Lavoro

Bamboccioni: e se la colpa non fosse loro?

Le statistiche certificano che i nati dopo il 1970 devono fare i conti con un ridotto potere di acquisto e prospettive sempre più negative

Due giovani inviano sms seduti in una strada di Corby, nel Northamptonshire, la capitale britannica della disoccupazione, un tempo sede dell’industria dell’acciaio – Credits: Christopher Furlong/Getty Images

Altro che bamboccioni: le statistiche certificano quello che tutti i nati dagli anni Settanta e in avanti sanno benissimo. Ovvero: che bisogna correre più velocemente delle generazioni precedenti solo per rimanere fermi e non arretrare. A partire dagli anni Settanta, infatti, il reddito medio e la crescita economica hanno iniziato a divergere e il guadagno del 10% al vertice ha iniziato ad aumentare costantemente. Il risultato è che un Paese come gli Stati Uniti ha cominciato a essere un paese meno equo. Le tasse universitarie sono cresciute, come pure i prezzi delle case, l’unica cosa che è diminuita sono gli stipendi, soprattutto per la fascia 20-24 anni. Il reddito medio, infatti, è passato da 23,4mila del 1976 a 13,8mila del 2010. Ma la storia, come riferisce Fast Company , non riguarda solo gli Stati Uniti. Lo conferma uno studio canadase presentato da The Globe and Mail  che ha messo a punto uno strumento interattivo  per valutare la propria condizione economica in confronto al 1976. Il potere di acquisto per i 30 e 40enni è calato, ma la stessa sorte è toccata anche al tasso di risparmio che ha subito una caduta verticale: dal 30% dei baby boomers al 2% dei giovani contemporanei

Le cattive notizie per l’americano medio non sono finite. Perchè Pew Research Center certifica  che il 7% di persone al vertice ha visto il proprio reddito medio crescere del 28% fra il 2009 e il 2011. Il rimanente 93%, invece, ha subito un’erosione della propria busta paga del 4%. Insomma, la ripresa c’è stata, ma solo per pochi.  Adesso, i più ricchi sono ancora più ricchi: otto milioni di famiglie americane detengono 5,6 triliardi di dollari di ricchezza aggregata, mentre 111 milioni di case non superano lo 0,6%. La fetta della torta del 7% più ricco, infatti, è passata dal 56% del 2009 al 64% del 2011. Anche miliardari come Warren Buffett e Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, hanno puntato il dito contro la distribuzione disfunzionale della ricchezza ed evidenziano che il calo del potere di acquisto sta sfiorando livelli che potrebbero danneggiare il futuro economico del Paese. 

Le cose, se possibile, sono destinate a peggiorare: se si proseguirà di questo passo, l’Ufficio statistiche sul lavoro prevede che entro il 2020, quasi tre quarti delle nuove posizioni che si apriranno negli Stati Uniti avranno un reddito medio di 35mila dollari l’anno, di cui il 30% percepirà circa 20mila dollari l’anno. Il trend si ripropone anche nel Regno Unito : l’Ufficio nazionale di statistica, infatti, fa sapere che saranno sempre di più i laureati prigionieri di lavori non specializzati. Nel 2001, il 26,7% dei laureati trovava occupazione come autista, commessa o postino. Nel 2011, la percentuale è salita al 35,9%: uno su tre, dunque, sta facendo un lavoro per cui sarebbe stato altrettanto qualificato a 16 anni, dopo la scuola dell’obbligo.     

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