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'Il mistero Arnolfini', quando l'arte incontra il giallo - Recensione

Il noto quadro di Jan van Eyck, 'Ritratto dei coniugi Arnolfini', nasconde enigmi e misteri. Jean-Philippe Postel tenta di scoprirli in questo brillante saggio

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Andrea Bressa

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Il fascino che suscitano molte delle opere d'arte più importanti del passato non deriva solo dalla loro componente estetica. Spesso, soprattutto per gli appassionati più preparati, ci si ritrova incantati di fronte alla storia che sta dietro l'origine di un capolavoro. È questo il ragionamento alla base del bel libro di Jean-Philippe Postel, intitolato Il mistero Arnolfini (edito da Skira).

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Copertina del libro 'Il mistero Arnolfini' – Credits: Skira

Un saggio che sembra un giallo

L'aspetto più entusiasmante di questo libro è il fatto che è in grado di catturare l'attenzione del lettore come se fosse un giallo ben congegnato, nonostante si tratti di un saggio. Detto in poche parole, Il mistero Arnolfini altro non è che un'analisi approfondita di un'opera pittorica del Quattrocento fiammingo, alla scoperta delle sue origini e del suo vero significato. Il quadro in questione è molto noto: Ritratto dei coniugi Arnolfini, di Jan van Eyck, dipinto nel 1434 e conservato alla National Gallery di Londra.


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Particolare del quadro di Jan van Eyck, 'Ritratto dei coniugi Arnolfini' (1434) – Credits: National Gallery, Londra

L'autore, il medico e scrittore Jean-Philippe Postel, combina magistralmente i migliori studi che nei secoli sono stati fatti su questo quadro assieme alle proprie competenze di medico (e appassionato d'arte). Come lui stesso afferma, il libro è “l'applicazione del metodo dell'osservazione clinica a un'opera pittorica”. Ma perché lo fa? Semplicemente perché il Ritratto dei coniugi Arnolfini, nonostante la sua apparente semplicità, nasconde numerosi dettagli pregni di doppi significati.

Tradimenti e fantasmi

Le conclusioni a cui arriva Postel non intendiamo rivelarle, per non rovinare il fascino della lettura e della sorpresa. Ci basterà mettere in chiaro alcuni elementi che stanno alla base dell'indagine.

Ufficialmente si pensa che i due soggetti dipinti nel quadro siano il mercante lucchese Niccolò Arnolfini e la sua prima moglie in dolce attesa. Eppure questo personaggio, in altri ritratti dello stesso periodo, non sembra mostrare somiglianze con l'individuo nell'opera di Jan van Eyck. Il nome Arnolfini, del resto, deriva forse da un gioco di parole.

Alcuni dei primi documenti riguardanti questo quadro (inventari della prima metà del Cinquecento) lo chiamano così: Hernoul-le-Fin avec sa femme. E bisogna sapere che in quegli anni, già all'epoca di van Eyck, Saint Hernoul (o Sant'Arnolfo) altri non era che il patrono dei mariti traditi (dei “becchi”, dei “cornuti”). Si tratta dunque di un divertente gioco del pittore fiammingo?

Ma c'è molto altro, e sta tutto dentro al quadro. Perché, per esempio, il cagnolino che si vede in primo piano ai piedi dell'uomo e della donna non appare nel piccolo specchio appeso in fondo alla stanza? E cosa ci fa una sola candela accesa, in pieno giorno, sul grande lampadario che pende dal soffitto? Sono forse indizi che parlano di morte o di fantasmi?

Un'indagine da fare con la lente di ingrandimento

Il resto della storia va scoperto leggendo Il mistero Arnolfini. Il libro è arricchito con numerose immagini che restituiscono ingrandimenti del quadro, ma, essendo queste in bianco e nero e in bassa qualità, suggeriamo di equipaggiarsi con una riproduzione a colori, magari online. Il divertimento aumenta se si segue il filo dei ragionamenti di Postel con una lente di ingrandimento in mano.

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Il mistero Arnolfini
di Jean-Philippe Postel
(Skira)
123 pagine

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