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Ma Zoom ci controlla?

La Rubrica - The Lob

Aperitivo su Zoom, cena a due su Zoom, riunione di lavoro su Zoom, festa di compleanno su Zoom. Chiusi in casa, ci siamo ripresi così un po' di quella libertà grazie a diverse piattaforme digitali, la più gettonata delle quali è stata quella per videoconferenze creata da Eric Yuan. Ci piace, Zoom. Talmente tanto che ora fa quasi male, leggere di suoi presunti atti poco tolleranti.

La Rubrica «The Lob»

Aperitivo su Zoom, cena a due su Zoom, riunione di lavoro su Zoom, festa di compleanno su Zoom. Chiusi in casa, ci siamo ripresi così un po' di quella libertà grazie a diverse piattaforme digitali, la più gettonata delle quali è stata quella per videoconferenze creata da Eric Yuan. Ci piace, Zoom. Talmente tanto che ora fa quasi male, leggere di suoi presunti atti poco tolleranti.

Succede che c'è un panel virtuale organizzato dall'università di San Francisco: tra gli ospiti, la militante palestinese Leila Khaled, membra del Fronte Popolare di Liberazione palestinese, nota soprattutto per aver preso parte a due dirottamenti aerei nel 1960 e 1970. Zoom cancella l'evento che subito dopo verra oscurato anche su Facebook YouTube. «Zoom si impegna a supportare lo scambio aperto di idee e conversazioni, fatte salve alcune limitazioni contenute nei nostri Termini di servizio, comprese quelle relative alla conformità degli utenti con le leggi statunitensi in materia di controllo delle esportazioni, sanzioni e antiterrorismo», dichiara la piattaforma sottolineando come gli Stati Uniti abbiano inserito il Fronte Popolare di Liberazione Palestinese all'interno dei gruppi terroristici. «Abbiamo quindi stabilito che l'incontro viola i nostri Termini di servizio».

Giustificazione sufficiente? Chissà. Di sicuro, ad alleggerire la posizione di Zoom non aiuta quello che succede poco dopo. Per il 23 ottobre alcuni ricercatori e accademici di alcune università statunitensi, canadesi e inglesi, organizzano una serie di eventi su Zoom per discutere assieme proprio… della censura di Zoom, visto l'episodio di qualche giorno prima. Peccato che, a detta degli organizzatori, Zoom cancelli pure quelli. Adam Saeed, studente dell'Università di Leeds e organizzatore dell'evento virtuale, ha raccontato a BuzzFeed News che l'azienda ha cancellato l'evento e disabilitato il suo account senza spiegazione. Ha contattato il servizio assistenza, senza però riuscire a parlare con nessuno.

Un episodio simile si era già verificato lo scorso giugno. Ad essere colpiti erano stati però in quell'occasione alcuni account di attivisti cinesi che avevano organizzato per il 31 maggio un evento per ricordare i fatti di piazza Tienanmen. Era il 4 giugno 1989, quando il governo cinese represse con la violenza dei carri armati le manifestazioni di studenti e lavoratori. Una strage che colpì migliaia di persone. Oltre a censurare le commemorazioni, Zoom ha sospeso gli account di due attivisti dell'organizzazione Humanitarian China, tra cui il presidente Zhou Fengsuo, che ha denunciato la chiusura dell'account del gruppo.

Per tutta risposta, Zoom ha sottolineato di doversi adeguare alle leggi dei Paesi in cui opera. «Quando si tiene un evento che coinvolge più Paesi, i partecipanti di questi stati devono rispettare le normative locali», ha spiegato un portavoce della piattaforma. Nello stesso periodo ha denunciato la sospensione di una conferenza anche il politico e attivista di Hong Kong, Lee Cheuk-yan. «Non abbiamo il potere di modificare le leggi dei governi contrarie alla libertà di espressione», ha aggiunto il portavoce. «Tuttavia Zoom si impegna a modificare i propri processi per proteggere ulteriormente gli utenti da coloro che desiderano bloccare le loro comunicazioni». Ed è quello che auspica l'organizzazione internazionale Amnesty International, che ribadisce come Zoom debba «rispettare i diritti umani e non diventare un mezzo del potente sistema di censura cinese».

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