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Africa, un e-book per ogni bambino: è la nuova rivoluzione economica e culturale

Può un e-book rivoluzionare l'Africa? Un progetto della no-profit statunitense Worldreader ha portato 1.100 kindle e 180 mila libri virtuali per studenti e insegnanti di scuole elementari in Uganda, Kenye e Ghana. Il risultato? I bambini sembrano adorare la lettura e la possibilità di consultare migliaia di libri con un solo strumento.

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Un'insegnante con un alunno in una scuola kenyota con i Kindle di Worldreader (Credits: Worldreader/flikr)

Potranno gli e-Book rivoluzionare l’Africa? È questa la domanda che si pongono i giornalisti del Wall Street Journal in un reportage su un progetto pilota che è stato avviato in Uganda, Kenya e Ghana. Di che cosa si tratta? Molto semplice: far studiare i bambini delle scuole elementari sui libri virtuali, invece che sul vecchio cartaceo. Una storia che, in realtà, si inquadra in un progetto che va avanti da alcuni anni nel Continente nero e che ha sempre avuto due fazioni di pro e contro.

L’idea nasce nel 2005 con il programma “Un laptop per ogni bambinoper avvicinare i più piccoli ad internet e aprire così una finestra virtuale sul mondo anche nei luoghi più dispersi dell’Africa. Fin dall’inizio lo scetticismo è stato tanto per una serie di interrogativi, su tutti due in particolare: perché spendere soldi per un bene che non è fondamentale in una terra dove ancora si può morire di fame? E ancora, come si può pensare di portare computer portatili in territori dove c’è pochissima corrente elettrica e molto caldo e le apparecchiature elettroniche si potrebbe rovinare in poco tempo?

Il programma però è andato avanti e ora c’è una piccola evoluzione, tanto che molti bambini imparano immediatamente un termine a loro sconosciuto, ovvero “Kindle”, il nome del dispositivo di lettura wireless commercializzato dalla Amazon. “I bambini ci mettono pochi giorni a imparare a usarlo”, spiega Bernard Opio, professore nella scuola elementare “Humble” di Mukono in Uganda. “Invece di avere 1000 libri, ne possono avere molto di più tutti concentrati in un unico apparecchio”, spiega David Risher, cofondatore dell’organizzazione no-profit statunitense “Worldreader ” che ha ideato il progetto pilota di insegnamento con gli e-book in Africa. 1.100 Kindles e 180 mila e-book per i bambini e i professori delle tre nazioni scelte, questi i numeri del progetto.

L’idea è che proprio in scuole di frontiera come la Humble, che opera in prima linea in un territorio martoriato da Aids e povertà, i libri digitali permettano una consultazione maggiore di testi e una possibilità enorme di insegnamento. I Kindle hanno una serie di vantaggi in confronto ai laptop: si legge tranquillamente senza riflessi, neanche alla luce del sole, la batteria può durare per settimane con una sola carica e hanno un sistema integrato di connessione wi-fi.

Altro lato interessante è che molti autori africani non hanno fondi per pubblicare libri, mentre si possono permettere la pubblicazione di un e-book, quindi un modo interessante per far circolare la cultura africana e soprattutto far leggere ai bambini storie e situazioni molto più vicine al loro immaginario. “I primi libri che abbiamo avuto erano soprattutto statunitensi, con storie di bambini che magari giocavano con il ghiaccio: una cosa che i nostri studenti non potevano capire”, racconta Ester Nabwire, la responsabile degli insegnanti della scuola, “Con Kindles, ci sono autori e nomi africani che sono molto più interessanti per i bambini”. A livello economico, un e-book costa 5 dollari per titolo, mentre per un libro normale il costo è di un dollaro, secondo la no-profit “Room to read”.

Secondo le prime analisi del progetto “kindle”, però, il nuovo strumento sviluppa l’amore per la lettura e c’è un altro benefit che è difficile da quantificare, ovvero una biblioteca quasi infinita che diventa sostanzialmente portatile in un unico strumento. “Posso accedere a qualsiasi libro voglia leggere molto velocemente – spiega un tredicenne rifugiato ruandese alla Humble – Mi piacerebbe andare a casa con un Kindle durante le vacanze”.

Torniamo così alla domanda di partenza: potranno gli e-book rivoluzionare l’Africa? Al di là di ogni ragionevole dubbio una cosa è certa: garantire l’accesso alla cultura e ai libri deve essere considerato importante come un bene primario. Anche e soprattutto nel cosiddetto Terzo mondo.

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