Economia

Piketty: ecco perché l’ineguglianza continua a crescere

Il saggio sul capitale dell'economista francese rivoluziona il discorso sulla ricchezza

L’economista francese Thomas Piketty durante una recente conferenza al King’s College di Londra – Credits: Leon Neal/AFP/Getty Images

Con tutta probabilità, guardando indietro, ci accorgeremo che è esistito un prima e un dopo Piketty. Il professore di economia francese Thomas Piketty, infatti, ha firmato un libro intitolato “Capital in the twenty-first century” che, in poche settimane dall’uscita negli Stati Uniti, ha conquistato i riflettori di tutto il mondo. Considerata l’eco mediatica, The Guardian ha addirittura definito il saggio  il “Cinquanta sfumature di grigio” dell’economia. E non a caso, visto che Piketty spiega come l’emergere dell’1% di super ricchi apra le porte a una nuova Belle Epoque. Insieme a colleghi come Anthony Atkinson di Oxford e Emmanuel Saez di Berkley, l’economista francese ha processato una grande mole di dati relativi a trenta Paesi per arrivare a tracciare le “radici” della ricchezza negli ultimi trecento anni, dimostrando come, nell’Europa del XVIII e XIX secolo, la ricchezza di alcune famiglie superasse quella degli stati

Recensendo il libro, il Premio Nobel per l’economia Paul Krugman ha spiegato le ragioni della sua fortunata accoglienza: “I risultati hanno rivoluzionato la nostra comprensione degli effetti di lungo periodo dell’ineguaglianza”. Mai prima d’ora, infatti, gli economisti che si erano interessati alla distribuzione delle risorse si erano soffermati sulla rapida ricchezza accumulata da manager e banchieri. L’attenzione, prima di Piketty, era sempre andata al gap fra ricchi e poveri, al confronto fra le fortune del quinto più ricco della popolazione con quelle dei quattro quinti più poveri. Ma Piketty non si ferma qui e illustra come, fra l’inizio del Novecento e gli anni Ottanta, il trend della ricchezza dell’1% ha seguito un andamento a “U”. Cioè: era al massimo a inizio secolo, si è dimezzato negli anni Cinquanta, schiacciato dal peso della Grande Depressione e delle due Guerre Mondiali, e ha ripreso quota con il boom degli anni Ottanta, quando la ricchezza di alcune famiglie ha cominciato a crescere molto più velocemente dell’economia, lasciando indietro il resto della popolazione. Adesso, negli Stati Uniti, la distribuzione della ricchezza è ritornata ai livelli di un secolo fa

A chi obietta che, nei secoli passati, la ricchezza tendeva a essere ereditaria, Pinketty fa notare che l’idea di un’élite contemporanea che guadagni la propria posizione è illusoria. Infatti, non solo siamo ritornati a un livello di ineguaglianza analogo a quello dei secoli precedenti, ma ci siamo incamminati lungo un sentiero che porta al capitalismo patrimoniale in cui i posti di comando non sono affidati a persone di talento, ma sono controllati da dinastie del potere. Piketty avanza anche una previsione: l’ineguaglianza continuerà a crescere fino a diventare economicamente e politicamente insostenibile, a meno di inserire un sistema di tassazione sulla ricchezza molto più aggressivo di quello attuale e, soprattutto, globale.

Ma non tutti sono d'accordo: nelle ultime ore, Forbes evidenzia come il sistema pensionistico messo in atto circa 70 anni fa abbia impattato sui dati studiati dagli autori. Un commentatore del Guardian sostiene, infatti, che la diffusione delle pensioni e della proprietà immobiliare, nel Regno Unito, contraddice l'idea della crescita esponenziale della ricchezza del famoso 1%.   

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