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Flottiglia pro Gaza fermata da Israele: tra gli attivisti anche la sorella del presidente irlandese

Flottiglia pro Gaza fermata da Israele: tra gli attivisti anche la sorella del presidente irlandese

Blitz della marina israeliana contro la Global Sumud Flotilla partita dalla Turchia verso Gaza. Fermati diversi attivisti internazionali, mentre alcune imbarcazioni riescono a dirigersi verso l’Egitto con a bordo anche il deputato M5S Dario Carotenuto.

Ieri le forze speciali israeliane hanno intercettato e preso il controllo di parte della Global Sumud Flotilla, il convoglio navale partito dalla Turchia con l’obiettivo dichiarato di raggiungere la Striscia di Gaza. L’operazione è avvenuta nelle acque al largo di Cipro e ha coinvolto decine di imbarcazioni con a bordo centinaia di attivisti filo-palestinesi e filo-Hamas provenienti da diversi Paesi. Secondo quanto emerso nelle ore successive al blitz, sarebbero dodici gli italiani fermati durante l’operazione dell’Idf, sui trentacinque connazionali presenti complessivamente nelle ventuno imbarcazioni che facevano parte della spedizione. Le immagini diffuse in diretta dagli organizzatori mostrano i militari israeliani salire sulle navi equipaggiati in assetto operativo mentre gli attivisti, indossando giubbotti di salvataggio, tengono le mani alzate in segno di resa. Un dettaglio che emerge dalle ricostruzioni riguarda il fatto che molti dei partecipanti avessero già preso parte in passato ad altre missioni analoghe dirette verso Gaza. In diversi casi si tratterebbe infatti di persone già presenti in precedenti flottiglie organizzate negli anni scorsi, segno di una rete ormai strutturata, finanziata e abituata a questo tipo di iniziative internazionali. Israele ha scelto di bloccare la flottiglia lontano dalle coste della Striscia, seguendo uno schema operativo già utilizzato in passato contro convogli marittimi diretti verso Gaza. Gli attivisti fermati sarebbero stati trasferiti su una nave impiegata come centro di detenzione temporaneo in mare prima del successivo trasferimento nel porto israeliano di Ashdod. Nonostante l’abbordaggio, alcune imbarcazioni hanno continuato a trasmettere immagini in diretta mentre l’operazione era ancora in corso.

Nei video pubblicati online si vedono diversi attivisti gettare i telefoni cellulari in mare pochi istanti prima dell’arrivo delle unità israeliane armate. Secondo le informazioni diffuse dagli organizzatori, alla missione avrebbero partecipato circa cinquanta barche e almeno cinquecento persone provenienti da numerosi Paesi, inclusa l’Italia. L’agenzia di stampa statale turca ha riferito che gli organizzatori della missione avrebbero perso i contatti con almeno ventitré imbarcazioni dopo l’intervento della marina israeliana. Secondo fonti della sicurezza di Gerusalemme, l’obiettivo iniziale dell’operazione non sarebbe stato quello di sequestrare l’intera flottiglia, ma concentrarsi sulle circa venti imbarcazioni considerate principali. L’idea, secondo la ricostruzione israeliana, era che le altre navi avrebbero invertito la rotta una volta compreso che il blitz dell’Idf era già in corso. Alcune imbarcazioni sarebbero comunque riuscite a evitare l’intercettazione israeliana e starebbero ora dirigendosi verso l’Egitto.

La decisione di deviare verso le coste egiziane sarebbe stata presa dagli organizzatori della Global Sumud Flotilla per consentire alle navi rimaste operative di riorganizzarsi in vista delle prossime iniziative. Tra le imbarcazioni dirette verso l’Egitto c’è anche quella sulla quale si trova il deputato del Movimento 5 Stelle Dario Carotenuto, unico rappresentante politico italiano presente nella spedizione. Il parlamentare italiano non sarebbe stato intercettato durante il blitz israeliano e sta proseguendo la navigazione verso l’Egitto insieme ad altre imbarcazioni che sono riuscite a sottrarsi al blocco imposto dalla marina israeliana. Tra le persone intercettate dai commando israeliani figurerebbe inoltre Margaret Connolly, medico irlandese e sorella del presidente irlandese Catherine Connolly. Secondo quanto riferito dagli organizzatori della missione, la donna si trovava a bordo insieme ad altri sette cittadini irlandesi fermati durante l’operazione della marina israeliana. Dopo un incontro con re Carlo III del Regno Unito, il presidente irlandese ha dichiarato ai giornalisti di essere «molto orgoglioso di mia sorella, ma anche molto preoccupato per lei», come riportato da Politico. Connolly, eletto lo scorso anno, è considerato un esponente della sinistra radicale e in passato ha definito Israele uno «stato terrorista».

Gli organizzatori della flottiglia hanno accusato Israele di aver «rapito illegalmente» Margaret Connolly e gli altri attivisti fermati durante il blitz in mare. Sui social network sono stati pubblicati diversi filmati registrati poco prima dell’abbordaggio, nei quali compaiono Connolly e altri partecipanti alla missione. In uno dei video diffusi online, la donna dichiara: «Se state guardando questo video significa che sono stata rapita dalla mia imbarcazione della flottiglia dalle forze di occupazione israeliane». Una portavoce della flottiglia, intervistata dall’emittente qatariota Al-Araby, ha confermato che gli organizzatori hanno perso i collegamenti con gran parte delle imbarcazioni fermate. «Ci aspettavamo che Israele intervenisse per impedire alla flottiglia di raggiungere Gaza», ha dichiarato, accusando lo Stato ebraico di «violazione del diritto marittimo internazionale» e di «pirateria contro navi civili».

Prima dell’operazione, il Ministero degli Esteri israeliano aveva definito la missione una «provocazione politica» più che una reale iniziativa umanitaria. Secondo Israele, il convoglio avrebbe avuto soprattutto l’obiettivo di sostenere Hamas sul piano mediatico e politico. Nel comunicato diffuso da Tel Aviv venivano inoltre citati i gruppi turchi Mavi Marmara e IHH, quest’ultimo considerato da Israele un’organizzazione terroristica.Le autorità israeliane hanno ribadito che non verranno consentite violazioni del blocco navale imposto alla Striscia di Gaza e avevano già avvertito del rischio di tensioni durante gli abbordaggi. Israele avrebbe inoltre tentato, senza successo, di fermare la missione attraverso pressioni diplomatiche esercitate sulla Turchia. Nelle settimane precedenti la marina israeliana aveva già bloccato un’altra flottiglia vicino a Creta e, secondo fonti della sicurezza, questa volta gli attivisti fermati potrebbero restare detenuti per un periodo più lungo.

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