Politica

La corsa di Gianni Pittella alla segreteria Pd

Guascone, meridionale, europarlamentare: chi è il terzo incomodo (tra Renzi e Cuperlo) che vorrebbe essere incoronato segretario

 

Che i suoi sfidanti, alla fine, siano Matteo Renzi o Fabrizio Barca, Pippo Civati o Gianni Cuperlo, o magari tutti e quattro insieme, a lui fa un baffo: Gianni Pittella, 55 anni, medico legale da Lauria (Pz), è stato il primo a correre ufficialmente: «Mi candido alla segreteria del Pd».

Era il 7 aprile. Da allora sta arruolando supporter a destra e a manca: i socialisti di Salvo Andò e la piddina ex presidente del Piemonte Mercedes Bresso, l’assessore pd torinese Franco Gallo, l’ex deputato pd milanese Lino Duilio, il partenopeo Peppe Russo, ex capogruppo pd alla regione Campania storicamente legato a Giorgio Napolitano, Alberto Nigra, ex coordinatore della mozione Angius al congresso di scioglimento dei Ds, i giovani socialisti eletti in Lazio e a Roma… Più i suoi elettori di sempre, naturalmente: «Nel 2004 erano 132 mila, nel 2009 140 mila» sparsi nelle 6 regioni della circoscrizione Mezzogiorno: eletto trionfalmente a Strasburgo per la quarta volta, Pittella è l’attuale vice presidente vicario della commissione europea e detiene il record mondiale delle votazioni in volata: ben 16 voti in 57 secondi, compreso applauso generale e «buon appetito» (in italiano) finale.

 

Ma non prendetelo sotto gamba. Quei suoi famosi 140 mila elettori, Pittella si vanta di conoscerli «uno per uno». Basta guardare il tour massacrante delle sue vacanze, un agosto speso tra Foggia e Sannicandro, Barletta e Orsomarso. «Ma è così che si fa politica, mica su twitter» spiega, serissimo. In questo si vanta di essere «vecchio stile». Non solo nelle giacche, nel taglio di capelli, nel pesante accento lucano.

Rischia di portare a casa, alle primarie, un buon 10 per cento di voti. Di creare una corrente «pittelliana» con cui i vari capibastone del Pd dovranno trattare in futuro. Ipotesi che quasi lo offende: «Non faremo un’ennesima corrente, ma un’area culturale che guarda all’Europa, ha un progetto per il Mezzogiorno, viene dalla tradizione riformista ma sa parlare anche ai liberali». Per il momento D’Alema sta cercando di disinnescarlo offrendogli di correre come presidente per la regione Basilicata. Ma lui se la ride di cuore: «Non ci penso nemmeno». 

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