Il giovane favoloso: Elio Germano appassionante Giacomo Leopardi a Venezia

Mario Martone porta al Lido un ritratto emozionante che cattura la grandezza e anche la dimensione umana di un poeta che travalica i secoli - Venezia 2014

Elio Germano a Venezia – Credits: Ansa/Ettore Ferrari

Simona Santoni

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"Nel 900 non ne resterà neanche la gobba", fu la disgraziata previsione del linguista e scrittore ottocentesco Niccolò Tommaseo sul suo coevo Giacomo Leopardi, che poco amava. Quanto si sbagliava e quanto è quasi comica quella frase oggi! Anno 2014 e alla Mostra del cinema di Venezia arriva in concorso Il giovane favoloso di Mario Martone, biografia sul magnifico poeta di Recanati: per chi lo ama è una vera e propria gioia, un lungo percorso emotivo, che a volte concede un pochino di stanchezza, ma che spesso inebria di emozioni e porta la commozione a fior di pelle. Forse perché il ragazzo marchigiano, nonostante il suo sommo italiano sia oggi in parte desueto, nonostante fosse cresciuto in una realtà di valori così lontana da noi, riesce a essere talmente contemporaneo e a colpire il cuore in maniera profonda. 

"C'è un dialogo con Leopardi: ogni volta che leggiamo le sue poesie e noi siamo diversi, anche gli stessi suoi versi sono diversi", racconta Elio Germano che lo interpreta ed è, una volta di più, "favoloso". Le poesie di Leopardi non sono uno sfondo letterario al racconto di Martone ma sono parte dell'azione del personaggio. E l'attore romano riesce a far sentire addosso a sé la genesi di ogni componimento, da L'infinito fino a La ginestra o il fiore del deserto.

La narrazione ci dà brevi ritagli anche dell'infanzia del poeta. Sin da allora è pressante il rigore paterno verso lo studio e forti sono le attese nei confronti di Giacomo. Crescendo iniziano a palesarsi i primi problemi di salute dovuti al celeberrimo "studio matto e disperatissimo". Se è tenero il rapporto con i fratelli minori Carlo (Edoardo Natoli) e Paolina (Isabella Ragonese), la madre (Raffaella Giordano) è invece dura e algida. Il padre, il conte Monaldo (un bravo Massimo Popolizio), è inflessibile nel costringere Giacomo a una vita rilegata alla ricca e preziosa biblioteca domestica e a trattenerlo a Recanati, che il ragazzo odia e avverte come "ostinata, nera, barbara, malinconica". Monaldo concede però anche momenti di amore e gesti affettuosi quasi materni, come quando affetta la carne a Giacomo visto che questi aveva difficoltà col coltello. Poi ecco che il racconto si riapre su Firenze, con Giacomo accanto al discusso Antonio Ranieri (Michele Riondino)... Al suo fianco lo vediamo con Fanny Targioni Tozzetti (Anna Mouglalis), poi a Roma, quindi a Napoli. La regia non crea troppe ambiguità da chiacchiericci sulla relazione tra Leopardi e Ranieri, per cui si è parlato anche di amore omosessuale. 

"Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura con Ippolita di Majo, ci siamo chiesti come affrontare lo straordinario giacimento di lettere di Giacomo. Abbiamo preso una decisione etica ed estetica: stare a quello che le carte raccontano", spiega Martone, già autore di L'amore molesto (1995) e Noi credevamo (2010). "Non ci siamo spostati dalle lettere di Leopardi e a Leopardi e dalle sue opere, non abbiamo sovrapposto interpretazioni. Abbiamo lasciato aperta la porta ai misteri, ma senza interpretazioni forzate. Leonardi secondo noi bastava da sé". Chapeau.

Infatti, nonostante a priori sia quasi blasfema e sgradevole l'idea di dar carne e voce all'anima e all'arte immensa di Leopardi, Il giovane favoloso riesce a farci sentire naturale e vero il ritratto animato da Germano. Merito anche di un lavoro di sceneggiatura non facile ma riuscito e potente.

"È stato un enorme regalo da parte di Mario farmi interpretare un personaggio del genere, enorme", dice Germano. "È il film per cui mi sono preparato di più. Io ho bisogno di frequentare l'ambiente del protagonista prima di girare. Ho avuto la fortuna di avere un'infinità di materiale, tant'è che è stato quasi un fastidio iniziare le riprese, tanto mi piaceva la fase di studio". E ancora: "È stato stimolante perché quasi mai ci si rapporta a personaggi di tale grandezza. L'unica cosa è pensare di essere un tramite, di essere una scrittura... un inchiostro". 

Ne Il giovane favoloso si osserva anche la quotidianità di Leopardi. È emozionante vederlo camminare per Recanati, la sua vera Recanati, leggere e scrivere nella sua abitazione oggi diventata casa-museo, mirare la campagna collinare al di là del monte Tabor (le ambientazioni marchigiane sono set reali e non ricostruite). Il ritaglio a Firenze è forse meno pulsante mentre è verace e appassionante quello a Napoli. Di Giacomo non vediamo solo l'ostinata pregnante infelicità ma anche i sorrisi: gli occhi ridenti dopo l'incontro con la bella vicina di casa (Gloria Ghergo), il commovente abbraccio con Pietro Giordani (Valerio Binasco), l'entusiasmo nel guardare una partita di pallone, l'allegria in una serata di bevute e racconti tra popolani partenopei... Martone riesce a evocare la grandezza di Leopardi ma fa respirare anche la sua dimensione umana.

Discreta e avvolgente, accompagna alcune scene la musica del compositore tedesco Sascha Ring. 

Assolutamente travolgente, invece, è l'anima di Giacomo, che si sente così vicino da non poter non chiamarlo per nome. "Bisognerebbe farsi pagare per ascoltare, visto che ormai scrivono tutti", afferma sarcastico e gioviale Leopardi/Germano. E ancora: "Il mio cervello non concepisce masse felici composte da individui infelici". Il vero? "Consiste nel dubbio". Queste vi sembrano le parole di un uomo dell'Ottocento o di qualcuno che travalica i secoli? 

Il giovane favoloso arriverà al cinema il 16 ottobre con 01 Distribution.

 
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