Libri

Festivaletteratura di Mantova in cinque libri

Da Will Self a Kim Young-Ha, passando per Paolo Nori, Binyavanga Wainaina e Jhumpa Lahiri

La scrittrice Jhumpa Lahiri (Getty Images)

Impossibile stilare la classifica dei migliori libri ospiti al festival della letteratura di Mantova: nel corso dei quattro giorni si percorrono migliaia di chilometri di parole, si solcano continenti situati ai capi opposti del pianeta e si attraversano generi letterari molto diversi tra loro. Ma ci sono cinque libri che vale la pena scoprire proprio in occasione di questa manifestazione.

Tra i territori che si raccontano nella cittadina lombarda c'è l'Africa. In particolare, il Kenya, che si racconta in forma di romanzo grazie alle pagine di Binyavanga Wainaina, con Un giorno scriverò di questo posto, appena uscito per 66thand2nd. Ha impiegato sette anni per raccontarne trenta in questo romanzo sulla sua Africa, libera dagli sterotipi e lontana dalle semplificazioni. Per dire a noi europei cosa significa la parola Africa oggi, attraverso un memoir personale che sa di confessione collettiva.

Nel paese della follia, invece, si muove Will Self, scrittore e giornalista inglese che con Ombrello (Isbn editore) ha vinto il premio per la fiction della Paris Review ed è stato finalista al Booker Prize. Da leggere perché è «Un libro folle sulla demenza e sulla pazzia», come ha scritto il New York Times. Orchestrato come una vertigine, passato, presente e futuro innescano un vorticoso meccanismo nella mente (e nella vita) di uno psichiatra in crisi.

Dalla Corea giungono le parole di Kim Young-Ha che con L'impero delle luci (Metropoli d'Asia) mette in scena la doppia vita del suo paese. Il protagonista di questa spy-story avvincente infatti ha vissuto 21 anni in Corea del Nord e gli altri 21 in Corea del Sud. Cronologicamente la sua vita poteva essere, dunque, divisa in due metà uguali. La prima nei panni di uno studente del Dipartimento di inglese nella prestigiosa università di Lingue Straniere di Pyongyang, l’altra nei panni di un immigrato illegale. Come due tessere di un puzzle, che però non combaciano.

La banda del formaggio è l'ultima creazione di Paolo Nori, scrittore di Parma pubblicato dall'editore Marcos y Marcos. Un'ironica cavalcata tra il giallo, la letteratura, la storia famigliare e l'Italia. Al centro c'è una filastrocca che viene tramandata da padre in figlio per generazioni, ma anche un libraio, una banda di malavitosi (quella del formaggio, appunto) e di un editore. Da leggere (e magari anche da ascoltare al Festival, perché l'autore è anche un ottimo interprete).

Jhumpa Lahiri, la scrittrice premio Pulitzer di origini indiane ma di casa a New York, torna con La moglie (Guanda). Un romanzo che abbraccia 40 anni di storia indiana e americana, di uomini, donne, madri e figli. Già candidato al Man Booker Prize, è un tuffo nella psiche umana.

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