Riccardo Bertoncelli, "The Liga Story. Volume 1"

Da zero alla fine del mondo è la storia per nulla romanzata degli esordi di Ligabue. Ma si legge come un romanzo ambientato in un passato che sembra lontano e invece è ieri, e in un luogo molto steinbeckiano, da qualche parte "fra la via Emilia e il West".

The Liga Story, particolare della foto di copertina, © Fabio Nosotti

Michele Lauro

-

Certe (rare) notti, balliamo sul mondo. Senza un perché, senza poter spiegare. Da soli, in coppia, in compagnia. Balliamo e basta. Un giorno Luciano Ligabue captò questa energia nell'aria o nell'ontogenesi dell'essere umano e come un medium la rispedì nell'etere sotto forma di musica e parole. Canzoni senza filtro arrivarono al momento giusto forti di una miscela, per quei tempi italiani, esplosiva. Dal limbo agli inni generazionali il passo fu breve, perfino troppo. Rimase uno degli ultimi puri, vibranti sussulti analogici prima della sfida portata dai bit. Energia in esubero, perfetta per scottarsi.

Riccardo Bertoncelli racconta quell'epopea "irresistibilmente rock" in una favola a puntate, The Liga Story , l'ultima delle quali sarà affidata al futuro, chissà. Per inflazionata che sia, l'editoria musicale è ancora forte quando le sue storie sono autentiche e autentici i narratori. Qui Bertoncelli-Ligabue giocano in coppia dopo aver testato il feeling in due precedenti volumi (Una vita da mediano , 1998, e Vivere a orecchio , 2005). Da Cento lampioni a A che ora è la fine del mondo, ecco la prima fetta della torta, la più amata dai fan, quella che contiene la scintilla magica da cui tutto cominciò.

Per tornare all'Ora zero nella Correggio di metà anni Ottanta, dice Bertoncelli, bisogna "immaginare un'Italia che non c'è più". L'Italia di Craxi, della Dc e del Pci, della Sip, di Mamma Rai e Tutto il calcio minuto per minuto. Di digitale c'erano tutt'al più le impronte e il massimo della tecnologia era il fax, anche se alcuni beninformati profetizzavano l'avvento di una novità tecnologica che avrebbe soppiantato i "padelloni in vinile". Una boutade, come se qualcuno al bar avesse sparato che un giorno un ragazzo di Correggio avrebbe suonato davanti a centottantamila persone.

Nel 1985, a venticinque anni, Luciano Ligabue ha già fatto il metalmeccanico, il bracciante, il commesso alla Coop. Una sera confessa all'amico Claudio Maioli di covare evanescenti sogni di rock'n'roll. Dopo un po' salta fuori una C60 (la celebre cassetta della durata di 60 minuti) con alcuni pezzi messi assieme su un quattro piste, alcuni dei quali già destinati a entrare nel mito. Maio ascolta, stupito, interessato, eccitato. Musica naif, scrittura che contiene in nuce preziosi germi tondelliani. Bisogna fare qualcosa, uscire dalla nicchia. Sì, ma come? Le radio libere, è vero, tendono le orecchie a qualche timido vagito di rock italiano. Ma perché non provare a sognare più in grande?

Come provocare un terremoto rock in dieci anni memorabili: è la novella di Liga Story. Che sgorga dalle parole schiette del protagonista e dai ricordi di chi c'era, cuciti insieme dalla voce fuori campo dal Grande Narratore. Dall'iniziale stillicidio di silenzi e rifiuti alla cocciutaggine di Angelo Carrara fino a scovare la giusta chance. Dai primi concorsi per giovani band ai palchi di provincia con gli Ora Zero e al neverending tour coi Clan Destino, fino ai dolorosi divorzi con amici e collaboratori di una vita. Dal tempo fatato in cui "scriveva canzoni a fiocchi" all'inatteso flop di Sopravvissuti e Sopravviventi, l'album di cui ricorre il ventennale e che intanto è stato rivalutato dai fan e dalla critica.

Per avere un'idea dell'intensità (lui la chiama virulenza) con la quale Ligabue approccia fin dagli esordi la sua arte vale la pena andare a rileggersi qualche racconto di Fuori e dentro il borgo , libro del '97 scritto di getto in un mese e mezzo. Molto è stato detto sulla qualità di una scrittura così immediata e insieme così duttile e padrona di sé da trovarsi a suo agio nel format della canzone, della sceneggiatura, del racconto breve e del romanzo. Qui Ligabue aggiunge un tassello interessante sull'analisi del quotidiano che costituisce l'oggetto primario della sua visione: "C'era gente che all'apparenza ti sembrava arresa a un'idea di vita molle, scontata, mentre in realtà quell'idea era solo tua. Loro non si erano affatto arresi". Un oggetto dalle potenzialità infinite.

Il formidabile archivio di Gigi Cavalli Cocchi, batterista dei Clan Destino e disegnatore, fornisce a Liga Story un raffinato accompagnamento iconografico con tante chicche, fra cui i bozzetti delle copertine dei primi quattro album. Memorabilia che ne fanno una divertente storia per immagini, come la tessera della U.S. Correggese - campionato di Promozione 1974-75 o il nastro Basf del settembre 1989 su cui erano incise Tu, dov'eri?, I duri e Che tempo fa. O come la rara foto di gruppo con Robert Plant scattata nel backstage al concerto del Primo maggio 1993.

Riccardo Bertoncelli
The Liga Story - volume 1
Giunti
176 pp., 14,90 euro

© Riproduzione Riservata

Commenti