ISIS. Lo stato del Terrore: l'incipit è in chiave Global Policy
Ufficio Stampa - Feltrinelli
ISIS. Lo stato del Terrore: l'incipit è in chiave Global Policy
Cultura

ISIS. Lo stato del Terrore: l'incipit è in chiave Global Policy

Chi sono e cosa vogliono le milizie Islamiche che minacciano il mondo. Recensione al lavoro di Loretta Napoleoni edito da Feltrinelli

Dimenticate al Quaeda, che aleggiava senza una vera e propria potenza militare, capace solo di colpi isolati e di scarso valore geopolitico. ISIS (conosciuto anche come Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siriasegretario Generale del califfato islamico), una nuova minaccia arrivata a meno di cento kilometri dalla capitale irachena (Baghdad) punta a un ambiziosissimo obiettivo; far nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio stato del terrore (definisce se stesso come “stato” e non come “gruppo”), con un suo territorio, una sua economia e un’enorme forza di attrazione per i fondamentalisti di tutto il mondo. A questa breve ma coincisa affermazione, risponde l’economista, analista politica e blogger de il Fatto quotidiano Loretta Napoleoni , esperta di finanziamento di gruppi terroristici e  riciclaggio di denaro.

ISIS lo Stato del Terrore edito da Feltrinelli va oltre le decapitazioni dei prigionieri (l’ultima del giapponese Haruna Yukawa), la pulizia etnica e dell’applicazione integralista della sharia. Molto di quello che già conosciamo, lo sappiamo attraverso i media dell’IS (o anche ISIS), ma non è la prima volta che in Occidente si sente parlare di questa sigla di quattro lettere: da più di due anni, combatte nella guerra civile siriana contro il presidente sciita Bashar al Assad, e da circa un anno ha cominciato a combattere non solo le forze governative siriane ma anche i ribelli più moderati, creando di fatto un secondo fronte di guerra non più solo contemporaneo.

L’analisi interculturale e sociopolitica proposta dalla Napoleoni, racchiude al suo interno un pensiero, che pagina dopo pagina, si costruisce attraverso lo studio di antagonismi coloniali provocati dalle grandi scoperte del passato (dimostrerebbe a mio parere una rivalità contro la cultura franco – britannica) e teorie strategiche, come quella di Mahan sul Sea Power( il termine Medio Oriente è stato coniato da quest’ultimo) o come Antoine Henry Jomini, svizzero, le cui idee viste con il prisma del XX secolo apparvero ridicole, ma che oggi per capire e analizzare tale fenomeno, appaiono lineari, come le due lignes d’operations dimostrate dallo stratega ( linee territoriali e linee di manovra).

Come in Arte della Guerra, il principale obiettivo dello Stato Islamico è rappresentare e soprattutto avvantaggiare il momento creativo della strategia, come visione d’insieme e progetto unitario, ma anche come capacità di decifrazione della strategia avversaria partendo da pochi elementi. La globalizzazione economica, è inoltre il nuovo terreno ideale di applicazione dei principi dell’ ISIS, ispirati da Sun Tzǔ ( autore dell'arte della guerra) il cui successo è dovuto alla comunicazione, terreno anche per quella indiretta, dove le armi che si confrontano sono quelle dell’informazione.

I due libri (Arte della Guerra e ISIS lo Stato del Terrore) formano un testo strategico, che pone in primo piano il fattore Umano, e si danno tre tipi di lettura; Sinologico, Militare e Politico.

L’ incipit è in chiave Global Policy, perché sottolinea come la decisione di muovere guerra ( come attività più importante dello Stato, ponderata e analizzata ma soprattutto psicologica) sia la più importante nella vita di uno stato confessionale (che a molti può ricordare il capitolo del Genio Guerriero di Clausewitz) nella loro antica terra, “rioccupata in tempi moderni” in nome del Califfato.

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