E nella Lega scoppiò la pace

Al funerale della mamma di Bossi, Maroni saluta Manuela, la moglie del Senatùr. Un gesto dai significati profondi (e politici)

Umberto Bossi, con la moglie MAnuela, ai funerali della madre (Credits: ANSA / MATTEO BAZZI)

Probabilmente il grande freddo tra «Bobo» e «Manuela» non è finito. E chissà se finirà mai. Ma quel saluto, seppur fugace, di Roberto Maroni a Manuela Marrone, ai funerali di Ida Mauri, la madre novantacinquenne di Umberto Bossi, sarebbe stato inimagginabile solo fino a pochi giorni fa. Figuriamoci nei giorni duri e amari dello scontro interno sullo scandalo Belsito, che culminarono con le dimissioni di Bossi.

Dimissioni precedute nelle settimane precedenti  dai i cori e gli attacchi dei pasdaran maroniani contro gli esponenti del cosiddetto cerchio magico Marco Reguzzoni e Rosy Mauro, cerchio, secondo la vulgata dei «barbari sognanti» maroniani, in realtà capeggiato da lei Manuela, la moglie del «Capo», che avrebbe preso le redini del partito dopo la malattia del Senatùr. Accuse alle quali non ha mai risposto la moglie di Bossi.  Moglie e cofondatrice  con il marito e il senatore Giuseppe Leoni, di quella Lega lombarda che a Pieve Emanuele federò tutte le leghe.

Di più: «Manuela»  più unico che raro caso di riservatezza tra le mogli dei leader  non si è mai fatta più rivedere in pubblico fino ad oggi, ai funerali della suocera.  Un evento che ha messo a dura prova il Senatùr affezionatissimo alla vecchia madre. Una ex portinaia dal carattere tosto che non aveva mai parlato con i giornalisti fino all’aprile scorso quando difese «l’Umberto» in pieno scandalo Belsito. «Quella l’ho trovata giorni fa in piedi su un tavolo che rimetteva una luce fulminata sul lampadario», lo confidò pochi anni fa ai cronisti alla Camera un Bossi fiero di come la madre Ida portasse gli anni.

Non avrebbe mai immaginato il Senatùr che sarebbe venuta meno nel pieno  di una campagna elettorale che significa per la Lega la sfida più grande, la madre di tutte le battaglie e cioè la conquista della Lombardia. La madre di tutte le battaglie anche per Roberto Maroni, che si candida a guidarla.  E che ora più che mai ha bisogno che anche il suo predecessore fondatore del Carroccio gli stia accanto.  Di certo nella Lega se non la pax definitiva si è aperta tra i due una importante tregua. Un capitolo nuovo dei rapporti.

«Maroni ha bisogno di tutti ora, non può fare a meno di Umberto», dicono in ambienti bossiani. E Bossi ultimamente non ha ostacolato anzi aiutato il suo successore che oggi gliene rende merito dalle colonne del “Corriere della sera». Da qui la scelta di Maroni di ricandidare Bossi alla Camera, come capolista della circoscrizione Lombardia 1. La ricdonferma di Bossi alla Camera serve ovviamente anche per conquistare una rappresentanza a Roma. È vero che tutte le energie sono concertate sulla Lombardia, ma la Lega rischia di trovarsi con un numero assai minuscolo di parlamentari nella capitale.  Per questo Maroni aveva porto il ramoscello di Ulivo anche allo storico rivale Marco Reguzzoni che però ha deciso di non ricandidarsi.  La paura numero uno del Carroccio ora è di essere cannibalizzato dal Pdl. «Il rischio c’è – dicono alcuni parlamentari – perché Berlusconi anche tra i nostri elettori può apparire come il principale oppositore a Mario Monti». In queste ultime settimane infatti la Lega si è soprattutto concentrata sulla Lombardia. E certamente il risultato delle elezioni lombarde non sarà ininfluente anche nel dibattito e nei rapporti interni al Carroccio. Compresi chissà quelli tra «Bobo» e «Manuela» che solo per un giorno sono tornati a salutarsi.

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