Fedez e Chiara Ferragni, Belén Rodriguez, Alessia Marcuzzi, Anna Tatangelo, Melissa Satta e Federica Pellegrini. Sono questi alcuni dei vip italiani "bacchettati" dall'Antitrust con una missiva inviata nei giorni scorsi: come precisa l'Ansa, l'Autorità non conferma i nomi di personaggi coinvolti ma ribadisce che i contenuti sponsorizzati devono essere chiaramente identificati da apposite diciture. 

L'Antitrust bacchetta gli influencer 

Profumi, creme, vestiti, gioielli, in qualche caso anche auto, prodotti di lusso, alberghi, resort e prodotti dimagranti. L'invasione dei tag è ormai senza sosta e coinvolge in maniera trasversale conduttori tv, calciatori, attori, volti della moda e famosi (o aspiranti tali) di ogni genere. Li chiamano influencer perché il loro giudizio o anche uno scatto può far decollare le vendite. 

Un giro di affari milionario che da mesi scatena dibattiti e che ha spinto il Parlamento ad intervenire con un ordine del giorno del ddl Concorrenza, impegnando il Governo ad intervenire a livello legislativo "affinché l'attività dei web influencer sia regolata". L'Antitrust ha inviato una lettera di "moral suasion" a influencer, vip e blogger per ribadire che "la pubblicità deve essere sempre trasparente".

Quanto guadagna Chiara Ferragni da un post 

Nel mare magnum dei social network, i follower si trasformano in consumatori (spesso inconsapevoli) e percepiscono i post come consigli e non come una pubblicità. Per questo, l'Authority ha chiesto che le finalità promozionali siano chiaramente riconoscibili con hashtag come come #pubblicità, #sponsorizzato, #advertising o #prodottofornitoda.

Anticipando un po' tutti, da tempo Chiara Ferragni, la regina delle influencer italiane ha incominciato a inserire l'hashtag #ad (advertising) su molte delle foto che pubblica su Instagram, proprio per evitare la pubblicità occulta. Secondo il Daily Telegraph, la fashion blogger fidanzata di Fedez incassa da ogni promozione pubblicitaria circa 10.400 euro ed è sesta tra le influencer più potenti del mondo.

L'Authority contro la pubblicità occulta

Tradotto in poche parole, l'anche l'Authoriy italiana si schiera contro la pubblicità occulta sui social, adeguandosi così alle scelte già fatte in altri paesi: negli Stati Uniti, ad esempio, la Federal Trade Commission è intervenuta mentre in Gran Bretagna i contenuti sponsorizzati devono essere chiaramente esplicitati da apposite diciture.

"Il fenomeno del marketing occulto è particolarmente insidioso, in quanto è in grado di privare il consumatore delle naturali difese che si ergono in presenza di un dichiarato intento pubblicitario", si legge nella lettera inviata a diversi personaggi.

"L'Autorità sollecita tutti gli operatori coinvolti a fornire adeguate indicazioni atte a rivelare la reale natura del messaggio, laddove esso derivi da un rapporto di committenza e abbia una finalità commerciale, ancorché basato sulla fornitura gratuita di prodotti".

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