Un noir da leggere: "Ancora Notte"

Il bene e il male. La professione della poliziotta raccontata con umanità e passione. Personaggi, vite, drammi in una Milano sconosciuta. Il primo romanzo di Deborah Brizzi ha spessore, è avvincente, emozionante

La poliziotta e scrittrice Deborah Brizzi, autrice del romanzo noir "Ancora Notte" (Rizzoli) – Credits: Umberto Nicoletti

Norma è una poliziotta. È tosta. Molto brava nel suo lavoro. Gli uomini suoi colleghi la stimano. La volante, la strada, la notte, sono la sua vita. Norma convive con una donna, ma è tormentata tra il bisogno di solitudine, l’amore per la compagna (e per il suo gatto), l’attrazione verso uomini dal grande spessore. È irrequieta.

È lei la protagonista di Ancora Notte (Rizzoli), noir ambientato a Milano, primo romanzo di Deborah Brizzi, scrittrice (finora) sconosciuta. Ma di lei parleremo dopo.

È il romanzo ad averci catturato, prima di tutto. Norma lavora tra le strade e nelle notti di Milano. È un'anima “interrotta”, una di quelle che la violenza la conosce perché ci convive, la combatte, la ammanetta.

“Nessun film, nessun libro. Nessun documentario può darne la percezione reale (...) La violenza vera appanna la coscienza, la ottunde” ci spiega.

E non possiamo non crederle.

Norma è il baricentro intorno al quale si sviluppano molteplici storie. Il suo opposto è Odino, un pazzo assassino squilibrato. Un fil rouge sottile, teso, vibrante lega le loro vite a quelle di Eloisa, Margherita, Angela, Maddalena, Livia. E le comparse che spuntano tra le pagine danno ricchezza di significato alle singole vite, a tanta umanità: Carlo, Anna, Giò, Riccardo, Fabio, il centralinista del 113. Beatrice. E molti altri ancora.

Non daremo dettagli sulla trama per non togliere gusto alla lettura. Basti sapere che dalla prima all’ultima pagina (464 ma volano via come fossero 40) Norma tiene il lettore incollato alle righe. Si può provare a mettere il segnalibro a un certo punto e uscire. Salvo sentire la sua voce o (peggio, molto peggio) quella di Odino che sussurrano all’orecchio. Mentre si parcheggia ci si guarda alle spalle perchè, non si sa mai, che capitasse proprio a noi di cadere vittime della follia altrui. Così improbabile, così spietata. E (provare per credere) si guarderà sospettosi anche la porta del vicino di casa.

Chi vive a Milano avrà l’impressione di incontrare Norma, incrociando una volante in zona Garibaldi o davanti alla yogurteria di Porta Venezia o in Piazza XXV Aprile. E si sorriderà passando per via Oxilia dove si snocciolano alcuni dei momenti di grande tensione della storia.

Il bello di Ancora Notte è che rapisce. Per la trama e per lo stile narrativo. Un puzzle che piano piano di costruisce senza mai cadere nel banale, tanti caratteri, tutti diversi, definiti, reali, a cui ci si affeziona, contro cui si impreca, che si impara a temere. Che fanno pena o rabbia. O che si vorrebbe incontrare. Un linguaggio mai banale, curato, semplice e ricco allo stesso tempo.

A firmare questo bellissimo noir è Deborah Brizzi. Brizzi è una poliziotta (giovane). E questo è il suo primo romanzo. Il talento è evidente. Dietro ci deve essere un’abbondante dose di letture. Una sensibilità vibrante. Quanto ci sia di autobiografico è evidente. Di certo, la sua storia e la sua professione sono centrali. Come, non da ultimo, il fatto di essere donna in un ambiente comandato da uomini.

Tra le pagine e nella storia, si fa strada una richiesta: abbiate rispetto. Verso una professione che, piaccia o no, da noi “normali” viene osservata, giudicata, ma mai compresa davvero fino in fondo. C’è lo sforzo (riuscito) di volerla mostrare nella sua importanza e nella sua estrema fragilità.

“Quando si oltrepassa il limite della violenza non si torna più indietro, la tua integrità percettiva è infranta, si è adeguata per non soccombere (...)
La violenza ha un odore e quando lo codifichi una parte del tuo olfatto si dedica solo a lui. Tu lo sai, loro (i delinquenti, ndr) lo sanno (...)
È la tua normalità (...)
Inizi ad accorgerti che non lo è, non lo è per gli altri, solo quando commetti l’errore di raccontare
quello che fai alle persone che frequenti, ai “normali” e guardi i loro volti. Allora capisci che per loro non c’è nulla di normale. Per loro sei un cazzo di mostro.
Ma è tardi, perché tu sei già un cazzo di mostro.
Un’anima interrotta”.

Buona lettura.

p.s. se non avete mai sentito parlare dell’Atrax robustus… beh, documentatevi.

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