Cultura

Sarà a Mosca l’opera d’arte piu grande al mondo

Si chiama Living Art il complesso residenziale che vuole riqualificare un’anonima periferia russa grazie alla creatività italiana

Il rendering di come apparirà Living Art alla periferia di Mosca

L’identità, a volte, può essere anche una questione di architettura. Di colori, di riconoscibilità, di ambizione; può essere l’idea di realizzare qualcosa che sappia trasformare le periferie e incidere sulla vita delle persone attraverso i mille possibili modi di vivere nei quartieri, anche quelli più lontani dai nuclei storici dove, per tradizione, batte il cuore delle città.

La grande sfida di dare agli abitanti delle megalopoli del terzo millennio un luogo in cui rispecchiarsi, del quale essere orgogliosi, è impresa non facile, ma è l’unica che ancora abbia un senso in un mondo dove troppo a lungo l’ego dell’architetto ha soppiantato i desideri e le necessità delle popolazioni.
L’esempio l’ha già dato qualche anno fa il grande architetto newyorkese Steven Holl, con il progetto Linked hybrid: ispirato alla Danse di Henri Matisse e realizzato nella prima periferia di Pechino, con le sue otto torri collegate da passerelle multifunzionali aperte al pubblico, i punti panoramici e i tetti trasformati in giardini, il complesso inaugura la tradizione dei grandi parchi di grattacieli invitanti per la gente e concettualmente vicini a un modus vivendi che premi la socialità degli abitanti.

Ora la società russa Krost guidata da Alexiey Dobashin raccoglie una sfida ancora più grande: la riqualificazione della periferia di Mosca. Il nuovo progetto della Krost si chiama Living Art, è un complesso residenziale composto da cinque grattacieli distribuiti in un comprensorio di dieci ettari, e non solo vuole essere l’opera d’arte abitabile più grande al mondo (sarà certificata anche dal Guinness dei primati): soprattutto vuole dare identità e riconoscibilità a un quartiere che attualmente ne è privo.

«La mia idea» spiega Dobashin «è quella di regalare a chi abiterà Living Art dei luoghi di atmosfera, dove si possa respirare arte e bellezza. Qualcosa di molto lontano dall’idea di periferia dove si ritorna solo per dormire. Un luogo che unisca in sé utilità, robustezza e bellezza e dove aleggi lo spirito dell’ingegno europeo».

Il progetto è ambiziosissimo. Per realizzarlo, Dobashin ha scelto due italiani: l’architetto Dante Oscar Benini, che ha sbaragliato concorrenti come lo studio inglese Hopkins e l’olandese Mecanoo, e l’artista Mario Arlati.

«Lo scopo del recupero di una periferia come questa dove sta sorgendo Living Art» spiega Benini «che era una zona industriale paragonabile all’area della ex Falck di Milano, è quello di conferire al contesto degradato una nuova identità e una nuova riconoscibilità. Si trattava di sapere come farlo, vendendo poi gli appartamenti a 1.700 euro il metro quadro, senza cadere nelle consuetudini dell’edilizia popolare. Dunque si è deciso di far diventare queste abitazioni delle opere d’arte. Invendibili in quanto tali, perché nessuno può vendere un pannello di un grattacielo, ma nello stesso tempo altrettanto irripetibili e iconografiche, oltre che abitabili».

Ecco allora che parte l’impresa di far affrescare i grattacieli all’artista milanese Arlati: imbragato a 160 metri d’altezza e con 1.500 operai al lavoro 24 ore su 24, il pittore ha saputo trasformare un complesso residenziale in un caleidoscopio. «Alle spalle dei grattacieli» dice Arlati «nel cielo grigio di Mosca, svettano le tinte dei tetti colorati di San Basilio. Questa per me è stata una grande fonte d’ispirazione, assieme alla consapevolezza che giocare in periferia è davvero stimolante, perché con eleganza e qualità del lavoro si riesce a nobilitare un luogo».

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