio dei ministri, che qualcuno ha già bollato come un bel favore del governo Renzi alle banche.


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Nello specifico, l'esecutivo si è mosso sostanzialmente su due binari. Innanzitutto, sono state introdotte nuove regole di bilancio per gli istituti di credito che potranno dedurre più velocemente dal reddito imponibile le perdite sui crediti deteriorati, cioè sui prestiti e i finanziamenti che sono ormai in sofferenza e che non verranno più ripagati per intero dai debitori. Attualmente, la deducibilità di queste perdite può avvenire nei bilanci bancari soltanto nell'arco di 5 anni. Non appena il decreto diventerà legge, le stesse perdite potranno essere sottratte dal reddito imponibile nell'arco di un solo anno, come del resto avviene anche in altri paesi europei. Con questo nuovo sistema, molti istituti di credito avranno modo di fare pulizia nei propri bilanci, togliendosi di mezzo in maniera più spedita i crediti deteriorati. Poiché le sofferenze delle banche italiane sono tante (più di 190 miliardi di euro), c'è il rischio di un salasso sui conti pubblici, visto che la deducibilità più veloce dei crediti inesigibili farà pagare meno tasse a parecchi istituti, almeno nel breve periodo (c'è chi stima minori entrate per circa 3 miliardi).


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Ecco allora che il ministero dell'Economia ha studiato un modo per evitare una falla nel bilancio statale: chi vorrà dedurre le sofferenze in un solo anno, infatti, dovrà per forza rinunciare a una parte dei crediti d'imposta pregressi, cioè quelli accumulati in passato grazie ai prestiti in sofferenza degli anni precedenti. Si tratta di dettagli tecnici che, tuttavia, non cambiano la sostanza delle cose: volenti o nolenti, giusto o sbagliato che sia, per far ripartire la crescita economica il governo Renzi sembra realmente intenzionato a dare una mano alle banche. Non a caso, oltre alle nuove norme sulla deducibilità delle perdite, nel decreto appena approvato ci sono pure alcuni provvedimenti per accorciare i tempi medi di recupero dei crediti, che in Italia sono lunghissimi (5-7 anni). Nello specifico, arriveranno nuove procedure volte a favorire gli accordi siglati tra i debitori insolventi e la maggioranza dei loro creditori, senza che vi sia l'ostruzionismo da parte di altri soggetti interessati (per esempio da parte un singolo creditore o dei creditori di minoranza).


L'incognita  Bad Bank

Le misure approvate ieri dall'esecutivo, pur essendo state sollecitate da tempo nel comparto bancario italiano, appaiono però come manovre di piccolo cabotaggio, se raffrontate ai progetti ben più ambiziosi che il governo sta studiando da tempo, per dare nuova linfa al settore del credito. Questi progetti ruotano tutti attorno alla creazione di una bad bank, una nuova società-veicolo in cui le maggiori banche italiane potrebbero far confluire tutte le loro sofferenze. Una volta portata a termine questa operazione, come hanno suggerito gli analisti di Mediobanca Securities, la bad bank potrebbe emettere sul mercato delle obbligazioni che beneficerebbero di una garanzia dello Stato. I debiti “spazzatura” uscirebbero così dai bilanci delle banche per confluire in questa nuova società-veicolo, protetta dalla mano pubblica.


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A garantire per i debitori insolventi, insomma, ci penserebbe lo Stato, mentre gli istituti di credito effettuerebbero un bel maquillage dei propri conti. Per portare a termine tale progetto, il governo potrebbe utilizzare la Cassa Depositi e Prestiti, il braccio finanziario del Ministero dell'Economia che (particolare non da poco) da qualche giorno ha un nuovo presidente: Claudio Costamagna, ex banchiere d'affari, uno che di operazioni finanziarie complesse se ne intende davvero.


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Descritto così, il piano allo studio del governo per creare una bad bank non fa una piega. Ci sono però due particolari tutt'altro che trascurabili. In primis, non va dimenticato che la Cassa Depositi e Prestiti, pur avendo una montagna di soldi a disposizione, ricava gran parte delle proprie risorse gestendo il risparmio postale degli italiani (libretti e buoni fruttiferi). Dunque, sorge spontaneo un interrogativo: è giusto usare il gruzzoletto messo da parte da milioni di nostri connazionali per fare un favore alle banche e sollevarle dalla zavorra dei crediti in sofferenza? Inoltre, non va dimenticato che il progetto della bad bank deve ancora ottenere il via libera dall'Unione Europea, che vieta qualsiasi forma di aiuti di stato alle aziende private. Il responso favorevole di Bruxelles, dunque, non è affatto scontato.

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