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Grecia, perché ha avuto bisogno ancora di soldi

L'Europa ha accordato un nuovo prestito ad Atene per 8,5 miliardi euro. Ma resta da sciogliere il nodo del debito

Altri 8,5 miliardi di euro, ben un miliardo e mezzo in più del previsto. E' la somma che l'Eurogruppo, l'organismo che riunisce i ministri economici dei paesi dell'Eurozona, ha deciso di accordare alla Grecia sotto forma di prestito. Ancora una volta, come accaduto sovente negli anni scorsi, per sbloccare i soldi c'è voluta una riunione-fiume di diverse ore tra i membri dell'Eurogruppo, con un copione che va avanti a intervalli regolari dal 2010 in poi, anno in cui sono iniziati tutti problemi di bilancio della Repubblica Ellenica.


Gli 8,5 miliardi accordati da Bruxelles ad Atene sono serviti a rimborsare vecchi prestiti in scadenza che la Grecia aveva con la Banca Centrale Europea, con  il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e in misura minore con i privati. Dunque, ancora una volta, si estinguono vecchi prestiti sottoscrivendo nuovi prestiti. Quando finirà questo modus operandi? Difficile dirlo anche se c'è una data importante all'orizzonte. Nell'agosto del 2018, dovrebbe finalmente terminare il terzo piano di salvataggio della repubblica Ellenica e si dovrebbe arrivare a una conclusione su cosa fare del gigantesco debito greco.

Piano di Riforme

Per avere i soldi dall'Europa e dall'Fmi, il premier greco Alexis Tsipras ha dovuto mettere in agenda un piano di riforme (circa 140 in tutto) che in sostanza sono basate sul rigore di bilancio, nonostante i proclami anti-austerity del primo ministro. Del resto, le alternative che Tsipras ha di fronte a sé non sono molte. Nel luglio 2015, il premier ellenico tentò di forzare la mano nelle trattative con l'Europa rifiutando le imposizioni di Bruxelles. Il risultato fu la chiusura per qualche giorno del sistema bancario nazionale, la fuga di 45 miliardi di euro di capitali e la firma di un accordo che, alla fine, era improntato al massimo rigore benché i Greci si fossero espressi in senso contrario pochi giorni prima, con un apposito referendum.

Il debito di Atene

Non a caso, lo stesso Tsipras, leader della sinistra che fa capo al partito di Syriza, oggi è il bersaglio di scioperi e manifestazioni popolari anti-austerity che ancora riempiono le piazze delle città elleniche. La fine di tutti i problemi per la Grecia, insomma, appare ancora lontana. E per diversi osservatori lo sarà finché non verrà sciolto un nodo cruciale, quello del debito pubblico nazionale, che ammonta al 180% del pil. Una recente analisi  degli economisti Jeromin Zettelmeyer, Erike Kreplin e Ugo Panizza (citata da Nicola Borri su Lavoce.info) ha messo in evidenza come Atene, con il suo indebitamento monstre sulle spalle, abbia ancora di fatto un cappio al collo. Oggi, grazie a una ristrutturazione del debito effettuata negli anni scorsi, la Grecia spende per interessi passivi una quota relativamente bassa, inferiore al 4% in rapporto al pil e più o meno  equivalente a quella dell'Italia.


 

Tuttavia, secondo i tre economisti, fino a che l'esposizione finanziaria sarà così alta, Atene avrà sempre bisogno di una mano dall'esterno per onorare entro le date prestabilite tutti gli impegni di spesa presi. E la Grecia sarà sempre un paese vulnerabile perché da un momento all'altro, come è avvenuto negli anni scorsi, potrebbe essere punita di nuovo dai mercati e non riuscire più a emettere nuovi titoli di stato se non a tassi elevatissimi, visto il rischio-paese che incorporano.

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