Jeremy Rifkin e la terza rivoluzione industriale

Nel suo nuovo libro "La società a costo marginale zero", l'economista americano spiega il futuro prossimo, con molto ottimismo e qualche preoccupazione

Jeremy Rifkin a Milano

Antonella Sbriccoli

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Scordiamoci un futuro simile al nostro presente, perché già tra 50 anni sarà tutto diverso. I nostri figli e nipoti vivranno in comunità aperte, con risorse e beni in abbondanza, dimentichi della privacy e dei condizionamenti legati all'era del capitalismo. Lavoreranno tanto per preparare le infrastrutture necessarie per l'Internet dell'energia, della logistica e dei trasporti. Studieranno in piccoli gruppi, connessi con i loro coetanei di tutto il mondo grazie a programmi simili a Skype, condividendo e scambiando conoscenze ed esperienze. Viaggeranno su veicoli automatici su strade intelligenti, si costruiranno gli oggetti con stampanti 3D e vivranno utilizzando l'energia rinnovabile. Tutto questo a costo quasi zero. Niente più lavori ripetitivi, né impiegatizi - a quelli penseranno i big data. Al loro posto ci saranno creatività e condivisione del sapere e delle conoscenze, in un mondo connesso grazie all'Internet delle cose.

Sembra un sogno, in realtà è la terza rivoluzione industriale vista da Jeremy Rifkin , così come la descrive nel suo ultimo libro. Il guru dell'economia sostenibile l'ha raccontata a qualche membro dell'Internet delle persone, in una sala d'albergo a Milano. Il volume, pubblicato da Mondadori, ha un titolo pesante, ma un contenuto entusiasmante: La società a costo marginale zero. L'internet delle cose, l'ascesa del «commons» collaborativo e l'eclissi del capitalismo . Un bestseller mondiale - solo in Cina Ha venduto 400.000 copie - nel quale il futuro sembra ricco di grandi prospettive. 

Certo, per arrivarci ce n'è di strada da fare. Ma, dai suoi 70 anni, Rifkin si mostra fiducioso: la sua generazione non avrebbe mai pensato che i cambiamenti attuali potessero essere così tanti e così veloci. L'economia a costo marginale zero sarà realizzabile grazie all'Internet delle cose (ovvero una grande struttura integrata, in cui Internet governerà le comunicazioni, l’energia e la logistica). Sarà possibile riuscirci solo se un'autorità globale sarà capace di legiferare e vigilare su questo ecosistema con regole ferree, contro i monopoli dei grandi gestori di informazioni, la manipolazione dei dati con fini impropri e il temutissimo ciber terrorismo. A condizione, poi, che non entri in scena il cambiamento climatico e che non si verifichi quello che gli scienziati chiamano il sesto evento di estinzione (entro la fine del secolo potrebbe estinguersi il 70% degli esseri viventi sulla terra). Anche se, in questo caso, il futuro sarebbe risolto per tutti.

Rifkin snocciola esempi e cifre di quanto sta accadendo in tutto il pianeta. Le sue parole affascinano e fanno paura, perché il cambiamento che immagina è epocale, ma il suo entusiasmo è contagioso, perché la sua visione del futuro prospetta un mondo in cui sarebbe bello vivere.

E l'Italia? L'Italia deve muoversi, subito, verso la creazione di infrastrutture da realizzare con nuove tecnologie e l'utilizzo dell'energia verde ("perché il sole e il vento" - dice Rifkin - "non ti mandano la bolletta"). Come fa la Germania, che utilizza già fonti alternative di energia per il 27% (da tempo l'economista è un consulente di Angela Merkel). Di armi ne abbiamo. Nel design, ad esempio, non ci batte nessuno: la prima auto costruita con una stampante 3D , che verrà presentata questa settimana a Chicago, l'ha disegnata un italiano.

@antotris

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