Politica

Ong, lo scontro Minniti-Delrio spiegato bene

Come il codice di condotta delle organizzazioni umanitarie e l'emergenza migranti si sta trasformando in una lotta interna al Partito Democratico

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Il ministro delle infrastrutture e trasporti Graziano Delrio e il ministro degli Interni Marco Minniti - 8 agosto 2017 – Credits: Ansa

Le Ong e il codice di condotta varato dal Ministro dell'Interno Minniti sono ben più di un problema che divide l'etica e la morale degli italiani. Sono un vero e proprio campanello di allarme e test di resistenza del Governo le cui diverse anime si stanno scontrando in modo sostanziale.

I capisaldi di questo scontro sono due: il ministro Minniti e Graziano Delrio, ministro per le Infrastrutture e i trasporti e, in quanto tale, unico responsabile dell'attività dei porti e della Guardia Costiera che è parte attiva (attivissima) nelle operazioni di salvataggio di vite umane in mare.

La posizione di Delrio

In un'intervista rilasciata a La Repubblica, Delrio non ha dubbi: nessun contrasto con le decisioni del Governo Gentiloni in tema di immigrazione e codice di condotta delle Ong. "Io sono lo Stato e voglio stroncare il traffico di essere umani. Siamo in guerra con gli scafisti, una guerra vera". Ma "se c'è una nave di una Ong vicina a gente da soccorrere, non posso escluderla. E anche se non ha firmato il codice di autoregolamentazione sono obbligato a usarla per salvare vite umane".

Delrio in sostanza rivendica l'esistenza di un codice e di un diritto internazionale che vince su tutti gli accordi e le norme europee o nazionali. E il diritto internazionale dice chiaramente (nella convenzione di Amburgo del 1979 e con la convenzione Sar) che quando la Guardia Costiera (che dipende dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, leggi Delrio) riceve una segnalazione di pericolo deve coinvolgere la nave più vicina (anche umanitaria, dunque di una ong) e che può intervenire in un salvataggio e portare le persone salvate nel porto più vicino.

"Ho dato disposizioni di usare principalmente le navi di organizzazioni che si sono mostrate collaborative" ha spiegato Delrio, "ma certo non posso violare una regola di diritto internazionale o la Costituzione... È una questione di gerarchia delle fonti".

Delrio ne fa sì una questione umanitaria ("devo salvare vite umane") ma anche una questione di sicurezza. Riferendosi all'episodio di due giorni fa in cui a una nave di Medici senza frontiere (che non ha firmato il codice delle Ong) è stato concesso di fare un trasbordo di migranti salvati in mare su una nave della Guardia Costiera, Delrio ha spiegato: "Se ci fossimo comportati diversamente? Se fossero morte persone? se gli ufficiali della Guardia Costiera fossero andati sotto processo? Ragazzi, non si scherza".

Il ruolo di Orlando

A sostenere indirettamente Delrio è anche il Ministro della Giustizia Andrea Orlando che ha ricordato in questi giorni come l'esito del codice di condotta (che pure approva) non deve essere quello di una "criminalizzazione" delle Ong, come fossero quasi un'emanazione degli scafisti e come propagandato anche dall'estrema destra salviniana, ma solo disciplina del settore che tenga conto di tutti i ruoli di tutte le parti.

La posizione di Minniti

Mentre tutto questo accadeva il Ministro Minniti si scusava di non poter partecipare al Consiglio dei Ministri del 7 agosto per un "ritardo". In molti però hanno letto questa assenza importante con un atto di forza. La linea "dura" usata contro le Ong a partire dal codice di condotta è una linea che una parte del centrosinistra certo non apprezza. Fuori e dentro al Governo.

Per questo c'è stato bisogno di un doppio atto di conferma del suo operato. Il primo è arrivato addirittura dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che in un breve messaggio ha sottolineato "il grande apprezzamento" per l'opera di Minniti e fatto rilevare "il valore del codice ong, condiviso con larga convergenza in sede parlamentare". Il secondo è arrivato dal Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni che ha sottolineato in una nota come "grazie al lavoro del Viminale" si fanno vedere i primi risultati sul fronte del contrasto del traffico di esseri umani dalla Libia e del fenomeno migratorio".

Dunque il ministro è blindato.

A cosa fare attenzione

È evidente che lo scontro non è solo sulla componente umanitaria o di sicurezza di cui è infarcito il codice di condotta delle Ong (Minniti ha dichiarato che la polizia che sale a bordo delle navi delle Ong è "giudiziaria" dunque guidata dalla magistratura non dal ministro degli interni) ma è tutto interno alla maggioranza e alle due anime del Partito Democratico.

Quella della sinistra più "pura" ("io non seguo le parole dei fascisti e dei razzisti", ha detto Delrio nella sua intervista) che fa ancora della questione umanitaria un baluardo del proprio pensiero politico, e quella che guarda ai voti e che ha capito di dover parlare a un paese spaventato dall'emergenza migranti e che cerca sempre più rassicurazioni nelle idee del centrodestra.

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