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The Daily chiude, cronaca di un flop annunciato

Il giornale per iPad lanciato da News Corporation nemmeno due anni fa è già al capolinea. Gli utenti non sono disposti a pagare per un quotidiano digitale? No, è il fallimento di un’iniziativa costruita male sul piano della sostenibilità, dell’identità e dell’innovazione

The Daily

Doveva essere l'apripista di una nuova generazione di giornali scritti e pensati per i supporti digitali della nostra era tecnologica, il manifesto della rinascita dell’editoria nell’era post-pc. E invece The Daily, il primo quotidiano nato per essere distribuito e letto solo su iPad, è già arrivato al capolinea.

Dopo nemmeno due anni (il primo numero è targato febbraio 2011) la News Corporation getta la spugna: “Nonostante gli oltre 100.000 abbonati paganti appassionati”, scrive in una nota la società, "purtroppo non siamo stati in grado di raggiungere velocemente un'audience grande abbastanza per far funzionare il nostro modello di business”.

Fine delle trasmissioni, dunque. È facile ora mettersi dalla parte di quelli che l’avevano detto, che i tempi non sono ancora maturi, che la gente vuole ancora i giornali in carta e inchiostro da tenere sotto l’ascella. Ma la verità è che il formato non c’entra. A uscirne sconfitto non è l’iPad, né tanto meno l’idea che ci siano persone disposte a pagare per acquistare giornali in formato digitale, ma il progetto editoriale voluto da Rupert Murdoch e dal suo staff. The Daily ha fallito perché non ha saputo lavorare sulle tre leve che fanno di un giornale un buon giornale: sostenibilità, qualità dei contenuti e innovazione.

Sostenibilità: un giornale low-cost con spese faraoniche

Il modello di business scelto per il Daily era quello di un giornale capace di attrarre molti più lettori della carta per via di un costo più accessibile: 99 centesimi alla settimana o 39,90 dollari per l’abbonamento annuale. Il problema è che i costi sostenuti dalla News Corporation per la sua creatura digitale erano quelli di una mega-testata d’altri tempi: 40 milioni di dollari per partire, più altri 26 milioni per gestire i costi annuali d’esercizio (compresi quelli di una mega-redazione composta da oltre 100 giornalisti). Un bilancio aggravato dal prelievo di Apple che, come noto, trattiene il 30% per ogni transazione su AppStore. Con cifre di questo genere si capisce perché, pur con un bacino di lettori abbastanza nutrito (100.000 sottoscrittori), The Daily fosse ancora ben lontano dal pareggio di bilancio.

Né carne né pesce: un progetto a metà, anche sul piano editoriale

Anche dal punto di vista puramente editoriale, The Daily non è riuscito a colpire nel segno. Non tanto per via del valore intrinseco dei suoi contenuti, quanto piuttosto per la scarsa identità del progetto editoriale nel complesso. In un momento in cui l’informazione generalista è ben presidiata, con una sovrabbondanza di proposte free (Internet) o a pagamento (carta stampata), i lettori premiano soprattutto i contenuti di nicchia, iperspecializzati o comunque capaci di fornire valore aggiunto. Se si esclude il format di distribuzione, The Daily non ha mai lavorato sulla riconoscibilità dell’iniziativa: fin da subito è apparso un giornale come tanti altri confezionato in modo diverso. Un news magazine "in competizione con tutto e con nessuno", dice Joshua Benton, direttore del Laboratorio di Giornalismo Nieman presso la Harvard University, "una sorta di tablod piacevole a metà strada fra il raccoglitore di notizie e di feature come se ne vedono tanti gratuitamente online”.

Innovazione: se il tablet diventa una prigione

Ma è sul fronte dell’innovazione che The Daily ha probabilmente deluso di più. Il quotidiano si è presentato fin dal primo numero come la classica via di mezzo, a metà strada fra il giornale tradizionale e quello Web, ma senza sfruttare appieno tutte le possibilità concesse dal tablet di Apple. Poca interazione touch, poca multimedialità ma soprattutto poca capacità di uscire dai propri confini. In un’epoca in cui le notizie nascono sui siti e rivivono sui social media, sui blog, sulle app e sugli aggregatori, i contenuti del Daily sono rimasti intrappolati all’interno del proprio contenitore. Insomma quel formidabile megafono offerto da Facebook, Twitter, Flipboard, Google News e via dicendo non è stato minimamente sfruttato. Come se Il tablet, lo strumento che doveva mettere le ali all’iniziativa, fosse diventato la prigione delle notizie (e dei sogni) della News Corporation.

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