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Gemitaiz: "Segnatevi questo nome: Priestess"

Il rapper romano prepara il concerto del 21 luglio nella capitale e ci racconta i progetti per il futuro - Intervista

«Sposato con l'alba, andiamo sempre a letto insieme» cantava Gemitaiz in Sempre in giro, brano datato 2014 e contenuto in Kepler, disco d'oro insieme al socio Madman. Da quella traccia sono passati tre anni e mezzo e il successo del rapper romano classe 1988 non si è fermato, un crescendo che è sfociato in Nonostante tutto, l'ultimo album del 2016 certificato nuovamente disco d'oro per le oltre 25 mila copie vendute. 

Il percorso di Gemitaiz era iniziato nel 2013 con L'Unico compromesso, l'album d'esordio che faceva riferimento alla vera necessità dell'artista, mantenere stile e coerenza imponendo al mercato un rap fatto di liriche serrate ma capace di evolversi musicalmente come pochi altri nell'hip hop italiano.

Il rapper romano, insieme al socio Madman e alla giovane promessa Priestess, è il protagonista del Tanta Roba Label Tour, serie di concerti che il prossimo mercoledì 21 luglio all'Ex-Dogana riporterà Gemitaiz a casa sua, Roma. 

L'Intervista: 

Il 21 luglio torni a Roma, che effetto fa? 

«Non vedo l'ora. Suonare nella mia città è sempre diverso, naturalmente è un live che sento più di altri. So che davanti a me ci sarà tanta gente che conosco e con la quale ho condiviso tutto questo percorso, non vedo l'ora...»

Il tuo ultimo disco Nonostante tutto è stato un nuovo successo. Tirando le somme che esperienza è stata?

«Faccio fatica a parlare del mio secondo disco. È uscito ormai un anno e mezzo fa, se ci penso mi sembra una vita e nel frattempo ho fatto uscire anche QVC7. Non posso però che essere felice, è stato un progetto davvero completo, studiato in ogni dettaglio. La gente ha dimostrato di aver capito la mia idea e tutte le date del tour sono andate alla grande, non posso che dire grazie a tutti»

Dal tuo primo disco ad oggi non ti sei fermato solo al rap. Cosa hai imparato nel mondo della musica?

«Abbiamo uno show collaudato, il live è sempre stato un punto forte e in questi anni ho avuto anche la possibilità e la fortuna di collaborare con tanti musicisti. Sul palco avevamo mille canali e tanti strumenti: batterie, chitarre, bassi... Arrangiare ogni pezzo è stato un lavoro difficile e per questo devo ringraziare chi ha lavorato con me e mi ha insegnato tanto»


Una scelta controtendenza, credi che adesso la qualità dei live nel rap sia in calando?

«È un momento di cambiamento, ci sono sonorità diverse e diverse offerte. Personalmente non capisco il playback, credo sia qualcosa di inaccettabile quando si vende un concerto, uno show dal vivo. È anche vero che tante tendenze del momento, anche in Usa, passano per questa verità, ma io non riuscirei mai a vedere un concerto in playback. Per questo non andrò mai ad un live di Young Thug e di Drake, non voglio restare deluso. Il concerto deve essere qualcosa che aumenta credibilità all'artista, non che la diminuisce. L'esempio è stato il live di Lil Wayne che ho visto ad Amsterdam: uno spettacolo!»

Il problema è la trap? 

«No, ci sono artisti di talento così come ci sono artisti che non ne hanno. Il bello della musica è che c'è un'offerta ampia e tutti possono scegliere cosa ascoltare. Adesso va questo, più che un problema di gusti è una questione di educazione musicale. I giovanissimi spesso sono lobotomizzati sullo schermo dello smartphone, questo non aiuta la ricerca e la curiosità. Io punto su un altro tipo di show, la gente ha premiato le mie scelte così come premia quelle di tanti altri artisti rap che dal vivo fanno spettacoli sopra la media, Nitro e Salmo sono un esempio»

In questo nuovo tour con Tanta Roba sei affiancato sul palco anche dalla giovane Priestess...

«È una scommessa che stiamo facendo, proprio adesso sono in Puglia in studio con lei. Stiamo lavorando sodo, Priestess è qualcosa che non c'era mai stato prima in Italia. È credibile, ha talento ed è una donna, tutte caratterestiche rare nel mondo del rap italiano. Quando Daniele (dj Harsh) mi ha fatto il suo nome per Tanta Roba ero scettico ma lui non ha mai sbagliato un colpo, presto sentirete di cosa parlo!»

Come è stare in studio con te? 

«Non facile! Devo ammettere che sono uno "spaccacazzi", cerco di fare tutto al meglio, i dettagli fanno davvero la differenza. Non sono maniacale ma professionale: questa passione è diventata il mio lavoro e io ci ragiono in quanto tale, ci metto tutto me stesso, cerco di capire i meccanismi a 360° e chiedo molto a chi collabora con me»

A quando il nuovo album? 

«Sto già lavorando a tracce nuove ma non ho ancora una data precisa. Voglio prendermela con calma, sto sperimentando nuove sonorità e non ho fretta di chiudere. Il mio primo disco è stato esattamente come lo avevo pensato, così come il secondo. Il terzo dovrà essere la naturale prosecuzione della mia ricerca musicale, sto sperimentando nuove sonorità, territori inesplorati sui quali voglio misurarmi»

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