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(Ansa)
Economia

Mancano gli autisti di Tir, Gran Bretagna in ginocchio e forse, presto, anche l'Italia

Distributori di carburante a secco, supermercati senza rifornimenti. La Brexit si fa sentire in maniera pesante su Londra ma la mancanza di autisti è un problema di tutti

In Inghilterra da giorni mancano gli approvvigionamenti. I supermercati iniziano a svuotarsi e i rifornimenti non arrivano. Ora anche le pompe di benzina iniziano a rimanere a secco e gli inglesi formano lunghe code ai distributori per l'ultimo pieno, prima che sia troppo tardi. Il motivo della crisi è presto detto: oltre Manica mancano gli autisti di camion e tir.

Dalla Brexit ai distributori vuoti

La Road Haulage Association, l'associazione di settore dei trasportatori di mezzi pesanti su strada, aveva avvertito oltre un mese fa che la Gran Bretagna ha bisogno urgente di 100mila conducenti di camion e ora accusa il Governo di "inerzia totale".

L'assenza di autisti sarebbe una diretta conseguenza della Brexit. Secondo le associazioni degli autotrasportatori le maglie del Governo per la concessione dei visti temporanei di ingresso nel paese sono troppo strette e migliaia di autisti – specie quelli provenienti dall'est Europa – hanno perso il diritto di lavorare dopo la Brexit e sono tornati nei Paesi d'origine.

Il no ai visti temporanei

Logistics UK aveva chiesto al Governo di concedere almeno 10mila visti temporanei, ma Downing Street si è sempre rifiutato sostenendo che la linea politica sarebbe stata quella di facilitare la formazione di autisti inglesi di camion e tir per svincolarsi dalla dipendenza dall'estero. Il problema è che pochissimi sudditi di Sua Maestà si sono presentati ai corsi o hanno chiesto il rilascio della patente e quindi non ci sono più autisti che possano trasportare le derrate di rifornimento.

Grandi gruppi come Esso, BP e Tesco hanno avvertito che le mancate consegne di rifornimenti li hanno costretti a chiudere numerose aree di servizio e la crisi rischia di avere ripercussioni a catena anche alle nostre latitudini e sull'Europa in generale. La merce in partenza per l'Inghilterra è infatta bloccata nei porti e all'interno dei container senza che nessuno possa trasportarla via strada verso la destinazione finale. L'imbuto logistico fa sì che la carenza di autisti si percepisca anche al di qua della manica.

La crisi arriva in Italia

Le associazioni del settore calcolano che servirebbero almeno 20 mila autisti di mezzi pesanti in più per riuscire a fronteggiare la grande richiesta di trasporto dagli scali italiani ai mercati di destinazione, ma non se ne trovano e quei pochi si fanno pagare a peso d'oro. Per il trasposto su strada, infatti, serve circa il 15% in più che rispetto a qualche settimana fa. Se per l'Inghilterra un ruolo importante è stato giocato dalla Brexit e dalla difficoltà di ottenere i visti, per il nostro Paese la crisi è dovuta al netto miglioramento delle condizioni di vita nei paesi dell'est Europa. Da Polonia, Romania e Albania si "scappa" di meno e il personale qualificato al trasporto su strada preferiscef rimanere nel paese d'origine dove si lavora meno e si guadagna di più.

Siamo tutti dipendenti da trasporto su ruota

Il Governo inglese si è detto, comunque, disposto a fare il tutto per tutto per uscire da quasta crisi che rischia di ostacolare la già lenta ripresa post Covid. La bandiera bianca del Governo britannico non fa che evidenziare la totale dipendenza che il commercio mondiale ha ancora oggi dal trasporto su ruota. Nonostante il mondo globalizzato, gli aerei, i treni superveloci, le navi e tutto il resto senza i tir su strada lo smistamento delle merci si paralizza.

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Barbara Massaro