Nella lista degli allenatori certi di rimanere sulla stessa panchina anche nella prossima stagione ci sono solo due nomi: Cristian Chivu, fresco di scudetto e Coppa Italia con l’Inter, e Gian Piero Gasperini, uscito vincitore dallo scontro istituzionale tutto interno a Trigoria con Claudio Ranieri. Nessun altro. Il valzer delle panchine che scatta alla fine di questo campionato è così ampio e profondo da far immaginare di poter coinvolgere 7-8 tecnici delle squadre della parte sinistra della classifica e non necessariamente per risultati e obiettivi mancati.
E’ il caso, ad esempio, di Cesc Fabregas che ha raggiunto una storica qualificazione europea con il Como, ha detto che resterà a portare avanti il suo lavoro in riva al Lario ma così come accaduto nella scorsa primavera sarà oggetto delle attenzioni di tante big in giro per l’Europa. Possibilità di permanenza alte, ma non bisogna dare nulla per scontato. Come lui anche Kosta Runjaic che è legato all’Udinese da un contratto in scadenza nel giugno 2027 e che ha garantito essere già all’opera per pianificare la prossima stagione ma che i tifosi friulani vorrebbero legato da un accordo a più lunga scadenza.
Per tutti gli altri le possibilità di permanenza nei club dove hanno lavorato quest’anno sono variabili o nulla. Un intreccio che tiene dentro anche le vicende societarie e che si dipanerà rapidamente una volta che il pallone avrà smesso di rotolare, qualunque sia l’esito della volata per la Champions League.
Conte e il Napoli, addio senza rancori
La prima pedina che si muove è quella di Antonio Conte. Al di là della forma, nessun annuncio senza che sia De Laurentiis a farlo, il dado è tratto e il tecnico del quarto scudetto è pronto a salutare Napoli. Le parole dopo aver conquistato l’accesso all’Europa che conta sono state inequivocabili, così come la sensazione che non possa esserci convergenza sulle rispettive esigenze: quella del patron partenopeo è di alleggerire la pressione dei conti e aprire un nuovo ciclo, ringiovanendo la squadra, mentre il tecnico è abituato a instant team e gioca sempre per vincere. O, almeno, provarci.
I rumors napoletani parlano di un addio non al veleno, senza trattative per la buonuscita e di una scelta già presa da settimane. De Laurentiis, dunque, sta lavorando al futuro con due tracce che portano ad allenatori attualmente non liberi ma che potrebbero esserlo: Maurizio Sarri e Max Allegri. Sarri è rimasto un anno fa alla Lazio per spirito di sacrificio e amore per la piazza, la stagione è stata difficilissima e il ritorno a Napoli è una suggestione molto forte anche se non è detto che sia la decisione giusta da prendere perché spesso le seconde avventure sono peggio delle prime.

Allegri e i ribaltoni in casa Milan: chi va e chi resta?
La posizione di Max Allegri, invece, è un enigma che coinvolge anche il resto dell’organigramma del club rossonero. da Furlani in giù, nessuno è al riparo dalle valutazione di fine stagione che il proprietario Gerry Cardinale ha annunciato quando tutto sembrava perduto. La qualificazione alla Champions League fa scattare automaticamente un’estensione del contratto dal 2027 al 2028 ma Allegri vuole essere centrale nel prossimo progetto sportivo, non accetta gli equilibri di mercato di quest’anno, chiede giocatori di qualità ed esperienza e le tensioni interne che coinvolgono Ibrahimovic (a proposito, va cinque settimane negli Stati Uniti a fare il commentatore del Mondiale) hanno lasciato un segno.
Sia lui che Conte sono in corsa anche per la panchina della nazionale. Entrambi hanno un curriculum che non può non attirare Giovanni Malagò, in pole position per diventare presidente della Figc, ed entrambi vantano ottimi rapporti sia con lui che con la struttura federale. E’ una variabile che verrà sciolta prima della data del 22 giugno, quando a Roma ci sarà l’assemblea che eleggerà il successore di Gravina: chiunque sia il prescelto è evidente che i contatti saranno precedenti.
Spalletti e il peso del fallimento della Juventus
Last but not least, Luciano Spalletti su cui pesa il fallimento quasi certo nella rincorsa alla Champions League. E’ fresco di firma su un contratto fino al 2028, ha detto di volersi confrontare con John Elkann bypassando completamente la figura di Comolli, a sua volta in discussione per la disastrosa sessione di mercato della scorsa estate. Difficile leggere nei suoi umori. Ritiene che la sua stagione sulla panchina della Juventus, iniziata alla 10° giornata prendendo il posto di Tudor, sia stata “grande” e aveva disegnato un progetto che prevedeva grandi nomi per dare l’assalto alla Champions. Ora tutto torna in discussione.
A contorno le storie di Vincenzo Italiano e Raffaele Palladino, protagonisti di un’annata in chiaro scuro con Bologna e Atalanta. Il pass per la Conference League ed essere stata l’italiana più avanti di tutte in Europa ha salvato il bilancio dell’allenatore dei bergamaschi, azzoppato in campionato dalla situazione ereditata sostituendo Juric. Però nelle settimane finali le voci su valutazioni in corso si sono moltiplicate e si attende un annuncio ufficiale dei Percassi. Italiano è a caccia della grande occasione. Poteva essere il Napoli e non è detto che la porta si sia chiusa.
