Salute

Tablet e smartphone in mano ai piccoli fanno bene o male?

L’abbiamo chiesto a un psicologo esperto di nuove tecnologie, in occasione del lancio di KidzInMInd, il primo portale italiano di applicazioni "controllate" per bambini da 1 a sei anni

– Credits: iStokphoto

Si chiama KidzInMind , e ha "in mente i bambini" il nuovo portale di applicazioni per bimbi in età pre-scolare. Da uno a sei anni o, per meglio dire, da quando sono in grado di tenere in mano un tablet o uno smartphone fino a quando vanno a scuola. Sviluppato dalla società Buongiorno, il servizio si offre per dare una mano ai genitori dei "nativi digitali" a orientarsi nel mare dell’offerta disponibile selezionando applicazioni valutate per contenuti e linguaggio, che non contengono link esterni, pubblicità e pagamenti occulti.

E, possibilmente, a gestire in modo costruttivo il rapporto tra bambini piccoli e tecnologia. È un’esigenza sicuramente sentita da molte famiglie, visto che nella maggior parte delle case, tablet e smartphone finiscono tra le mani dei piccoli prima ancora che sappiano parlare o camminare, mentre i genitori sentono dire tutto e il contrario di tutto sui rischi e i benefici di questo (inevitabile) rapporto precoce con la tecnologia. Su questo tema, Panorama.it ha fatto alcune domande a Eddy Chiapasco, psicologo, presidente della onlus Centro Studi psicologia e nuove tecnologie di Torino.

Che cosa dice la ricerca scientifica riguardo a possibili rischi dell’uso di tablet e smartphone per bambini piccoli?
Non abbiamo, ad oggi, studi attendibili. La ragione principale credo sia dovuta al fatto che l’accesso a questi strumenti da parte di ragazzi sempre più giovani, è un fenomeno nuovissimo e fino a pochi anni fa neppure immaginabile. C’è un lavoro recente secondo cui l’uso dei tablet in bambini di età inferiore ai due anni sembrerebbe creare problemi nell’apprendimento del linguaggio, ma è stato condotto su un campione molto piccolo, e quindi lascia la questione ancora aperta. Sicuramente è un argomento delicato che andrebbe approfondito con ulteriori ricerche.
Quali sono i possibili rischi?
Non potendo contare su consolidata letteratura scientifica, per individuarli dobbiamo affidarci all’esperienza clinica e agli studi condotti finora. Per esempio, un’ipotesi è che un utilizzo eccessivo delle nuove tecnologie potrebbe creare problemi alla capacità di socializzare. Effettivamente, molte competenze sociali vengono acquisite nell’interazione con l’altro attraverso, ad esempio, la possibilità di guardarsi negli occhi o ascoltare la modulazione del tono della voce, regolare la distanza interpersonale. Le nuove tecnologie non consentono questo tipo di esperienze sociali.  
Ci sono poi rischi legati ai contenuti come ad esempio l’accesso, anche non ricercato, a materiale pornografico. Può capitare che mentre si cerca un video divertente o un cartone animato su YouTube compaiano immagini o video di tutt’altra tipologia.
Si tende poi a trascurare gli effetti che un utilizzo eccessivo potrebbe avere sulla postura o sulla vista.
C’è un’età giusta cui mettere un tablet in mano ai bambini?
Credo che non sia possibile individuare un’età precisa. Dipende da molti fattori alcuni legati al livello di maturità del bambino, altri allo stile educativo dei genitori. L’attenzione si dovrebbe però spostare dal "quando" al "cosa". Con le nuove tecnologie si può fare veramente di tutto, alcune attività molto positive altre molto pericolose. L’età pre-scolare è ottima per introdurre i bambini a un utilizzo consapevole delle nuove tecnologie. Si possono ad esempio scattare foto, disegnare, imparare attraverso app educative pensate per quell’età. Si possono acquisire alcune competenze che poi saranno utili a scuola come imparare l’inglese o un po’ di aritmetica. C’è poi chi dice che disegnare o scrivere su uno schermo touch-screen non sia la stessa cosa che farlo con carta e penna e che questo potrebbe creare difficoltà scolastiche. Ci sarebbe però anche da chiedersi quanto la nostra scuola sia riuscita a mettersi al passo con i tempi e con le nuove necessità educative dei nativi digitali.
C’è il rischio che i nativi digitali abbiano poi difficoltà all’impatto con la scuola?
L’avvento delle nuove tecnologie ha indubbiamente introdotto innumerevoli nuove possibilità educative. Contemporaneamente, però, ha portato sia problemi connessi all’utilizzo improprio degli strumenti da parte degli studenti, sia la necessità di una nuova formazione del personale. Si tratta di un processo che richiede tempo e risorse non sempre disponibili. I nativi digitali, così naturalmente bravi con le nuove tecnologie, si potrebbero trovare a fare i conti con una scuola che non premia le loro competenze ma talvolta le penalizza.
Si possono dare dei consigli ai genitori alle prese con i figli nativi digitali?
Sicuramente molto dipende dallo stile educativo di ogni genitore ma credo sia fondamentale porre dei limiti temporali, dei confini. Per esempio: non si gioca tutto il giorno. Si può stabilire e condividere un tempo massimo giornaliero. Si dovrebbero inoltre preservare alcuni momenti della giornata come ad esempio mentre si è a tavola, quando si fanno i compiti o quando si va a letto.
Poi c’è da stare attenti ad acquistare giochi che siano adatti all’età, e magari allertare su questo anche i nonni. Quello che raccomando sempre è, quando si installa un nuovo gioco, di giocarci insieme. Innanzitutto perché così si vede come è fatto il gioco, si prende consapevolezza di quali possono essere i rischi, se presenti. E poi perché il giocare insieme ci permette di acquisire alcune competenze specifiche e un linguaggio condiviso che sarà molto utile nel caso in cui il bambino abbia bisogno di aiuto.

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