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Calcio

Calcio, politica, finanza e l'autogol di Zeman

L'ultimo attacco del boemo al sistema calcio e i legami tra la Roma e Unicredit e il ruolo della politica nella crisi che portò quasi al fallimento del club nel 2009

Zeman attacca Abete

Zeman è tornato sulla panchina della Roma 13 anni dopo l'avventura del 1999 con Sensi – Credits: La Presse

Romantico e personaggio fino in fondo. Uomo che non riesce più a sottrarsi al ruolo di oracolo e finisce quasi con l'esserne diventato prigioniero se è vero che, anche in un momento in cui la sua Roma sta crescendo circondata da consensi ed entusiasmi, Zdenek Zeman continua a far parlare di sè soprattutto per le sue bordate anti-sistema. L'attacco al presidente federale Abete e agli intrecci pallone-politica-finanza rischia, però, di essere un vero autogol per il boemo.

Zeman siede infatti sulla panchina della società che è il simbolo dell'influenza di politica e finanza nel mondo del calcio. A chi parlava quando ha detto che "i club non dovrebbero essere quotati in Borsa" e "il calcio dovrebbe star fuori dalla finanza e dalla politica"? Di sicuro non ai suoi dirigenti. La Roma è quotata in Borsa dal 23 maggio 2000, unica società italiana insieme a Lazio e Juventus. Certo, i risultati danno ragione al boemo considerato che il titolo fu collocato a 5,50 euro e oggi vale poco più di 60 centesimi (-89%), però il delisting di cui i vertici di Unicredit hanno parlato nei mesi scorsi non è ancora nemmeno un progetto e, per paradosso, proprio l'avvento di Zeman ha rilanciato le azioni che nell'ultimo mese hanno fatto segnare un performance record da +32%.

E di sicuro sottolineando la necessità di tenere la finanza fuori dal calcio il tecnico boemo non pensava alla composizione azionaria dell'As Roma dove c'è la holding Neep Roma che detiene il 78% delle quote e che a sua volta è divisa tra i soci americani (60%) e Unicredit (40%) con un uomo dell'istituto di credito come Claudio Fenucci presente nel Cda con il ruolo di amministratore delegato.

Del resto, è quasi impossibile scindere la storia recente della Roma da Unicredit e dal ruolo avuto dalla banca nella durissima vertenza con la famiglia Sensi per il rientro dai debiti di Italpetroli sotto cui ricadeva la Roma. Vicenda di trattative estenuanti e compromessi in cui Unicredit alla fine ha accettato di evitare al club il fallimento, pilotarlo verso Di Benedetto e soci e poi restare in società finanziandone anche le perdite. E' accaduto in modo clamoroso nel febbraio 2011 quando con 25 milioni di euro cash fu evitato alla squadra di incorrere nelle penalizzazioni previste dalla Figc per le società non in regola con i pagamenti ai tesserati). O, ancora, quando nell'estate 2010 fu finanziato l'acquisto di Marco Borriello dal Milan (15 milioni) per regalare a Ranieri la punta richiesta. La spiegazione? "Non svalutare il valore dell'asset".

Più di una volta l'intreccio tra Unicredit e la Roma suscitò polemiche e dubbi. E qui entrò in gioco la politica che ora Zeman chiede di tenere fuori. Celebre il tavolo apparecchiato dal sindaco di Roma Alemanno nel novembre 2009 cui si sedettero Mediobanca, Unicredit e i Sensi per cercare una soluzione ed evitare che il crac Italpetroli coinvolgesse anche il calcio. In un paio di occasioni la Lega Nord protestò con tanto di interrogazione al Ministro delle Finanze. Ma come? In piena crisi Unicredit chiude i rubinetti agli imprenditori del Nord Est e aiuta una società di calcio indebitata?

"Pura demagogia" gli rispose Massimo Calearo, uomo del Veneto finito all'Api dopo essere transitato per il Pd. Far fallire la Roma sarebbe stata operazione altamente impopolare. "Questo club non è solo dei Sensi ma è un capitale sociale e collettivo, una sorta di bene comune per la città e per gli oltre due milioni di tifosi fuori dalla Capitale" spiego Paolo Cento, uomo di sinistra alleato con Alemanno al grido 'Salviamo la Roma'. Sintesi perfetta e giova ricordare anche come la passione per i colori giallorossi ha unito le ideologie nel Roma club Montecitorio fondato nel 2003. Presidente onorario Giulio Andreotti, uno che nella storia della Roma e nei passaggi da un presidente all'altro ha contato qualcosa.

La Roma e la politica sono entità vicine, molto vicine. Basta dare un'occhiata alla tribuna autorità dell'Olimpico il giorno della partita. Ci sono parlamentari di destra e di sinistra, senza distinzione. In fondo non è un caso che, quando gli americani hanno annunciato una stretta sui biglietti omaggio ("Vogliamo trattare tutti i tifosi allo stesso modo"), il primo a rispondere sia stato Maurizio Gasparri: "Forse dovrebbero occuparsi di più della squadra". Diretto e immediato. Qualcuno avvisi Zeman prima della prossima esternazione.

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