Calcio

Razzismo e curve chiuse: questa volta io sto con Lotito

La tolleranza zero e una norma (nuova) sbagliata che consegna i club nelle mani degli ultras

La notizia prima di tutto: la Lazio ha presentato ricorso contro la chiusura per una giornata della Curva Nord causa ululati e insulti razzisti verso i giocatori di colore della Juventus nella notte della Supercoppa. Il club punta alla sospensione del provvedimento in modo da non dover iniziare la stagione con lo sfregio di uno stadio mutilato per razzismo e, in secondo luogo, spera di riuscire a cancellare la pena. Difficile, quasi impossibile. La squalifica è il prodotto delle nuove norme Uefa e Figc contro le discriminazioni razziali da stadio e i margini per una revisione sono quasi nulli.

E' del tutto evidente che la Lazio avrebbe potuto risparmiarsi il ricorso facendo così il bel gesto di dissociarsi in maniera netta dal comportamento delle centinaia (migliaia?) di idioti che hanno macchiato la festa dell'Olimpico. Avrebbe raccolto il plauso convinto di tutti, benpensanti in prima fila, ma questa volta Lotito va appoggiato anche e soprattutto nella sua battaglia per cancellare questa squalifica. Ha ragione lui. Cosa può fare una società per evitarsi il danno derivato dalla stupidità dei suoi ultras? Come può Lotito combattere la sua guerra con le frange estremiste della Curva Nord cui ha dichiarato guerra (ricambiato) nel momento del suo sbarco a Formello?

Ha ragione Lotito (e va appoggiato) perché le nuove norme sono di una tale rigidità da risultare quasi stupide. Hanno cancellato qualsiasi gradualità della pena sottraendo ai club gli unici strumenti a disposizione per tentare di prevenire e combattere il razzismo da stadio. Perché la Curva Nord è stata squalificata subito? Fino allo scorso 5 agosto i fatti (disgustosi, sia chiaro) dell'Olimpico sarebbero stati puniti con una forte multa e la diffida. Nella passata stagione è accaduto a tante società con progressivo inasprimento fino alla squalifica della Curva Sud della Roma per una giornata causa cori contro Balotelli.

Adesso, invece, non esiste più gradualità. La Figc ha cancellato tutto il sistema di esimenti che consentiva alle società di limitare i danni se attive nella prevenzione e repressione degli episodi. Ora il Codice di giustizia sportiva (articolo 11) prevede "in caso di prima violazione" la "sanzione minima di cui all'articolo 18 comma1 lettera e" che significa in soldoni "obbligo di disputare una o più gare con uno o più settori privi di spettatori". Succede ancora? Multa di 50.000 euro più "obbligo di disputare una o più gare a porte chiuse". Gli ultras non smettono? Si può arrivare alle squalifiche dello stadio fino a due anni o anche alla sconfitta a tavolino, penalizzazione, retrocessione o esclusione dai campionati.

Noi siamo con Lotito, perché il potere nelle mani delle frange ultras è immenso. La regola così scritta è stupida: le società non hanno difesa e sono esposte a qualsiasi genere di ricatto dei capibastone che governano le curve. Cosa dovrebbe fare Lotito se adesso gli fosse presentata da parte degli ultras la proposta indecente: 'Lei paghi e noi garantiamo niente razzismo, altrimenti...'? Non è fantascienza. Chiedere alla Procura di Milano che ha indagato sui rapporti tra Galliani e la Sud di San Siro e alle inchieste di altre piazze italiane.

Cosa succederà in questa stagione? Quante partite a curve chiuse o stadio deserto? Avrà il coraggio la giustizia sportiva di andare fino in fondo anche quando si tratterà di cominciare a togliere punti in classifica falsando l'andamento del campionato? Sarà garantita uniformità di attenzione in tutti gli stadi o, come ha spiegato il Viminale, ci sono stadi più attrezzati e altri meno per l'identificazione e la repressione dei comportamenti non leciti? Domande non banali e che attendono risposta perché la stagione si annuncia bollente da questo punto di vista e non solo a Roma. Basta scorrere l'elenco delle sanzioni degli ultimi mesi.

La tolleranza zero va bene, ma questa volta il fine è tradito dal mezzo. Lotito ha fatto benissimo a presentare ricorso e i benpensanti da divano e tv accesa si mettano l'animo in pace. Non è così che si combatte il razzismo da stadio, fenomeno disgustoso che va sradicato partendo, ad esempio, dalla piena applicazione delle prime leggi conto la violenza negli impianti che vietavano l'esistenza di settori con posti non numerati e non identificabili. Si è andati avanti con le curve vecchia maniera anche laddove, come allo Juventus Stadium, è arrivato lo stadio di proprietà. Si cominci da lì, senza consegnare però le società nelle mani degli ultras.

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