Scienza

Il dottore che cura con i videogiochi

Secondo il logopedista Antonio Consorti non c’è apprendimento senza divertimento. Con i suoi pazienti applica la Computer Game Therapy: usa i videogame per la riabilitazione delle patologie del pensiero e del linguaggio. Funziona con tutte le fasce d’età

Questa è una storia che ne contiene tante. Comincia circa vent’anni fa con Olga, una bambina con due grandi occhi neri, un filo di voce e una specie di condanna scritta su una cartella clinica: disfasia, ovvero un disturbo nell’articolare le parole, assieme a un ritardo psicomotorio che, tra l’altro, porta con sé l’incapacità di individuare la propria posizione in uno spazio fisico. Di curarla viene incaricato Antonio Consorti, che allora stava completando il suo tirocinio da logopedista. Non si definiva certo un rivoluzionario, ma nemmeno credeva troppo all’approccio tradizionale, così conservatore nel suo dirsi fedele al motto «la terapia se è divertente non è più terapia».
Non che Consorti fosse un sostenitore del divertimento fine a se stesso, ma si era accorto che «i bambini sottoposti al lavoro al computer attraverso l’uso dei videogame» spiega oggi «mostravano un miglioramento delle performance cognitive e mantenevano una motivazione alla terapia costante». Insomma aveva osservato che i videogiochi erano «uno strumento per lavorare dove la terapia a tavolino non poteva arrivare».
Con Olga decise di passare dalla teoria alla pratica: cimentandosi con i vari livelli di Prince of Persia, un titolo ormai diventato un classico, la bambina stava prendendo confidenza con le coordinate spaziali: sopra, sotto, avanti, indietro. La sua malattia, però, non le consentiva di trasferirle alla realtà, dunque restavano ancorate al protagonista del videogame; finché un giorno, mentre il logopedista trafficava sotto la scrivania per attaccare una spina, la piccola gli chiese: «Cosa ci fai sotto il tavolo?». Le coordinate spaziali, all’improvviso, erano uscite dal videogame, erano diventate reali. «Avevo raggiunto l’obiettivo che mi ero prefissato» commenta il terapista «avevo portato Olga a interiorizzare il proprio schema motorio attraverso l’empatia con il protagonista del gioco».

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Oggi Antonio Consorti ha teorizzato, sistematizzato e applica in modo coerente e continuo la cosiddetta «Computer Game Therapy», una metodologia che si avvale delle tecnologie informatiche per la riabilitazione delle patologie del pensiero, del linguaggio e della relazione. E sta mettendo a frutto le continue innovazioni della tecnologia: «L’arrivo di nuovi computer con schede grafiche più potenti» ricorda ancora Consorti «permette di utilizzare giochi più sofisticati e applicazioni ludiche 3D. Una vera innovazione perché dà modo ai bambini di esplorare ambienti, lavorando sulla loro memoria visiva, sulla memorizzazione di percorsi complessi e sulla formazione di pensiero predittivo». Per esempio il logopedista oggi usa con i suoi pazienti un notebook con scheda grafica NVIDIA GeForce GT420, che è molto performante e può essere utilizzata anche in mobilità, dunque non solo nel suo studio. Inoltre questa terapia non si rivolge solo ai bambini, è estesa a tutte le fasce d’età.
Consorti ha creato una Onlus per diffondere le sue teorie, la Vi.Re.Dis , sta conducendo diverse sperimentazioni anche in ambito scolastico e organizza corsi per gli operatori che vogliono apprendere e applicare questa metodologia. La quale sta ricevendo ulteriore impulso da console come la Wii della Nintendo, che oltre a proporre stimoli visivi ai pazienti, li coinvolgono sul fronte del movimento. Insomma, la Computer Game Therapy dimostra ancora una volta che i videogame saranno pure dei giochi, ma meritano di essere presi molto sul serio.

Twitter: @marmorello

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