Nei giorni scorsi si è discusso molto di Pnrr. Un po’ perché il Piano nazionale di ripresa e resilienza, varato per far ripartire l’Italia dopo la pandemia, è in scadenza proprio quest’anno. E un po’ perché quei 194 miliardi ottenuti dall’Europa, in gran parte presi a prestito e dunque da restituire, non hanno portato alla crescita che sarebbe stato giusto aspettarsi da una simile iniezione di denaro. La sinistra accusa il governo di aver perso una grande occasione e di non aver nemmeno saputo investire i soldi ricevuti. Giuseppe Conte, che da premier condusse la trattativa con Bruxelles per ottenere i quattrini, aggiunge che senza i fondi europei il Pil italiano sarebbe diminuito invece di crescere.
L’opposizione in parte ha ragione, perché il Pnrr è un mezzo fallimento. Tuttavia, sia il Pd che i 5 stelle dimenticano un aspetto fondamentale e cioè che le riforme e gli investimenti del Piano sono stati impostati dall’esecutivo giallorosso nel 2020-2021. C’era il leader pentastellato a Palazzo Chigi quando si programmavano gli interventi e, dopo l’avvocato del Popolo, è venuto Mario Draghi, a cui toccò la prosecuzione nella scelta dei progetti da finanziare.
L’eredità dei progetti tra micro-interventi e ritardi storici
Ricordo un paio di copertine di Panorama dedicate all’argomento: la prima riguardava i ritardi con cui procedeva il piano, la seconda elencava gli interventi autorizzati. Quella che segnalava la lentezza con cui avanzava la scelta degli investimenti risale ai primi di dicembre di cinque anni fa e, già all’epoca, si capiva che non tutto sarebbe stato realizzato e, dunque, molti quattrini sarebbero rimasti sospesi nel vuoto. La copertina dedicata ai progetti elencava invece una quantità di opere bizzarre, che certo non sembravano proprio la migliore scelta per far crescere il Pil.
Ne ricordo alcuni tanto per rinfrescarvi la memoria: la collina del benessere, a Riccia, provincia di Campobasso; il Centro Vip di Pietramontecorvino, Foggia; i campi di padel di Vigo di Cadore, Belluno; il bocciodromo di Cortona, Arezzo. Delle opere che avrebbero dovuto rilanciare l’Italia, poi, faceva parte un’infinità di cimiteri: un bel modo per garantire l’avvenire di un Paese. Davvero Conte e compagni pensavano che sarebbe stato possibile far crescere il Pil moltiplicando le tombe? Credevano che, per far ripartire l’economia, bastasse riattivare gli impianti di risalita del complesso sciistico Bocca di Selva a San Potito Sannitico, in provincia di Caserta? Per la cronaca, il suddetto skilift prevedeva un investimento di 1,6 milioni di euro, soldi che si sommavano a quelli per un campo di softball a Orgosolo, in provincia di Nuoro.
Il miraggio della crescita e il nodo della produttività
Oggi scopriamo che i fondi europei non sono serviti a far crescere il fatturato dell’azienda Italia? Ma che c’è da scoprire? Era già tutto scritto. Bastava scorrere l’elenco degli interventi per capire che non sarebbero serviti a nulla, se non a dare lustro a qualche amministrazione locale in cerca di un po’ di consenso. Veramente qualcuno a Palazzo Chigi, quando c’era il governo giallorosso, ma anche quando questo è stato sostituito da quello di unità nazionale guidato dall’ex presidente della Bce, pensava che rifacendo i parcheggi la produttività dello Stivale sarebbe aumentata?
Quei miliardi non sono serviti a sostenere le imprese, a migliorare le infrastrutture, a rendere più efficiente la pubblica amministrazione e far procedere speditamente i tribunali. Tutto quel denaro, o per lo meno gran parte di esso, è stato letteralmente buttato in opere che se non erano inutili erano clientelari e dunque il Pnrr si è rivelato un grande spreco di risorse. Chi ringraziare per tutto ciò? Certo, l’attuale governo poteva vigilare meglio, ma molti progetti erano già avviati. Di sicuro, a non aver titolo per puntare il dito e criticare il fallimento del piano sono i leader dell’opposizione, i quali – direttamente o indirettamente – portano la responsabilità delle scelte sbagliate e del grande spreco. Nonostante ciò che si è fatto credere, il Pnrr non era gratis, ma oggi scopriamo che non solo non era un regalo, ma che abbiamo pagato pure ciò che non ci serviva. Beh, sapete chi ringraziare.
