Travolto dalla tempesta dei regolamenti di conti interni al club e con la squadra alla deriva, Gerry Cardinale ha scelto di uscire allo scoperto. Non poteva fare altrimenti, del resto, dopo che gli scontri tra dirigenti e con la parte tecnica erano diventati di pubblico dominio, dando una parziale spiegazione al crollo dei risultati nell’ultima parte del campionato, tanto verticale da mettere a rischio la qualificazione alla prossima Champions League con relativi ricavi.
La lunga intervista concessa a Corriere della Sera e Gazzetta dello Sport, dunque, risponde prima di tutto a questa esigenza: dare un segnale di presenza e di vicinanza all’azienda in un momento difficilissimo in cui servirebbe quella compattezza che è venuta meno. Cardinale non fa un appello generico al mondo Milan, anche se ai tifosi chiede di concentrarsi sulle prossime, decisiva, scadenze in campo, ma fa sentire la voce del padrone con l’obiettivo di trasmettere dentro e fuori Casa Milan e Milanello la sensazione che ogni atto, parola o comportamento non passeranno inosservati.
Che l’operazione, tardiva visto che i segnali di sgretolamento erano evidenti da almeno un mese, abbia successo o no lo diranno i risultati del Milan con il Genoa e il Cagliari: servono due vittorie per blindare la Champions League o anche meno se la Roma non dovesse fare filotto. In tempi normali non sarebbe nulla per cui perdere il sonno, in casa rossonera lo è diventato perché la squadra ormai da un po’ non reagisce a nessuno stimolo interno o esterno.
Cardinale, i messaggi lanciati dentro il mondo Milan
Il patron del fondo RedBird si è concentrato, però, anche su una serie di messaggi destinati a chi per conto suo gestisce l’azienda Milan. Il riferimento alla profonda delusione per il crollo dell’ultima parte di campionato (dal sogno scudetto all’incubo di mancare la Champions League), evocare il termine “fallimento” nel caso non si riuscisse a raddrizzare la situazione e l’ammissione che dalle valutazioni di fine anno non è escluso nessuno, sono moniti diretti a chi vive e lavora nella società.
“Tutti dovrebbero aspettarsi che ogni stagione, ma in particolare quelle in cui le prestazioni sono inferiori alle aspettative, tutto venga rivalutato e io rivaluterò tutti e tutto” ha detto, precisando poi che il ragionamento è ad ampio raggio e riguarda non solo “sostituire le persone”, ma anche “esaminare la struttura e l’organizzazione perché non siamo stati all’altezza”. Ecco perché nessuno è al riparo dall’esame estivo, nemmeno Giorgio Furlani contestato dai tifosi rossoneri che ne chiedono la testa e che nel lungo confronto con le due testate non viene mai difeso apertamente.
Non sarà sfuggito che l’unico nome fatto è quello dell’allenatore, Max Allegri. L’unico di cui si dice che è già stato protagonista di un confronto su presente e futuro, l’unico associato ai ragionamenti del numero uno di RedBird e non perché sia oggetto di una critica mirata.
Cardinale, cosa ha detto ai tifosi del Milan
Questo passaggio è chiave anche nella comunicazione con il popolo milanista. Cardinale non ha molti crediti da spendere, anzi: è inviso a tutti perché considerato il simbolo di una gestione che non ha come obiettivo primario la vittoria ma solo tenere in ordine i conti, generare profitti e costruire un’operazione finanziaria che garantisca un ritorno al fondo subentrato ad Elliott nel 2022.
Mettendo in discussione tutto e tutti, compreso l’uomo oggi meno apprezzato dalla tifoseria, è un segnale di apertura ed attenzione a quello che pulsa nel cuore di milioni di appassionati. Il tempo dirà se alle parole seguiranno i fatti. Lo stesso vale per la rivendicazione su cui Cardinale ha insistito più volte e cioè che “è assurdo pensare che interessi solo il denaro e non vincere”, con riferimento al resto della sua carriera professionale.
I fatti dicono che quando RedBird è sbarcata a Milano il Milan ha smesso di vincere. Anche in questo caso, solo gesti concreti potranno convincere i tifosi a cambiare idea. Cardinale, però, per la prima volta ha presentato un’autocritica in passato delegata ad altri. Non ha ripetuto il cliché già visto del manager made in Usa che tenta di spiegare al calcio italiano come si faccia a coniugare risultati e sostenibilità, come se fosse una ricetta nota soltanto a lui.
Ha detto con molta franchezza: “Non biasimo i tifosi per essere arrabbiati, sono arrabbiato anch’io. Sono appassionati quanto me. Ma proviamo a sostenere i nostri ragazzi, invece di buttarli giù. Io provo un senso di responsabilità enorme, quando non siamo all’altezza e vedo la reazione dei tifosi la prendo molto sul personale, sono sconvolto. Mi entra sottopelle e sento un enorme obbligo di sistemare le cose con un’urgenza che nessuno dovrebbe mettere in discussione. Mi sveglio ogni mattina con il desiderio di vincere e con un profondo senso di delusione e frustrazione quando non ci riusciamo”.
Se si sia trattato solo di un tentativo di prendere tempo o se nasconda una svolta sarà chiaro nelle prossime settimane, quando il Milan saprà qual è stata l’eredità di questa stagione di veleni, chi continuerà a farne parte e chi dovrà lasciare. E, soprattutto, quale linea di comando e pratica di gestione, rigorosamente separata tra parte economica e sportiva, diventerà la quotidianità a Casa Milan e Milanello.
