Abbasso l’ironia. Anzi no
Abbasso l’ironia. Anzi no
Cultura

Abbasso l’ironia. Anzi no

È possibile fare l’incontro con la quintessenza dell’ironia con un metodo semplice: mettersi a sfogliare l’agenda dell’anno scorso, testimone di importantissimi appuntamenti e di grandissimi affanni, tutti defunti. Benché amara, è un tipo di ironia che si può esercitare senza …Leggi tutto

È possibile fare l’incontro con la quintessenza dell’ironia con un metodo semplice: mettersi a sfogliare l’agenda dell’anno scorso, testimone di importantissimi appuntamenti e di grandissimi affanni, tutti defunti. Benché amara, è un tipo di ironia che si può esercitare senza scomodare i classici, in cui, come si sa, la comica nullità delle faccende umane è sempre connessa al tragico. Eracle, si legge ne L’ironia di Vladimir Jankélévitch, scoppia a ridere quando nell’Ade si mette a ricordare le fatiche terrene.

Le cose, però, prendono spesso quando le viviamo un volto terrificante, enorme. Assumono a volte la maiuscola, le Cose.

Non a caso la più perfetta inventiva contro l’ironia è quella di Rainer Maria Rilke, che nei consigli al giovane poeta gli raccomandava di evitarla per giungere all’essenza:

«Non lasciare che l’ironia ti domini, specialmente nei momenti non creativi. Quando sei pienamente creativo, cerca di farne uso, come uno dei tanti modi di afferrare la vita. se usata con purezza, anche lei è pura, e non bisogna vergognarsene; ma se senti di familiarizzare troppo con essa, se ti impaurisce la crescente familiarità, allora rivolgiti a oggetti grandi e seri, di fronte ai quali l’ironia diventa piccola e futile. Cerca all’interno delle Cose: lì, l’ironia non scende mai, e quando arrivi ai bordi di ciò che è grande, indaga se questo modo di percepire il mondo sorge da una necessità del tuo essere».

L’abuso di infiniti non è casuale. L’ironico è per definizione allergico alle essenze; percorre le vie laterali, esercita la finezza indulgente; evitando la irrisione e la sciocca canzonatura, neutralizza la tromboneria del prepotente, dello spaccone, fosse pure l’Essere in persona. La serietà è totalità, l’ironia è parzialità. L’ironia è scettica, ma al contrario del cinismo è lucida e gaia

Ricordo un pezzo bellissimo di Alessandro Bergonzoni dal titolo Abbasso l’ironia Viva la fantasia in cui pregava coloro che ogni giorno scrivono sui giornali di non adoperare una ironia deresponsabilizzante e nichilista: «Il mio problema è che l’ironia è diventata una siepe dove dietro uno fa le porcate».

Il problema per Bergonzoni era contestuale:

«Forse Manzoni, Pirandello avevano necessità di svecchiare, d’abbassare il tono per arrivare al volgo perché c’era un’accademicità, una cultura, una profondità, una possenza esagerata. Qui il problema è opposto: senza far nomi, se Severgnini continua a far delle rubriche, non si va avanti. Ho bisogno di far dei nomi, la terza pagina del Corriere tratta delle persone che viaggiano. Io vi domando, dopo vent’anni di Fantozzi, ci serve ancora qualcuno che ci dice come siamo fuori dall’Italia – Mister spaghetti pizza telefonini? Io ho paura, credo che bisognerebbe iniziare a pensare a un terrorismo culturale, abbandonando il terrorismo politico e guerrafondaio. Andare a cercare certa gente e dirgli: sei un ironico? Dormi preoccupato, teso, perché ti veniamo a prendere. È un momento difficile».

A ben vedere la forza del pezzo di Bergonzoni è proprio nella sua contraddizione interna, essendo un pezzo molto ironico. Ma è vero: nella rarefazione di qualsiasi senso si sente il desiderio reattivo di appesantire. Ma forse è proprio questo il punto: e perché reagire? Se l’ironia sconfigge l’Assoluto non si vede perché non possa sorpassare il contesto. Che il contesto si arrangi da sé!

E questo di adesso, nostro, non è nemmeno il peggiore. Ricorda Christopher Hitchens in Consigli a un giovane ribelle un episodio (in realtà, ahinoi, mai accaduto) che riguardava Freud (che ne Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio faceva l’esempio del marito che annuncia alla moglie «Se uno di noi due muore, mi trasferisco a Parigi»). Insomma, la leggenda dice che quando Freud rimase intrappolato a Vienna durante l’Anschluss, chiese ai nazisti un salvacondotto per lasciare la città. Quelli glielo garantirono a patto che firmasse la dichiarazione di essere stato trattato bene. Freud firmò, e aggiunse di sua mano la frase «Posso sinceramente raccomandare la Gestapo a chiunque».

Un altro esempio, stavolta vero, riguarda P. G. Wodehouse, catturato in Francia durante l’occupazione del 1940. I funzionari della propaganda di Goebbels gli chiesero di parlare da Radio Berlino, ed egli accettò. Cominciò così, dice Hitchens, la sua prima trasmissione:

«Spesso giovanotti in procinto di tuffarsi nella vita mi chiedono: “Come si diventa internati?”. Be’, ci sono vari modi. Il mio è stato quello di comprare una villa nella Francia del nord e di aspettare che rrivasse l’esercito tedesco. Questo è probabilmente il piano più semplice. Tu compri la villa, e l’esercito tedesco fa il resto».

I nazisti, privi dell’organo dell’ironia, non capirono e anzi si congratularono con l’autore per questa pubblicità inaspettata.

Una pernacchia al contesto, e insieme una confutazione del pensiero di Rilke e alla sua idolatria delle Cose: schivando la pesantezza, suscitando la contraddizione, stimolando l’intellezione e distaccando chi la pratica dal proprio ego, a volte l’ironia scende anche in ciò che è enorme e spaventoso, e può annientarlo con la sua grandezza più luminosa.

 

 

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