Esteri

Tutti pazzi per la Terza repubblica (ma sembra tornata la Prima)

Monti il "democristiano". Rutelli e Fini che tentano di riciclarsi.  Vendola, Bersani e l’alleanza postcomunista e anti Ue. Il centrodestra  in fibrillazione fra correnti e partitini

Il famoso Tweet di Casini con i big della Politica a Palazzo Chigi (Credits: Twitter/LaPresse)

1 - Luca, Pier e il Colle: ecco le lunghe notti di Mario
«Rimontiamo». Ci sta tutto che l’anagramma di Mario Monti diventi lo slogan di una campagna elettorale. Che ecciti però l’anima del Professore è davvero sorprendente. Presentato dopo Bruxelles dal capogruppo udc Gian Luca Galletti, il claim gli è piaciuto così tanto da incrinare il suo muro di diffidenza verso l’impegno diretto per le urne. Poi però è arrivato lo stop di Giorgio Napolitano. Che insiste sulla incandidabilità del Professore per un punto politico-personale: sulla tecnicità di Monti lui ci ha messo la faccia.

I dubbi del Quirinale hanno aperto una crepa nel Professore, che teme però lo smantellamento delle sue riforme dalla componente ultrasinistra del Pd-Sel (Stefano Fassina e Nichi Vendola). Fomenta perciò una soluzione democristiana, già nota: un endorsement in favore dei partiti che si richiamano alla sua agenda, evitando la candidatura diretta a Palazzo Chigi. Intanto cura il laboratorio delle candidature. Il presidente del Consiglio sta cercando di convincere Pier Ferdinando Casini e Luca di Montezemolo a viaggiare su un’unica «lista per Monti». I due temono sia l’altro a beneficiare maggiormente dell’effetto Monti. Pier può contare su una macchina rodata, Luca punta a distinguersi come «il nuovo». Casini risponde reclutando pure lui volti nuovi. Per esempio, Emma Marcegaglia capolista al Nord.

Monti studia anche le sue «personali» candidature. Anzitutto, Federico Toniato, il 38enne collaboratore che il Professore considera una sorta di nuovo Giulio Andreotti. E poi la pattuglia di ministri e sottosegretari. I sicuri sono Antonio Catricalà, Francesco Profumo, Corrado Clini e Mario Catania, più Paola Severino, che per ora resiste alle avance del Professore. Vittorio Grilli vuole tornare alla sua attività di manager statale. Al momento fuori dai giochi è Corrado Passera. Il pretesto è l’inchiesta per frode fiscale che lo riguarda, ma la sostanza è la cordiale antipatia che suscita in Monti.  (di Carlo Puca)

2 - La solitudine di Francesco e Gianfranco
Per quanto risulta a «Panorama», Pier Luigi Bersani ha deciso: Francesco Rutelli non sarà candidato al Parlamento nel 2013. Non nel Pd, almeno. La regola vale per i colonnelli del Pd, figurarsi per gli ex. Un suicidio politico, il suo: dopo anni di centrismo insieme a Pier Ferdinando Casini, Rutelli ha portato a sinistra la sua Api alla vigilia della discesa in campo di Mario Monti. E senza nemmeno ottenere uno scranno in cambio.

Una tribolazione simile la vive Gianfranco Fini (in basso a sinistra). Trascinando al centro Fli, il suo partito, ha lasciato la destra a Ignazio La Russa
e Francesco Storace. Ora la beffa. Monti e Luca di Montezemolo non vogliono sentirne parlare: per loro rimane un postfascista. Ufficialmente è rimasto Casini a difendere il presidente della Camera. È pura tattica: al leader udc interessa rieleggere il suo fido scudiero Lorenzo Cesa, altro politico inviso a Montezemolo e Monti. Quando ci sarà da fare le liste, potrà giocarsi Gianfranco in cambio di Lorenzo. Ubi maior, Fini cessat. (C.P.)

3 - «Demenziale, egoista, elitaria»... Il nonsenso di Nichi per l’europa
Se Silvio Berlusconi critica l’europa è un pericoloso populista, se lo stesso fa Nichi Vendola è un compagno che sbaglia. Il leader di Sel dice di essere europeista ma contro la stessa Ue perché «di destra, egoista, demenziale e a favore dei ricchi». Pier Luigi Bersani è costretto a difendere lo scomodo alleato: «Vendola? È leader di una forza saldamente europeista». Ecco però una sintesi di quanto dice Nichi.

21 novembre, L’Aquila. «È un’Europa demenziale quella che vede lo spread finanziario e non si accorge della voragine sotto i piedi di settori crescenti dell’opinione pubblica. Non è possibile immaginare che per ammortizzare il debito pubblico bisogna chiedere l’ulteriore drastico impoverimento della Grecia».

9 novembre, Facebook. «L’Europa è imposta da cinque governi egoisti e di destra secondo i quali nulla può cambiare, dobbiamo essere condannati
alla crisi e all’austerità».

17 dicembre, Bari. «All’agenda Monti preferisco l’agenda mondo».

24 novembre, Roma. «Io sono l’unico che ha detto di volere cancellare le riforme sulla previdenza e sul lavoro».

7 dicembre, Berlino. «L’Europa dei liberisti si sta schiantando e ci sta portando verso una deriva veramente terribile. L’Europa sociale del welfare, del mondo del lavoro può essere invece una prospettiva credibile e forte».

24 novembre. «I trattati europei vanno cambiati. Lo dicono le sinistre di tutti i paesi, lo faremo anche noi. Gran Bretagna e Germania vogliono togliere risorse all’Europa meridionale, aiutare i ricchi. È uno scontro straordinario, un nuovo Muro di Berlino da abbattere».

22 novembre, «Radio anch’io». «A Gaza è stata firmata una tregua. Ma io mi vergogno dell’Europa, sarebbe il caso che restituisse il Nobel per la pace. La mediazione tra Hamas e Israele l’hanno fatta Usa ed Egitto. L’Europa guardava da un’altra parte, è sempre subalterna». (di Paola Sacchi)

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