'La felicità sta in un altro posto' di Sara Loffredi

Sacro e profano magistralmente intrecciati in una storia di prostituzione, disgrazia e amore

Sara Loffredi, La felicità sta in un altro posto (particolare della cover) – Credits: Rizzoli

Valeria Merlini

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So cosa desiderano gli uomini, e non è vero che sia per tutti la stessa cosa. Alcuni vogliono sentirsi migliori e per loro è una specie di gara. Mentre siamo a letto si guardano allo specchio e non lo fanno per eccitarsi ma per compiacersi, è una questione personale, se sparissi da sotto di loro, o da dovunque io mi trovi in quel momento, neppure se ne accorgerebbero. Altri usano il sesso come un’arma e, se hanno subito del male, sfogano così la loro rabbia; devo assecondarli e basta, anche se nel muoversi sono rudi e sbrigativi. Poi ci sono uomini che si servono del corpo per chiedere in silenzio, non smettono mai (…) magari sono anche amanti dolci ma lasciano addosso una sensazione triste, sono giacigli freddi e difficili da scaldare. Altri, infine, si divertono, giocano.

Agli inizi del ’900 assistiamo allo scorrere veloce e ripetitivo dei primi anni di Caterina in un orfanotrofio di Reggio Calabria in cui la sua ancora di salvezza è il pianoforte, l’amore di Suor Antonia e le amiche Giovanna e Cristina. Tutto fino alle 5,21 del 28 dicembre 1908. Notte segnata da polvere

In pochi attimi la forma delle cose era cambiata in maniera assoluta, non avevo proporzioni: senza più oggetti reali c’erano solo pezzi, brandelli, tronconi che mi piovevano addosso.  

Il terremoto. Nulla sarà più come prima, perché nulla esisterà più. Caterina viene trasferita a Napoli, una gamba da rimettere in sesto, un’anima da ripulire da tutta quella polvere.
La felicità sta in un altro posto (Rizzoli ) è la storia di Caterina a partire dal sisma che le strappa le certezze.

Lasciato l’ospedale si sporcherà di nuovo, questa volta per sempre. Annarella la porta con sé, nel suo lurido stanzone dove esercita la professione più antica del mondo. E dove Caterina verrà letteralmente iniziata alla “vita” con una violenza. Senza che se ne renda conto oppure semplicemente arrendendosi e lasciando il corpo in ostaggio ma al tempo stesso andandosene lontano.

La prima notte che cambiò la mia vita aveva l’odore della polvere.
La seconda, quella del sudore di un uomo.

Prima Annarella poi le Tre Vecchierelle di donn’Assunta. In un vortice di sporco che non si lava, di nero come la pece, Caterina ormai Mimì arriverà alla Maison Rouge.

(…) il tentativo di vivere nel fango senza sporcarmi era ogni giorno più sfibrante.

Donna Luisa accoglierà Mimì tra le sue ragazze, la ripulirà, la istruirà e le farà seguire un percorso di formazione atto a soddisfare i bisogni e i desideri degli uomini. Mariasole sarà colei che la testerà, che la farà definitivamente entrare nei saloni della Maison.

Ero una puttana, ma una di quelle che dorme tra lenzuola di seta.

Mariasole sarà l’unica che metterà a nudo l’anima di Mimì-Caterina, l’unica che toglierà il velo di polvere che accompagna sempre e da sempre l’anima di Caterina. Mariasole eleverà e poi seppellirà Caterina come se le macerie del terremoto non l’avessero già fatto abbastanza.
La passione si insinua inaspettata e noi leggiamo avidamente le lettere d’amore e seguiamo da spettatori un intreccio amoroso finalmente fresco e avvincente. Fino alla fine, alle scelte di una donna sopravvissuta alla sorte, al passato a sé stessa.

Non sarà affatto difficile essere coinvolti dalle pagine che Sara Loffred i dipana una dopo l’altra, grazie alla sua scrittura veloce, mai noiosa e inaspettata. Sì, lo ammetto. La felicità sta in un altro posto è un libro per me inaspettato. Perché la storia narrata esce (grazie a Dio) dagli schemi fin qui tracciati dai numerosi romanzi pseudo-erotici in cui a farla da padrone sono maschi invincibili, contratti che suggellano e vergini con l’ansia di apprendere e padroneggiare ogni più nascosto segreto del Kamasutra.

Qui no. La scrittura non è mai volgare, le descrizioni degli atti sono delicati e velati da una nota dolorosa che li accompagna. Come l’ineluttabilità di un rapporto che è destinato ad esaurirsi, come il vento del passato che torna e non sbatte le porte, muove solo le tende. Lievemente.

La felicità sta in un altro posto
di Sara Loffredi
Rizzoli, 2013
(306 pagine)

@violablanca

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