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Come e perché Mario Draghi ha salvato l'Euro

La combinazione di bassi tassi di interesse e quantitative easing ha funzionato e il merito di questo successo è della Banca Centrale Europea.

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Il presidete della Bce, Mario Draghi, febbraio 2016 – Credits: Epa Photo/Ansa

Il prestigioso quotidiano britannico The Guardian ha scelto di dedicare una pagina a Mario Draghi, cui riconosce il grande merito di avere messo in pratica politiche che si sono rivelate efficaci per far ripartire l'economia dell'Eurozona. Un tributo particolarmente autorevole, perché arriva da una delle penne più rispettate della testata: Larry Elliott, che da quasi trent'anni si occupa delle pagine economiche e che non è noto per la generosità dei suoi giudizi. Secondo Elliott, la combinazione fra tassi di interesse ai minimi storici e il programma di quantitative easing ha funzionato e il merito va ascritto in gran parte alle capacità del capo della Banca Centrale Europea.

Lo spettro della recessione

Cinque anni fa, anche i più ottimisti non prevedevano una facile via d'uscita dalla crisi. La recessione dell'economia europea sembrava non avere fine e a pagarne le conseguenze più gravi sembravano dover essere l'Italia e la Spagna, di cui molti predicevano la bancarotta e l'uscita dalla moneta unica, e soprattutto i lavoratori europei, visto che il tasso di disoccupazione era in rapida crescita ovunque nel Vecchio Continente. Nel 2012, però, Draghi pronunciò il famoso impegno a fare "qualsiasi cosa fosse necessario" per fronteggiare la situazione. Parole che ogni economista non ha dimenticato, perché diedero il la alla ripresa, offrendo la solida garanzia della più importante istituzione finanziaria agli investitori.

I meriti e i rischi della strategia della Bce

Draghi, secondo Larry Elliott, ha fatto quello che ha potuto. I tassi di interesse e il quantitative easing hanno dispiegato i loro effetti positivi e nell'Eurozona si sono creati cinque milioni di nuovi posti di lavoro in tre anni e mezzo. C'è, tuttavia, un rovescio della medaglia: in maggioranza, si tratta di impieghi con retribuzioni basse, part-time o poco qualificati, come ha ammesso lo stesso Draghi. La Banca Centrale Europea sicuramente non alzerà i tassi di interesse, ma ora tocca ai governi fare la propria parte. Secondo Elliott, Draghi può solo somministrare antidolorifici, non curare i veri mali dell'economia europea.

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