Lavoro

Pubblico impiego, tutti i numeri del settore

Pochi, vecchi e male utilizzati: la fotografia dei dipendenti di Stato ed enti locali scattata dal Forum Pa al via domani è impietosa

– Credits: Il ministro per la Funzione pubblica, Marianna Madia (credits: Bruno Testaroli/Ansa)

La strada per la rottamazione evocata da Matteo Renzi è ancora lunga, almeno per quanto riguarda il comparto della pubblica amministrazione. I lavoratori stipendiati da Stato ed enti locali in Italia, infatti, sono tra i più vecchi d'Europa con appena il 10% di under35 sul totale degli assunti, a fronte del 27% in Francia e il 25% in Gran Bretagna: è quanto emerge da una ricerca del Forum Pa che apre domani a Roma. In Italia il personale totale impiegato nelle amministrazioni pubbliche ammontava, a fine 2012, a 3.344.000 unità (-4,8% rispetto al 2009) mentre in  Francia i travet sono 5.509.800 (+0,1%) e in Gran Bretagna 5.703.000 (-7,6%). A sostanziale parità geografica e abitativa, insomma, abbiamo meno addetti dei nostri vicini di casa. Questa, però, è forse l'unica buona notizia contenuta nel report.

Secondo il documento, l'età media dei nostri dipendenti - anche a causa del blocco del turnover e delle assunzioni con il contagocce nel corso dell'ultimo lustro  - è di 48 anni con un picco di 52 anni (con 22 medi di servizio) all'interno dei ministeri. Note dolenti arrivano anche dal mondo della scuola, dove massime dovrebbero essere la flessibilità e l'attenzione al nuovo. Nelle aule italiane, secondo la ricerca Forum Pa, l'età media è di ben 51 anni; nelle forze di polizia si ferma a 41 anni ma è cresciuta di otto anni dal 2001. Troppi. Se solo il 10% dei dipendenti pubblici ha meno di 35 anni, poi, solo l'1% ha meno di 25 anni ed è quindi "nativo digitale", categoria della quale l'impiego pubblico avrebbe invece grande bisogno per rinnovarsi a tutti i livelli. Ma la stragrande maggior parte di loro, inutile dirlo, occupa le ultime posizioni della scala gerarchica all'interno degli uffici cui è assegnata.

Impietoso, da questo punto di vista, anche il confronto con l'estero. In Francia e Gran Bretagna, per esempio, i dipendenti entro i 35 anni sono rispettivamente il 27% e il 25%, quelli con meno di 25 anni il 5,4% e il 4,9% . E se il mercato del lavoro sta andando tutto verso una maggiore flessibilità, quello pubblico risulta in controtendenza: la percentuale del lavoro flessibile nella pubblica amministrazione in Italia è scesa infatti dal 13,6% del 2001 al 10% del 2012; in Francia e in Gran Bretagna, invece, circa un quarto dei dipendenti pubblici risulta "non titolare" di una posizione permanente. E mentre il personale stabile del comparto, in Italia, si è ridotto del 5,6% dal 2001 al 2012 - si legge inoltre nella ricerca - il lavoro flessibile nello stesso arco di tempo si è assottigliato del 30%, passando da 438.144 a 307.278 unità. 

Ultima sorpresa, ma non troppo: la dirigenza ha retto meglio alla crisi rispetto agli impiegati. Il numero di impiegati per ogni dirigente pubblico, nel complesso, è diminuito nel corso degli anni da 12,3 nel 2004 a 11,7 nel 2012. La dirigenza, nonostante le crociate politiche degli ultimi anni,  sembra poi aver subito meno tagli anche sul fronte retributivo: se consideriamo il 2001 come numero indice con base 100, la dirigenza apicale risultava nel 2012 a quota 137 mentre la seconda fascia si fermava a quota 121 e il personale non dirigente a quota 127. Un dirigente apicale guadagna in Italia 12,63 volte il reddito medio mentre in Gran Bretagna la proporzione è ferma a 8,48 volte, in Francia a 6,44 e in Germania a 4,97.  

Ultima, ma non certo meno grave, piaga del pubblico impiego - conclude la ricerca- è la ''disorganica dislocazione geografica e frammentazione in un numero inverosimile di strutture e unità locali''. Gli impiegati pubblici italiani passano infatti da circa 130 ogni 1.000 occupati in Calabria a meno di 60 in Lombardia. Alta anche la loro dispersione, con conseguente moltiplicazione di costi e centri di spesa per chi deve gestirli: secondo gli ultimi dati Istat riferiti al 2011, le unità locali che hanno una sede fisica e almeno una persona effettivamente in servizio sono, escludendo le circa 41.000 scuole e istituti d'istruzione, 62.395. In particolare i ministeri hanno circa 4.900 unità distaccate, le province oltre 2.100, le regioni 1.778 (in media quasi novanta per regione). 

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