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Crisi: Monti show all'Ecofin. Sì allo scudo anti-spread, ma senza Troika

Il premier chiede dettagli subito sulle condizioni per applicare lo scudo anti-spread e sul ruolo dei controllori

Mario Monti, premier italiano (Credits: Imagoeconomica)

Mostrare i muscoli non serve più a nulla. Adesso quel che ci vuole è il coraggio. Per vincere le resistenze che crea il gioco dei veti incrociati . Quello che scava un solco tra i primi della classe, i falchi del Nord Europa, e i Paesi che devono fare i compiti a casa. Vedi alla voce Italia e Spagna. Anche se la notte dell’Eurogruppo ha portato consiglio, confermando la volontà di garantire la stabilità finanziaria, il momento delle grandi decisioni è arrivato. Il premier italiano Mario Monti alla riunione dei ministri delle Finanze europei si è preso il palcoscenico.

Lì ha tracciato la sua rotta. E non è mancato l'effetto sorpresa. Sì a un memorandum d’intesa light, ossia leggero, per far scattare il meccanismo anti-spread. No alla Troika. In gioco, spiegano gli analisti interpellati da Panorama.it, c’è la sovranità dei Paesi. Dietro le quinte tutto sanno che in realtà c'è molto di più: la stessa sopravvivenza dell'euro. Cronaca dell’ennesimo tentativo di spezzare il circolo vizioso che oggi incatena banche a debito pubblico.

Questa volta è all’Ecofin che il suo messaggio è risuonato forte e chiaro. Dal palcoscenico della riunione dei ministri delle Finanze europei Monti ha riproposto la sua litania. Vuole l’implementazione dello scudo anti spread, per togliere l’Italia dal mirino della speculazione e riportare fiducia sulle Borse. Ha detto: “I paesi virtuosi potranno chiedere l'intervento del meccanismo firmando un memorandum d'intesa leggero, 'non un memorandum plus come quello dei paesi sotto assistenza, che sono soggetti alla Troika”. E qui casca l’asino di quello che è stato il convitato di pietra già alla riunione dell'Eurogruppo: la condizionalità.

Sfogliando il testo adottato dai leader dell'Eurozona ci si accorge che loro hanno accettato l'uso dei fondi salva Stato in funzione anti-spread, ma è solo un’illusione ottica. È un sì però condizionato: viene rilasciato a patto che i paesi che richiedano l'intervento diano raccomandazioni specifiche alla Commissione Ue, nell'ambito del Patto di stabilità e della procedura per gli squilibri macroeconomici. E, nota dolente, firmino anche un Memorandum d'intesa.

“Se, anche in base al trattato dell'Esm, la Troika non interviene direttamente, ha comunque un ruolo chiave, quello del monitoraggio da parte di Bce e della Commissione e, dove possibile, anche del Fmi in un ruolo tecnico più limitato”, osservano gli addetti ai lavori ricordando che i rigoristi del fronte del Nord hanno già ribadito che questi dettagli potranno essere definiti solo quando uno Paese membro chiederà effettivamente l'intervento del fondo salva stati per stabilizzare i mercati. E questo non va bene per Monti.

Serve “un approccio più ambizioso per affrontare le attuali fonti di instabilità”. Tradotto in parole semplici, spiegano gli esperti, è necessaria una visione univoca sulla supervisione bancaria affiancata da uno schema di garanzia sui depositi, combinato con un approccio più avanzato sull'integrazione dei sistemi bancari a livello europeo e un meccanismo di vigilanza centrale. Lo dice Alberto Cordara, analista di Bank of America Merrill Lynch, quando spiega che occorre che ci sia una maggiore apertura da parte della Germania e dei Paesi dai rating più solidi sulla mutualizzazione del debito. “Monti ha chiesto soluzioni coraggiose per arrivare a disegnare il perimetro di una armonizzazione che sganci i sistemi bancari dalla dinamiche dei titoli di Stato”.

Le soluzioni nel breve termine sono due – indica Matteo Cominetta, macro economista per l’Italia e Spagna di Ubs – la prima completare la ricapitalizzazione in modo efficace delle banche spagnole, la seconda nonché più ambiziosa impegnarsi a un meccanismo di stabilizzazione dei titoli di Stato dei Paesi che rispettano i parametri di rientro fiscale”. Per farlo fa quadrato Carlo Tommaselli, analista di SocGen, "sarà essenziale il ruolo dell’ESM ossia che possa acquistare i titoli di Stato dei Paesi europei senza essere sottoposti al salasso della Troika, ma la vera novità sarebbe un’altra: quella di permettere alla Bce di supportare il fondo salva stati permanenti a titolo illimitato”.

Come dire: dietro l’angolo si preannuncia una partita senza esclusioni di colpi, che si snoda lungo le resistenze della Finlandia, le reticenze dell'Olanda e i dubbi della Germania. Dall’esito tutt’altro che scontato. Peccato che questa volta non ci sia solo in gioco la salvezza di Italia e Spagna. Ma anche di tutti gli altri Paesi, sulla stessa barca che batte bandiera euro. Qui i dettagli contano molto. Meglio tenerlo a mente.

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