Con il passare delle settimane stanno venendo progressivamente dimessi dall’ospedale Niguarda di Milano i ragazzi italiani rimasti feriti nel rogo del Constellation, a Crans-Montana, lo scorso Capodanno. Dei 12 ricoverati, ne sono rimasti 5, di cui uno in dimissione a breve, secondo quanto precisato dal nosocomio meneghino.
Giovanissimi con ustioni su gran parte del corpo che devono la vita agli innesti con cui chirurghi specializzati hanno sostituito la pelle danneggiata, o mancante del tutto, con cute sana, permettendo alla loro di rigenerarsi. Un miracolo reso possibile dalla quantità di epidermide presente in speciali strutture sanitarie pubbliche nelle quali sono raccolti, conservati e distribuiti all’occorrenza, tessuti umani di tutti i generi: muscolo-scheletrici, come ossa, tendini, cartilagini e legamenti. Oculari, come le cornee. Cardiovascolari, come valvole cardiache, arterie e vene, e infine cutanei, come appunto la pelle utilizzata per i grandi ustionati.
Le Banche dei tessuti e la rete del Centro nazionale trapianti
Le cosiddette Banche dei tessuti, autorizzate dal Centro nazionale trapianti e organizzate in una rete diffusa su tutta la Penisola dopo l’entrata in vigore della legge 91 del 1° aprile 1999 in materia di prelievi e trapianti di organi, sono specializzate nella selezione, prelievo, lavorazione, conservazione e consegna ai reparti dei tessuti provenienti da donatori cadavere e in vita. La sicurezza e la qualità del materiale biologico in custodia sono garantite da controlli certosini.
Attualmente l’Italia può contare su 30 banche di tessuti, di cui 5 dedicate alla pelle. Nel 2024 avevano raccolto ben 93 metri quadri di epidermide, che è stata la salvezza delle giovani vittime del rogo in Svizzera. «Tra i tessuti, il trapianto di cute bianca è l’unico considerato un intervento salvavita al pari del trapianto di cuore o di fegato, perché senza non è possibile vivere, non hai altre alternative», spiega la dottoressa Carlotta Castagnoli, responsabile della Banca della cute della Città della salute e della scienza di Torino. «Secondo i dati del nostro istituto, da quando abbiamo aperto la Banca della cute la mortalità dei pazienti gravi dei reparti grandi ustionati si è dimezzata. Nel 1998, in pazienti ustionati sul 50, 60 e anche 70% del corpo, era del 24%. Oggi i tassi di decessi sono scesi al 12%».
La lotta contro il tempo e l’assenza di rigetto ematico
A differenza del sangue poi, la “pelle di Banca” non deve appartenere allo stesso gruppo sanguigno del ricevente. Il paziente con ustioni gravi è immunocompromesso e ha un sistema di rigetto dei tessuti rallentato. «L’importante è operare il grande ustionato subito, appena giunto in pronto soccorso. Perché è una lotta contro il tempo», conclude Castagnoli. «Il chirurgo elimina le zone di pelle bruciata mentre le aree lesionate vengono ricoperte con quella sana prelevata dal paziente stesso, “tagliuzzata” a rete e resa più ampia, anche nove volte la dimensione originale. Sopra a tutto, a sigillare, si posiziona la “pelle di Banca”. Questa protegge gli strati sottostanti dalle infezioni e favorisce la rigenerazione della cute del soggetto fino a guarigione. Ci vuole tempo, ma ne vale la pena».
Con l’introduzione della carta di identità elettronica, nel luglio 2016, ai cittadini maggiorenni è stata data la possibilità di registrare il proprio consenso, o diniego, alla donazione di organi e tessuti a fine vita. La scelta viene inviata al Sistema informativo trapianti che identifica il cittadino come donatore. In qualsiasi momento, si può modificare l’assenso o dissenso recandosi presso la Asl di appartenenza. Un donatore con il suo corpo salva, e migliora, decine di esistenze.
Il protocollo di prelievo e la conservazione in azoto liquido
A prelevare i tessuti, nel pieno rispetto della salma, è personale medico e infermieristico specializzato che agisce in ambienti a massima sterilità. A differenza degli organi, essi possono essere asportati fino a 24 ore dopo il decesso. Una volta raccolti, i campioni vengono inviati alle Banche dove viene controllata l’idoneità del donatore e del materiale biologico, che deve essere privo di infezioni. Quindi, vengono trattati per essere preparati al trapianto e infine conservati a basse temperature: le ossa a -80°C mentre la pelle a -189°C in azoto liquido.
Secondo l’ultimo report annuale del Centro nazionale trapianti, nel 2024 le donazioni di tessuti hanno raggiunto una cifra record: 15.487 prelievi con un aumento del 2,7% e oltre 2.110 donatori effettivi. Tali donazioni hanno permesso 25.872 trapianti, il 3,7% in più rispetto all’anno precedente, principalmente cornee e tessuto muscolo-scheletrico. Il fatto che membrane corneali, valvole cardiache o porzioni di ossa non siano essenziali per la sopravvivenza non le rende meno preziose della cute.
Ricostruzione ossea e recupero della motilità articolare
«Vogliamo parlare di quanto possa migliorare la qualità dell’esistenza l’utilizzo di tessuto osseo donato?», spiega il dottor Giulio Maccauro, professore di ortopedia e malattie dell’apparato locomotore alla Cattolica di Roma e dirigente medico responsabile dell’Unità operativa complessa di ortopedia e traumatologia del Policlinico Gemelli. «Pensiamo ai casi di interventi di “revisione di protesi” in cui bisogna riempire le cavità intorno agli impianti ortopedici che sostituiscono quelli che si sono infettati o usurati. Oppure nelle resezioni oncologiche. Ancora, per riempire gap ossei che rendono l’arto in generale più fragile per malattia o per trauma”».
Non solo tessuto osseo ma anche molle: «Tendini e legamenti crociati possono essere impiegati sugli arti e anche sulle spalle, per esempio in caso di fallimento di precedente chirurgia. La chirurgia ortopedica, oncologica e persino odontoiatrica si rivolge alle Banche per ricostruire, innestare o sostituire parti legamentose danneggiate. Il risultato è un recupero totale della motilità dell’articolazione trattata». Il tessuto osseo può essere prelevato da viventi, come la testa del femore, o da cadavere, come ossa lunghe o bacino. Il tessuto molle solo da cadavere. «Per questo il tema della donazione è importante», precisa Maccauro. «Tutto, del corpo umano, può essere donato e tutto può essere di aiuto ad altre persone».
Gestione dei gruppi rari e presidi di eccellenza in Italia
Anche per il tessuto osseo trapiantato non è necessaria la corrispondenza con il gruppo sanguigno del ricevente. I processi di lavorazione dell’osso eliminano le cellule ematiche del donatore, riducendo il rischio di rigetto. Quindi, possono riceverlo tutti. Persino quei pazienti dal “sangue raro”, uno ogni 1.000, i cui globuli rossi presentano antigeni che non permettono di riceverlo da nessun altro che non presenti il medesimo assetto antigenico. Fortunatamente, in Italia esiste un presidio anche in questo senso, ovvero la Banca di emocomponenti di gruppi rari della Regione Lombardia, con sede presso il laboratorio di immunoematologia del centro trasfusionale del Policlinico di Milano. Attiva da oltre 15 anni, vi sono conservate più di 2 mila unità di sangue raro o estremamente raro. A essa si affianca la Banca delle emazie rare dell’ospedale di Ragusa, in Sicilia e alcune ramificazioni regionali.
