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Un diamante non è più per sempre: Ecco perché il mercato è in profonda crisi

Un diamante non è più per sempre: Ecco perché il mercato è in profonda crisi
Diamonds being poured into measuring container. Getty Images

Dal boom delle pietre sintetiche al calo dei matrimoni, il mercato dei diamanti naturali è in crisi strutturale

Sembra difficile a pensarlo, ma il settore dei diamanti è entrato ormai da qualche an-no in crisi profonda.

Tante le ragioni, dall’eccesso di offerta di pietre estratte alla domanda in calo, complice la riduzione di matrimoni; un ruolo centrale, però, sembra averlo la crescente produzione di diamanti sintetici.

Il crollo dei prezzi

Il mercato dei diamanti naturali sta in effetti vivendo quella che molti analisti definiscono una vera e propria “crisi strutturale”. Dal picco raggiunto nel 2022, i prezzi delle pietre naturali sono in caduta libera e non hanno ancora trovato un punto di equilibrio.

I dati sono impietosi. L’indice DIAMINDX, elaborato dalla piattaforma Diamond Standard, ha toccato nell’agosto 2026 il valore più basso della sua storia, fermandosi a 2.490 dollari, dopo aver perso quasi l’8% in appena dieci giorni di contrattazioni.

Ma è il dato cumulativo a impressionare: dall’apice del 2022, i prezzi dei diamanti naturali hanno subito una contrazione di circa il 50% al netto dell’inflazione. Una perdita che equivale a un dimezzamento del valore in soli quattro anni.

A livello industriale, il colosso De Beers ha visto il prezzo medio realizzato per i diamanti grezzi scendere a 142 dollari al carato nel 2025, con un calo del 7% rispetto all’anno precedente. Nel primo semestre del 2026 il prezzo medio è ulteriormente crollato a 105 dollari al carato, con una contrazione del 32% su base annua.

La storica società, che negli anni Ottanta controllava oltre l’80% dell’offerta mondiale di grezzo, oggi detiene una quota di mercato di appena il 35%.

I diamanti sintetici

Se c’è un fattore che più di ogni altro ha scardinato gli equilibri secolari del mercato, è l’avvento dei diamanti prodotti in laboratorio.

Pietre chimicamente e fisicamente identiche a quelle naturali, ma realizzabili in serie, in poche settimane e a costi infinitesimali rispetto all’estrazione mineraria.

Il boom è stato davvero verticale. Nel 2025, i diamanti sintetici hanno rappresentato oltre il 40% del mercato globale dei gioielli con diamanti in termini di volume, con una crescita di oltre otto volte rispetto al 2019.

Negli Stati Uniti, circa sei anelli di fidanzamento su dieci montano oggi una pietra creata in laboratorio. Il mercato globale dei diamanti “da laboratorio”, valutato 30,2 miliardi di dollari nel 2025, è proiettato a raggiungere quasi 85 miliardi entro il 2035.

La geografia di questa industria è estremamente concentrata, con la Cina che domina la produzione delle pietre grezze: con circa 22 milioni di carati prodotti nel 2024, controlla quasi tre quinti dell’offerta mondiale.

Il risultato di questa capacità produttiva è stato un crollo verticale dei prezzi all’ingrosso. I prezzi dei diamanti sintetici sono diminuiti di circa il 90% dal 2020, rendendo la pietra un prodotto di largo consumo.

Un diamante sintetico di alta qualità costa oggi circa l’80% in meno rispetto a un equivalente naturale. La differenza di prezzo è tale che, a parità di budget, un consumatore può acquistare una pietra sintetica di dimensioni molto maggiori o di qualità superiore.

Aumento dell’offerta e calo della domanda

Se i diamanti sintetici hanno assestato il colpo più duro, la crisi del settore affonda le radici in uno squilibrio strutturale tra un’offerta che fatica a contrarsi e una domanda che si sta progressivamente ritirando.

Sul fronte dell’offerta, il mercato si trova a fare i conti con un eccesso di pietre in circolazione. Le scorte accumulate lungo tutta la filiera hanno raggiunto livelli record.

De Beers, che nel 2025 ha registrato una perdita di 511 milioni di dollari, si trova con scorte invendute per un valore superiore a 2 miliardi di dollari.

La produzione globale di diamanti grezzi naturali è sì diminuita, passando da un picco di 120 milioni di carati a circa 98 milioni, ma non abbastanza da compensare il crollo della domanda.

Sul fronte della domanda, i fattori di contrazione sono molteplici e profondi. Il primo e più rilevante è il calo dei matrimoni, che storicamente rappresentavano il principale motore della domanda di diamanti.

In Cina, il mercato che fino a pochi anni fa era considerato il grande volano di crescita del settore, le registrazioni di matrimonio sono crollate da un picco di 13,5 milioni nel 2013 a circa 6,75 milioni nel 2025, con una contrazione di circa il 50%.

Il fenomeno non è solo cinese: nei mercati occidentali le nuove generazioni si sposano meno e più tardi, e sempre più spesso scelgono di destinare il budget nuziale a viaggi, esperienze o all’acquisto della casa.

Il risultato di questa tempesta perfetta è che il mercato si sta polarizzando. Da un lato resistono i diamanti naturali di grandi dimensioni e altissima qualità, sempre più relegati a un ruolo di nicchia nel lusso estremo.

Dall’altro, l’intero segmento dei diamanti commerciali è sempre più sotto pressione, schiacciato tra l’abbondanza di offerta, il calo della domanda e la concorrenza imbattibile delle pietre sintetiche.

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