"Dichiarazione fraudolenta mediante artifici". È questa l'accusa di cui ha dovuto rispondere Raoul Bova, condannato ad un anno e 6 mesi di reclusione al termine di un processo che lo ha visto imputato per un reato di natura fiscale. Ecco che cosa è successo. 

Raoul Bova e i 700 mila euro evasi

Secondo l'accusa, che aveva sollecitato una pena inferiore a quella inflitta (ovvero) un anno di reclusione, tra il 2006 e il 2010 l'attore avrebbe ottenuto sgravi fiscali trasferendo alcuni costi alla società che gestisce la sua immagine, la "Sammarco", e sfruttando un sistema che avrebbe permesso di pagare un'aliquota Iva più bassa del dovuto.

La sentenza è stata emessa dal giudice del Tribunale di Roma, che lo ha condannato per dichiarazione fraudolenta mediante artifici: all'attore sono stati concessi la non menzione e la sospensione della pena ma rispetto ai 680 mila euro ritenuti evasi, rischia di dover restituire al fisco circa un 1 milione e mezzo, a causa degli interessi maturati negli anni.

L'avvocato Bongiorno difende l'attore 

"La sentenza di oggi ha escluso che Raoul Bova abbia mai emesso fatture per operazioni inesistenti, quindi l'accusa relativa a presunte operazioni fittizie, che costituiva il cuore del processo, è stata sbriciolata dalla sentenza di assoluzione", precisa il difensore dell'attore, Giulia Bongiorno.

Il noto legale osserva che "la condanna si riferisce esclusivamente alla interpretazione di un contratto sui diritti di immagine sul quale si è già espressa la Commissione Tributaria di Roma in via definitiva dando inequivocabilmente ragione a Raoul Bova. La Commissione Tributaria ha sottolineato che contratti come quello oggetto del processo penale in realtà sono strumenti tipici e legittimi nel mondo artistico. Siamo certi che l'appello ribalterà la condanna".

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