Continua pericolosamente a crescere la fibrillazione nel Corno d’Africa. Lunedì, il premier etiope, Abiy Ahmed, è tornato a chiedere un accesso diretto al Mar Rosso per il suo Paese. «Basandoci sul principio del dare e avere, lavoreremo con impegno per garantire che l’Etiopia abbia uno sbocco sul mare», ha dichiarato. Si tratta di parole destinate a rinfocolare le tensioni tra Etiopia ed Eritrea.
Le forti tensioni geopolitiche fra i Paesi africani
La settimana scorsa, i due Paesi hanno rotto le relazioni diplomatiche, dopo che Addis Abeba aveva accusato Asmara di fomentare i ribelli tigrini che stanno combattendo nella parte settentrionale del territorio etiope. Non solo. Il governo eritreo teme da tempo le ambizioni, nutrite da Abiy Ahmed, che puntano a far ottenere all’Etiopia un accesso diretto al mare: accesso che il Paese ha perso nel 1993, a seguito dell’indipendenza dell’Eritrea.
Ma non è tutto. Nei giorni scorsi, Addis Abeba ha sostenuto che anche l’Egitto e il Sudan starebbero soffiando sul fuoco della sedizione: un’accusa che è stata nettamente respinta sia dal Cairo che dall’esercito sudanese. Non è del resto un mistero che l’Etiopia sia ai ferri corti con entrambi. Ad agosto, il governo egiziano ha affermato che non tollererà che Addis Abeba realizzi nuove dighe sul Nilo.
Le ambizioni di conquista degli snodi chiave
In secondo luogo, l’esercito del Sudan accusa storicamente l’Etiopia di fornire assistenza alle Forze di Supporto Rapido: un gruppo paramilitare con cui le Forze Armate Sudanesi sono in lotta dal 2023. È in questo clima teso che, domenica, si sono incontrati, a New Alamein, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, il presidente eritreo Isaias Afwerki, il presidente somalo Hassan Sheikh Mohamud e il capo dell’esercito sudanese Abdel Fattah al-Burhan. Nell’occasione, i quattro leader hanno sottoscritto un comunicato congiunto che, soprattutto nei passaggi dedicati al Nilo e al Mar Rosso, suonava evidentemente come un avvertimento all’Etiopia.
Insomma, la tensione continua complessivamente a cresce nell’Africa nordorientale. E si teme sempre più un conflitto armato tra Asmara e Addis Abeba. Oltre all’aspetto umanitario, il rischio è che queste fibrillazioni vadano a saldarsi con la crisi che sta già vivendo il Mar Rosso a causa dello scontro tra l’Arabia Saudita e gli Huthi, spalleggiati dall’Iran.
Lunedì, le forze militari della coalizione capeggiata da Riad hanno reso noto di aver riconquistato alcune aree nei pressi di Bab el-Mandeb. Più o meno nelle stesse ore, gli Huthi hanno sferrato attacchi contro due aeroporti sauditi, ferendo tre persone. La situazione nel Mar Rosso resta quindi critica. E le crescenti tensioni nel Corno d’Africa potrebbero presto peggiorare il quadro.
