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Inchieste

La crisi è mobile

Il settore dell’arredamento si era ripreso bene nel 2021, ma ora la guerra in Ucraina e il caro bollette minano la crescita. E l’incertezza blocca anche gli acquisti nel nostro Paese.


In questa situazione di incertezza, con i beni di prima necessità che aumentano ogni giorno, le persone che rinunciano agli spostamenti in auto, pensate davvero che qualcuno voglia cambiare l’arredamento, rifare il salotto, comprare un divano? Il problema non è solo il blocco delle commesse con la Russia, ma il panico che si sta scatenando nel nostro Paese, di cui nessuno parla. Non vendiamo più a Mosca o a Kiev, ma non vendiamo nemmeno in Italia.

E intanto i prezzi di energia e trasporti vanno alle stelle. Non so quanto a lungo potremo resistere. Già produrre in Italia comporta un costo impegnativo e se ci si mette anche il caro gas, saltiamo». Barbara Villari, imprenditrice veneta, un’azienda di mobili di alta gamma, è un fiume in piena. Dopo i due anni difficili della pandemia, segnati dal rallentamento della produzione, il settore si stava riprendendo e le stime indicavano un importante segno positivo per il 2022.

Il conflitto ucraino ha rimesso tutto in discussione. Nessuno si azzarda a fare previsioni. Perché, spiega Villari, il tema non è solo lo stop delle commesse nei luoghi della guerra, ma l’impatto che questa sta avendo sull’economia europea. «Stiamo intensificando l’offerta nei Paesi arabi e in Cina che adorano l’arredamento made in Italy, ma non si può puntare solo su un paio di mercati e rallentare nella Ue, per non parlare dell’Italia». E aggiunge: «Le persone sono spaventate, temono un ritorno agli anni Settanta della grande crisi petrolifera. I miei agenti mi chiamano sconsolati. Chi aveva avviato un ordine si ferma, rinvia. C’è un clima di attesa, ma nel frattempo noi moriamo».

Secondo il Centro studi di FederlegnoArredo sono a rischio commesse per oltre 450 milioni di euro. Eppure il 2021 si è chiuso con un fatturato del sistema arredo e illuminazione in crescita dell’11% rispetto al 2019 (oltre 26 miliardi di euro contro 23,5 miliardi pre Covid) e con un aumento dell’export del 20,9% sul 2020, superando i livelli del 2019 con una variazione del +9,4%. Le esportazioni pesano per oltre il 37% sull’intero settore. Se poi si guarda al mercato italiano, lo scorso anno c’era stato un incremento delle vendite del 12,8% rispetto al 2019 e del 23,7 sul 2020.

Come si vede, le performance sono superiori non solo al periodo della pandemia ma anche all’anno precedente. Molto hanno influito le agevolazioni fiscali e la centralità che ha assunto la casa nella vita degli italiani durante la pandemia. Tutto quindi lasciava prevedere un 2022 ancora migliore.

«La guerra è stata una doccia gelata. Il caro energia, la penuria delle materie prime, i costi dei trasporti hanno spazzato via le stime positive con le quali avevamo avviato il 2022. Siamo di fronte a un mix che può davvero mettere il freno a mano alla ripresa del settore» afferma il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin. «Alcune lavorazioni del legno su cui l’incidenza del caro energia è molto impattante, sono state costrette a rivedere i listini o a fermare la produzione per non lavorare in perdita. Chi ha potuto, ha fatto ricorso all’autoproduzione energetica. Per tutti c’è una pesante riduzione della marginalità».

Una situazione che si farà sentire anche sul consumatore finale. «Finora abbiamo messo in campo tutte le strategie per evitare i rincari» dice Feltrin «ma se non cambieranno velocemente le condizioni esterne, non avremo altra scelta che aumentare i prezzi al pubblico. Per il 2022 stimiamo rincari dal 10 al 15% anche se siamo consapevoli del rischio di raffreddare la domanda».

Il mobile rappresenta la quinta voce delle esportazioni del made in Italy in Russia. Nei primi 11 mesi del 2021 le vendite della filiera arredamento e illuminazione sul mercato russo e ucraino hanno raggiunto i 410 milioni di euro, in calo di circa il 6% rispetto allo stesso periodo del 2019. Un’incidenza tutto sommato marginale, se si considera che il fatturato alla produzione ha superato nel 2021, i 26 miliardi di euro. «Ma per le aziende che hanno il principale sbocco in queste regioni, la crisi è mortale» avverte Feltrin. È vero che la Russia ha smesso di essere un Eden già dal 2013, a causa dell’introduzione delle sanzioni economiche contro Mosca e della conseguente crisi del rublo e dell’economia, tuttavia rimane un mercato importante come i Paesi ex Urss. L’Ucraina lo scorso anno ha acquistato mobili italiani per oltre 100 milioni di euro, il 31,6% in più dello stesso periodo 2019.

C’è anche un altro aspetto di questa crisi bellica da non sottovalutare. «Il blocco dei conti correnti penalizza anche i russi che vivono all’estero e che non riescono a saldare gli ordini. Alcuni si stanno facendo prestare soldi da business partner di altre nazionalità, ma è difficile. Le nuove commesse sono ferme e su quelle in produzione c’è un grande punto interrogativo. Chi produce non sa se andare avanti o fermarsi» racconta Andrea Turri, titolare dell’omonima azienda, a Carugo, in provincia di Como. Oltre il 90% della sua produzione va all’estero e la Russia pesa per il 30%. «Stiamo cercando di intensificare i rapporti con altri mercati, soprattutto con Cina e Paesi arabi dove siamo già ben posizionati, e di rafforzarci in Europa. Ma il problema non è solo la guerra. La nostra bolletta energetica è triplicata. Finora i rincari ce li siamo assobiti da soli, a breve saremo costretti ad aumentare il prodotto finale del 5-10%. Non sarà sufficiente, però spingerci oltre è impossibile perché rischiamo di perdere clienti».

Alcune linee di produzione, particolarmente energivore, stanno valutando la chiusura temporanea degli impianti. «È la situazione di chi realizza pannelli perché» riferisce Feltrin, «la vendita del prodotto non copre i costi dell’energia». Altro problema che penalizza il settore è l’approvvigionamento del legno. Il presidente di FederlegnoArredo tratteggia uno scenario critico: «Da Ucraina, Russia e Bielorussia viene il 5,3% di tronchi, pannelli e segati che valgono 468.948 metri cubi sui circa 9 milioni totali che arrivano in Italia da tutto il mondo. La Russia è il principale produttore mondiale di betulla, con cui si realizzano parquet e imballaggi industriali, e il primo fornitore dell’Italia. Le importazioni sono bloccate e le aziende italiane hanno scorte solo per uno-due mesi. In tempi di pace avevamo chiesto a Bruxelles di non vendere legno fuori dalla Ue, di tenerlo per il fabbisogno europeo ma non abbiamo mai avuto un risposta. Intanto la Cina ne importa in grandi quantità e, dato che lo paga qualsiasi cifra, spinge il mercato al rialzo. Le nostre aziende non riescono a evadere gli ordini per mancanza di materia prima e al tempo stesso sono soffocate dal caro energia».

Una prima verifica dell’impatto del conflitto sul settore si avrà al Salone del Mobile, dal 7 al 12 giugno a Milano, che quest’anno compie 60 anni e torna dopo due anni di pandemia al formato tradizionale. È l’evento più importante per i buyer di tutto il mondo. Il pubblico russo vale l’1,7% delle presenze. Sarà l’edizione del coraggio, è stato detto alla presentazione, e di coraggio ce ne vorrà molto per superare l’effetto della guerra.

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