Esteri

Che cosa ha detto Renzi a Strasburgo

Crescita, immigrazione, rigore, sfide del semestre italiano. Il tutto condito da citazioni dotte e accenni giovanilistici: ecco le frasi del premier all'europarlamento

– Credits: ANSA

Immigrazione e Frontex, crescita economica e rigore, servizio civile europeo obbligatorio per tutti e rapporto con i Paesi extraeuropei del Nordafrica e dell'Asia, ma anche con la Gran Bretagna senza la quale - ha ricordato Renzi - non è immaginabile l'Europa. È stato un discorso alto, quello che ha tenuto il premier, davanti ai parlamentari di Strasburgo, in occasione dell'inaugurazione del semestre Ue a guida italiana. Un discorso che ha mescolato richiami contabili per alleggerire la presa sui Paesi sofferenti del sud Europa con citazioni dotte («L'Europa non sia solo un'espressione geografica come diceva Metternich ma un'espressione dell'anima»), tutto giocato su più piani, non solo su quello economico,  cui pure il premier ha dedicato le sue prime battute, per ricordare a tutti che di solo rigore l'Europa rischia di morire.

Un discorso in cui il premier non ha disdegnato l'uso di termini giovanilistici («L'Europa sia più 'smart'») che è stato anche giocato sui veltroniani «ma anche» quando sono stati toccati temi come la questione israelo-palestinese («Israele ha il diritto ma anche il dovere di difendersi ma la Palestina ha diritto di avere una patria») o la questione russo-ucraina («Ascoltare la voce di libertà che arriva dell'Ucraina, ma dicendo con forza che non si costruisce l'Europa contro il nostro maggiore vicino»). La platea gli ha tributato alla fine un caloroso applauso. E le polemiche, come quella scatenata dal no del premier a tenere una conferenza stampa congiunta dopo il discorso come han sempre fatto i premier prima di lui in Europa, non sembrano aver attecchito, come dimostra la reazione tutt'altro che piccata e comprensiva del nuovo presidente dell'Europarlamento Schulz (Spd-Pse). Ecco, però, i passaggi più significativi del discorso del presidente del consiglio italiano.

IL SELFIE, LA BUROCRAZIA E LA RASSEGNAZIONE
«Che cosa vedremmo se l’Europa si facesse un selfie? Vedremmo l’immagine della rassegnazione».  «La vera grande sfida che ha di fronte a sè il nostro continente è ritrovare l’anima dell’Europa, il senso del nostro stare insieme. Perché se fosse solo un unire le nostre burocrazie, vi dico che noi italiani ne abbiamo abbastanza della nostra»

L'ITALIA, L'EUROPA E LA CRESCITA
«Senza crescita non l’Italia ma l’Europa non ha futuro. Non chiediamo un giudizio sul passato. Ci interessa cominciare il futuro, subito. Il mondo esterno corre ad una velocità doppia rispetto a quella dell’Europa. Vogliamo o no recuperare questo distacco?».  «L'Europa on deve essere solo un puntino su Google Maps  - e non deve essere solo un’espressione geografica, come era stata definita l’Italia da un grande politico austriaco». «Sulle questioni economiche ve lo garantisco, ci faremo sentire con forza, con la forza di un Paese che ha dato più di quanto ha preso».

GENERAZIONE TELEMACO
«La nostra generazione è la generazione Telemaco (figlio di Ulisse, nda). Dobbiamo fare come lui, di meritare l’eredità dei padri dell’Europa». «Non ero neppure maggiorenne  nel 1992 quando venne siglato il trattato di Maastricht. Tuttavia dobbiamo esserne eredi, prendere la tradizione da cui veniamo e assicurarla ai nostri figli. Lo dobbiamo a chi ci ha preceduto, a quanti sono morti affinché l’Europa non fosse solo una espressione geografica ma un’espressione dell’anima». 

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