L’amore e(‘) l’economia: analisi critica della reciprocità
L’amore e(‘) l’economia: analisi critica della reciprocità
Cultura

L’amore e(‘) l’economia: analisi critica della reciprocità

«Mi ricordo benissimo la mia prima volta: ho ancora la fattura!». Ma non è di quel Marx (Groucho) la visione dell’amore (d’ora in poi, sesso e amore li intenderemo come la stessa cosa) di cui voglio parlare, …Leggi tutto

«Mi ricordo benissimo la mia prima volta: ho ancora la fattura!». Ma non è di quel Marx (Groucho) la visione dell’amore (d’ora in poi, sesso e amore li intenderemo come la stessa cosa) di cui voglio parlare, ma dell’altro.

Ma chi, quello del Manifesto, quello dello spettro che si aggira per l’Europa e della differenza tra struttura e sovrastruttura? Quello della pubblicità in cui si taglia le unghie?

Quello. C’è una pagina dei Manoscritti economico-filosofici in cui Marx sta parlando di denaro, cioè della cosa intesa dal senso comune come la più distante dall’amore si possa immaginare – dall’amore “vero”, s’intende. Ci si aspetterebbe che Marx infili l’amore tra le cose che è possibile comprare, cioè come termine di una transazione economica in cui è merce di scambio tra le tante possibili, scambiata la quale il passaggio è esaurito dalla finzione: io ti pago, tu fingi di amarmi. Aspetta ché ho la partita IVA. Non è così.

Marx, col tono di una eroina di Jane Austen, dice una cosa molto più complessa e temibile, e cioè che il denaro è una specie di fluido magico capace di trasformare le cose nel loro contrario. «È la fusione delle cose impossibili; esso costringe gli oggetti contraddittori a baciarsi». Grazie ad esso, i contrari si annullano, anzi: si baciano. Le cose opposte mutano il loro segno. Dove non arriva l’amore come forza scardinante, arriva il denaro come potente trasformatore, che non esaurisce la sua spinta nella mera transazione (io voglio amare una persona che non mi vuole, ma sono ricco perciò “la compro”, cioè ne compro l’amore), perché così rimarremmo nel campo del mercimonio dell’altro Marx; ma fa in modo, in quanto vigoroso convertitore, che io sia anche riamato.

Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l’effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro. Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura ventiquattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore. Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto. Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti?

Ne Il secondo sesso, Simone de Beauvoir scrisse: «Come nell’intimità egli [il marito] la vuole nello stesso tempo fredda e appassionata, così pretende che sia completamente sua, ma senza peso; le chiede di fissarlo sulla terra e di lasciarlo libero, di assicurare la ripetizione monotona delle giornate e di non annoiarlo», e riporta le parole di D. H. Lawrence secondo cui l’amore sessuale è destinato a fallire «se consiste in uno sforzo reciproco di completarsi l’uno attraverso l’altro» perché presuppone una mutilazione, come tutte le annessioni. Bisognerebbe che fosse, dice, una «comunione di due esistenze autonome», e per fare una comunione di entità eterogenee, di soggetti diversi con diversi interessi, ci vuole l’economia.

Per questo l’analisi di Marx (Karl) è la migliore, perché, non essendo un poeta, non esclude l’elemento economico, caratterizzato dalla disparità, nel discorso amoroso, ma lo massimalizza come condizione. Leggete quanto le parole sotto, dopo la prima apparenza di elogio della reciprocità, siano invece caricate della forza che fa di ogni individuo impegnato nelle cose d’amore un concentrato di volontà, di spinta a crearsi da sé le proprie condizioni di reciprocità, che nella consapevolezza dell’assenza di diritti (e contemplando anche l’ipotesi dell’infelicità) realizza la meccanica della corrispondenza d’amore.

Se presupponi l’uomo come uomo e il suo rapporto col mondo come un rapporto umano, potrai scambiare amore soltanto con amore, fiducia solo con fiducia, ecc. Se vuoi godere dell’arte, devi essere un uomo artisticamente educato; se vuoi esercitare qualche influsso sugli altri uomini, devi essere un uomo che agisce sugli altri uomini stimolandoli e sollecitandoli realmente. Ognuno dei tuoi rapporti con l’uomo, e con la natura, dev’essere una manifestazione determinata e corrispondente all’oggetto della tua volontà, della tua vita individuale nella sua realtà. Se tu ami senza suscitare una amorosa corrispondenza, cioè se il tuo amore come amore non produce una corrispondenza d’amore, se nella tua manifestazione vitale di uomo amante non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è un’infelicità.

Ti potrebbe piacere anche

I più letti