Un'infanzia trascorsa a piedi nudi in una riserva indiana nell'Oregon, a combinare guai insieme al fratello, come Tom Sawyers e Huckleberry Finn; poi, la passione per il pianoforte e, più tardi, quella per la fotografia, nata per caso, dopo un incontro con Minor White sulle piste da sci. È un viaggio a ritroso nel passato, il mondo e lo spirito di un grande artista fuori dal comune, la lunga intervista a Walter  Chappell   (1925-2000), che il figlio Robin raccolse pochi anni prima che morisse e che sarà disponibile, in anteprima mondiale, in occasione della grande retrospettiva ''Walter  Chappell . Eternal Impermanence '' all'ex ospedale Sant'Agostino di Modena, a cura di Filippo Maggia, promossa dalla Fondazione Fotografia Modena, che aprirà in coincidenza col Festival di Filosofia, il 13 settembre, e sino al 2 febbraio 2014.


 

È quasi un flusso di coscienza, ordinato dall'autore in capitoli, nello sforzo di restituire organicità alle memorie di uno spirito indomito, che pare aver vissuto più vite in una sola, con la coscienza del suo destino: ''Penso di essere stato un bambino abbastanza particolare, almeno stando alle storie che mi raccontavano. Mi mettevo a fissare le cose, fuori in cortile, e gli altri dicevano: 'Walty è fuori a contemplare qualcosa'. Me ne stavo lì a osservare intensamente ciò che mi interessava. Cadevo in questo stato fin dalla più tenera età''.


 

Walter Chappell è ritenuto una delle figure più importanti della fotografia americana del XX secolo. Studente di architettura e musica, si avvicina alla fotografia nei primi anni '40, quando conosce Minor White , di cui diventa amico e assistente. Nel 1962 insieme ad altri fotografi emergenti (Paul Caponigro, Carl Chiarenza, William Clift) fonda a New York l'Association of Heliographers, con l'intento di sostenere una nuova cultura fotografica quale forma d'arte tout court e non al servizio di scopi documentaristici o commerciali. Nel 1963 si trasferisce in California, dove gli viene commissionata una serie di ritratti di Sharon Tate, Elizabeth Taylor e Richard Burton. Questo lavoro segna un punto cruciale nella sua carriera: da questo momento in poi, Chappell concentra sempre di più la sua ricerca sul corpo umano e sulle sue corrispondenze con le forme della natura, vedendovi con i paesaggi una sorta di continuità e complementarità.


 

Nel primi anni '70, mosso da una vivace curiosità e da una spinta volta all'avanguardia, comincia una lunga sperimentazione con l'elettrofotografia, che ha per oggetto le piante. La ricerca viene pubblicata col titolo 'Metaflora Portfolio' nel 1980. Nella bella e lunga intervista col figlio, Chappell passa dai ricordi d'infanzia agli studi di ingegneria al politecnico di Portland, dal servizio militare all'incontro con Lesley Spears, prima compagna di una lunga serie; dal primo impiego in una ditta di telecomunicazioni alla vita da bohémien all'interno di un collettivo di artisti a New Orleans; da un viaggio a Cuba, inseguendo il miraggio di occupare una casa senza proprietari, alla tubercolosi, dalla quale si rimetterà lentamente.


 

Oltre ai ricordi personali dell'artista, raccontati in uno stile vivace ed ironico, come doveva essere anche la conversazione con lui, il volume offre uno spaccato su eventi concomitanti con la sua vita, cruciali per la storia americana, come la Grande Depressione, la seconda guerra mondiale, l'ascesa di Castro a Cuba, l'emergere della cultura on the road. Il volume ''Walter  Chappell 1925-1953. Intervista con Robin Chappell '' sarà al bookshop dell'ex ospedale Sant'Agostino, insieme al catalogo della mostra. Entrambi i volumi sono editi da Skira. (ANSA)

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