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Salute

Farmaci: "Ai consumatori la liberalizzazione conviene"

I farmaci in fascia C venduti nelle parafarmacie o al supermercato: l'idea della ministra dello Sviluppo Guidi non passa, ma i consumatori avrebbero avuto molto da guadagnarci

Pare sia stato stralciato all'ultimo momento dal decreto sulle liberalizzazioni proposto dalla ministra dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, quella che riguarda la vendita fuori dalla farmacia dei farmaci in fascia C con ricetta. La vendita di alcuni farmaci anche al di fuori delle mura delle farmacie era inziata nel 2006 grazie al decreto Bersani, all'epoca titolare del dicastero che oggi è di Guidi. In quel decreto si stabiliva che i farmaci da banco e quelli senza obbligo di ricetta potessero essere venduti anche nelle parafarmacie e nei supermercati. Unico vincolo: la presenza di un laureato in farmacia.

Nella nuova lenzuolata di liberalizzazioni proposte da Guidi si era tornati a parlare di farmaci, per allargare i margini della libertà di vendita in due modi. Da un lato abbassando il limite di una farmacia ogni 3.300 abitanti a una ogni 1.500, spianando quindi la strada all'apertura di migliaia di nuove farmacie. Dall'altro consentendo a supermercati e parafarmacie anche la vendita di farmaci con obbligo di ricetta, inseriti in fascia C, ovvero a carico del paziente.

Tre in sostanza le reazioni negative che si sono registrate alla proposta. Quella, prevedibile, di Federfarma, che rappresenta i farmacisti, secondo la quale così si finisce con l'avvantaggiare i grandi gruppi commerciali, quella dell'Aifa, Agenzia Italiana del Farmaco, che sostiene che con la liberalizzazione del 2006 gli italiani hanno finito con lo spendere di più per i farmaci invece che di meno, e infine quella della ministra della Salute Lorenzin, che definisce la proposta della collega di governo "insostenibile". Lorenzin paventa tre rischi: una minore sicurezza dei pazienti, un aumento della spesa farmaceutica e infine la scomparsa delle farmacie rurali e di quelle che si trovano nei comuni piccoli, che fungono da presidio per la salute sul territorio. Ed è proprio Lorenzin che con un tweet soddisfatto fa sapere che alla fine i farmaci in fascia C restano dentro le farmacie. 

A fare il tifo perché la liberalizzazione dei farmaci diventasse completa erano invece le associazioni di consumatori. Altroconsumo, che salutò con soddisfazione la prima tappa del 2006, da allora ha monitorato i prezzi dei farmaci nei diversi canali di vendita e, cifre alla mano, spiega perché la vendita libera è un vantaggio per i cittadini. "La liberalizzazione che c'è già stata ha avuto all'inizio un chiaro risultato positivo", spiega Franca Braga, Responsabile Alimentazione e Salute di Altroconsumo. "Il problema è che non può portare più lontano di tanto dal momento che il 90% dei farmaci continua a essere venduto nelle farmacie. Se non si libera la vendita dei farmaci in fascia C con ricetta, che rappresenta una fetta consistente del mercato, i benefici resteranno contenuti".

Il problema non è il luogo, la farmacia, ma la figura del farmacista, l'operatore sanitario che fa da garante per la salute del cittadino, sostiene l'associazione che rappresenta 400.000 consumatori in Italia. "E' ingannevole dire che uscire dalle farmacie equivale a perdere quella parte di consulenza, perché nelle parafarmacie e nei corner dei supermercati il farmacista ci deve essere".

E i prezzi? Davvero, come dice Aifa, dopo la liberalizzazione invece che risparmiare gli italiani hanno speso di più? "Negli anni abbiamo costantemente monitorato i prezzi dei 70 farmaci sop (senza obbligo di prescrizione) e otc ("over the counter", cioè da banco) più usati", racconta Laura Filippucci di Altroconsumo, "e i risultati parlano chiaro. Nei corner degli ipermercati i farmaci costano meno (il 4%) rispetto a quanto costavano quasi 10 anni fa. Questo è stato possibile solo grazie alla liberalizzazione.  Inoltre anche nelle farmacie e parafarmacie oggi i prezzi sono solo il 12% in più rispetto al 2006 (quindi al di sotto del tasso di inflazione)".

La fascia C resta relegata alle farmacie: il consumatore quanto ci perde? "Nel 2012 avevamo calolato che i mancati risparmi ammontano a 500 milioni di euro", spiega Filippucci. E quindi come si può cercare di risparmiare ugualmente sulla spesa per la salute? "Chiedendo sempre il generico e informandosi sulle possibilità di ottenere uno sconto sui farmaci in fascia C con ricetta, perché i farmacisti hanno facoltà di farlo".  


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