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L’Italia di Mancini funziona: cosa hanno detto i primi test del nuovo corso

L’Italia di Mancini funziona: cosa hanno detto i primi test del nuovo corso
L’Italia ha battuto la Turchia anche nel ritorno a Bologna (Getty Images)

Due vittorie con la Turchia, il pari di Parigi con la Francia e una sola sconfitta: il bilancio del primo Mancini bis è sorprendente e apre a un futuro meno cupo per la nazionale di calcio.

Se ci avessero detto che Mancini avrebbe restituito il manipolo di azzurri chiamato a Coverciano in questa anomala maxi sosta con più di un motivo per sorridere, difficilmente ci avremmo creduto. Invece è così, semina importante per quello che dovrà arrivare poi a cominciare da novembre quando, contro la Francia a San Siro e in casa del Belgio, l’Italia potrà inseguire un risultato che sarebbe stato utopistico anche solo sperare: qualificarsi per i quarti di finale della Nations League tenendo una big dietro.

Metabolizzato il disastroso primo tempo con il Belgio all’Olimpico, ha funzionato quasi tutto. Con la Turchia è arrivata un’altra vittoria che, se possibile, pesa anche di più rispetto a quella di Bursa figlia della disperazione di chi è spalle al muro e del pareggio coraggioso di Parigi. Va detto sottovoce perché nessuno se la prenda, ma al Dall’Ara il ct si è preso il lusso di vincere schierando le riserve: nove uomini diversi su undici rispetto a Saint Denis. Poteva essere un azzardo, è stata la perfetta chiusura del cerchio che consegna al nuovo corso azzurro una profondità e prospettiva su cui costruire il futuro.

Ci sono tante buone notizie, non solo dentro la prestazione con la Turchia. Intanto le cose pratiche, tutt’altro che secondarie: l’Italia si è garantita il ruolo di testa di serie nei gironi di qualificazione all’Europeo del 2028, primo obiettivo concreto affidato a Mancini. Bisognava arrivare almeno terzi e così è stato, con due turni d’anticipo. In realtà gli azzurri oggi sono secondi, ringraziando anche la Francia che ha travolto nel finale il Belgio e proprio a Bruxelles si giocheranno l’accesso alla seconda fase che sarebbe un rivitalizzante enorme per tutto l’ambiente.

Non avremo fuoriclasse, escluso Donnarumma che è il numero uno al mondo, ma la qualità media non è da buttare. Anzi. Mancini ha chiamato 35 giocatori e qualcuno è dovuto rimanere a casa per problemi fisici, hanno giocato praticamente tutti abbassando sensibilmente l’età media della nazionale (sotto la soglia dei 25 anni) e alzandone fame e dinamismo in campo. E’ stata una boccata d’aria fresca, errori compresi. Pregevole il riscatto di Romano, per citare il più chiacchierato dopo la sconfitta con il Belgio.

Mancini ha spiegato perché è il ct giusto nel momento giusto: per cambiare spartito, mettendosi alle spalle i traumi, serviva guardare al futuro smettendo di piangere il passato: detto e fatto. Lui per primo sa che non c’è nulla di acquisito e che il suo lavoro sarà misurato su ben altri risultati, però oggi il filo con la nazionale si è riannodato, l’entusiasmo è tornato e anche la voglia di arrivare a novembre per completare l’opera.

Nelle pieghe della vittoria con la Turchia (3-1, in tutto 8 reti segnate al ritmo di due a partita) anche il progresso statistico di Pio Esposito che è salito a quota 7 in maglia azzurra nelle prime 13 presenza, nessuna interamente vissuta in campo. Presto, troppo presto, per scomodare paragoni irriverenti con il pantheon dell’attacco delle nazionali ma l’Italia potrebbe aver risolto in maniera strutturale il problema del centravanti. Ce lo trascinavamo da un ventennio.

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