Jackson Pollock e gli Irascibili in mostra a Milano

Dal Whitney Museum di New York, 49 capolavori che hanno fatto la storia

Jackson Pollock, "Number17/Fireworks", 1950, Whitney Museum di New York (Ufficio stampa)

Micol De Pas

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L'arte contemporanea inizia con un atto di protesta. Come era già accaduto per gli impressionisti, un gruppo di artisti che aveva mosso i primi passi verso un linguaggio pittorico innovativo, decisamente affrancato dal passato e rivolto verso l'espressionismo astratto, protestao per la sua esclusione da una grande mostra al Metropolitan Museum di New York. Era il maggio del 1950. E i protagonisti dell'Action painting, autori della protesta, si guadagnarono il titolo di Irascibili.

Il gruppo era composto da nomi che poi la storia consacrerà a icone assolute, come Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Koonig, Robert Motherwell, Hans Hoffman, Mark Tobey, Franz Kline (e altri ancora). Sono loro che hanno stravolto la concezione della pittura, trasformando la tela in uno spazio per la libertà di pensiero e di azione dell'individuo-pittore. Dalla gestualità più irruente che si trasforma nella nuova tecnica della sgocciolatura o della pennellata ritmica a quella più contemplativa della stesura cromatica su campiture ampie e morbide, l'action painting dà voce a un mondo interiore, con tempi e spazi mai conosciuti prima.

E ora a Milano arrivano i capolavori di quel periodo nella mostra Pollock e gli Irascibili con 49 capolavori provenienti da Whitney Museum di New York, per inaugurare l'autunno americano, una serie di appuntamenti con la cultura statunitense.

In mostra alcune opere che hanno fatto la storia.

Protagonista indiscussa è l'opera Number27 di Jackson Pollock: una tela di circa tre metri di lunghezza, dipinta a olio, smalto e pittura d'alluminio. Realizzata nel 1950, è il manifesto creativo dell'artista americano.

Mahoning, un olio su carta dipinto da Franz Kline nel 1956 è un altro lavoro imprescindibile per capire le diverse sfaccettature delmovimento: poche pennellate decise ma morbide compongono sul foglio un mondo a geometria irregolare e in bianco e nero.

E poi la serie celeberrima delle grandi campiture di colore di Mark Rothko, sarà rappresentata dagli Untitled (Blue, Yellow, Green on Red).

Gli altri nomi sono meno conosciuti, ma altrettanto importanti a definire il movimento: Woman Accabonac di Willem de Koonig, con un figurativismo onirico e appena accennato o il paesaggio quasi calligrafico di David Smith in Hudson River Landscape accanto alle geometrie di Barnett Newman fino alle figure morbide di William Baziotes.

A completare la mostra, anche un dato di costume. Nel 1951 la rivista Life pubblicò una foto emblematica, scattata da Nina Leen: ritraeva 15 dei 18 irascibili vestiti da banchieri. «Nell'album fotografico della storia dell'arte», scrive Luca Beatrice, curatore della mostra milanese insieme a Carter E. Foster, «quello degli Irascibili è tra gli scatti più famosi. (...) E gli Irascibili, nonostante l'aspetto tutto sommato bonario, sono "tecnicamente" arrabbiati. Tanto da fare fronte comune, lavorare insieme, condividere successi ed eventuali difficoltà in maniera compatta».

Uno spaccato di storia, da vedere.

Pollock e gli Irascibili, a cura di Carter E. Foster e Luca Beatrice

Palazzo Reale di Milano, fino al 16 febbraio

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