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Il discorso di capodanno di Kim Jong-un: la Corea del Nord vuole la pace con il Sud

In un messaggio televisivo il dittatore nordcoreano parla di riconciliazione, riunificazione e sviluppo economico

Kim Jong-un durante il discorso in TV – Credits: EPA/KCNA

"È importante mettere fine al confronto tra nord e sud per superare la divisione del paese e raggiungere la sua riunificazione. Il passato delle relazioni tra le due Coree insegna che il confronto non conduce ad altro che alla guerra. [...] Se vogliamo essere riconosciuti come una grande potenza comunista, non possiamo fare altro che impegnarci a diventare un paese forte e stabile sul piano economico. Ecco perché nella costruzione di un gigante economico dobbiamo mettere la stessa energia e lo stesso coraggio investiti nella conquista dello spazio". Sono questi i passaggi più importanti del discorso a sorpresa pronunciato niente meno che dal dittatore nordcoreano Kim Jong-un, trasmesso ieri in diretta dalla televisione di stato.

Era da 19 anni, vale a dire dalla morte del Presidente Eterno Kim Il-sung che i leader del paese più chiuso del mondo non utilizzavano i media per inviare alla popolazione un messaggio in occasione dell'inizio di un nuovo anno. E non è una sorpresa che sia stato proprio Kim Jong-un a riprendere una tradizione tanto cara a suo nonno. Da cui ha già copiato slogan di propaganda e abitudini alimentari, e per assomigliare al quale si è già sottoposto a un paio di interventi di chirurgia plastica.

A sorprendere è però il contenuto di questo messaggio, e ancora di più il momento in cui è stato mandato in onda. Cerchiamo di capire il perché.

Sappiamo tutti che poiché le due Coree non hanno mai firmato un trattato di pace che potesse chiudere in maniera definitiva il conflitto che le ha viste protagoniste dal 1950 al 1953, i due paesi sono tecnicamente ancora in guerra. Qualcuno ricorderà poi che l'inno personale del Grande Successore si intiola "Verso la Vittoria Finale", un'evidente metafora della "auspicabilmente prossima" riunificazione col Sud, tema cui Kim Jong-un ha dedicato anche il suo primo discorso da leader.

Sulla base di queste premesse, e ricordando che il testo della nuova canzone è solitamente accompagnato da un video di immagini prevalentemente militari il cui secondo fine dovrebbe essere quello di di ribadire l'intenzione del giovane dittatore di sostenere con la stessa determinazione del padre e del nonno "l'animo rivoluzionario" della Corea del Nord, verrebbe da chiedersi se con il discorso di capodanno Kim Jong-un abbia lanciato un reale messaggio di pace oppure no...

Per capirlo, dobbiamo considerare anzitutto l'impatto del successo dell'ultimo test missilistico ordinato proprio dal Grande Successore, grazie al quale quest'ultimo è riuscito, contemporaneamente, a spaventare la comunità internazionale e a permettere ai coreani di festeggiare "un traguardo degno di una grande potenza". Mettendo così al sicuro la sua legittimità di degno successore della dinastia Kim.

Allo stesso tempo, non va sottovalutato il contesto in cui si è verificata in questa evoluzione. Con una Cina sempre meno disponibile ad assecondare gli umori coreani "costi quel che costi", una nuova leadeship giapponese marcatamente nazionalista che pare essere disposta a ritrovarsi coinvolta in un conflitto pur di non scendere a compromessi su "questioni di principio" come la sovranità delle isole contese con la Repubblica popolare (Senkaku) e la Corea del Sud (Takeshima), e una Seul che ha appena eletto Presidente Park Geun-hye, la figlia del dittatore Park Chung-hee, che si è già espressa contro il ritorno della "sunshine policy" pur non chiudendo del tutto la porta alla riconciliazione e agli aiuti, assumendo un atteggiamento eccessivamente arrogante Pyongyang rischia di ritrovarsi coinvolta in un'escalation militare in cui rimarrebbe schiacciata. Quindi, per sentirsi più sicuri, meglio annunciare al mondo l'intenzione di concentrarsi sull'economia. E rassicurare la popolazione che questa scelta è stata fatta anche a fini strategici. Tanto in Corea del Nord nessuno potrà mai mettere in relazione l'ennesimo cambiamento di rotta e l'evoluzione del contesto regionale in cui si trova ad interagire il regime...

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