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Da Lansdale ad Appelfeld, tra realtà oniriche e il piacere dell'affabulazione

L’autore americano dei grandi romanzi noir supera se stesso in Acqua buia. Lo scrittore israeliano nel sonno trova il modo per ritrovare la famiglia perduta. Ed Emanuele Trevi...

LO SCRITTORE DI CULTO SUPERA SE STESSO
di Marco Filoni
Avete presente Joe Lansdale, no? L’autore dei grandi romanzi noir, di fantascienza e western, nonché di fumetti e film e serie televisive, lo scrittore di culto qui da noi amato sia dalla critica sia dal pubblico, insomma uno che sta alla letteratura come quel geniaccio di Quentin Tarantino sta al cinema? Bene, scordatevelo. Se vi mettessero in mano il suo ultimo Acqua buia (in libreria per Einaudi) senza la copertina e l’indicazione dell’autore, non lo riconoscereste per niente. Per un problema di eccesso; per l’abbondanza della qualità di scrittura; per la dismisura della trama narrativa, irriverente verso il lettore che ne rimane sopraffatto come fosse una vertigine. Se esistesse la categoria, allora questo libro sarebbe scritto da un surrealista texano degli anni Trenta, e se qualcuno si chiedesse l’utilità del Texas, troverebbe nell’avere dato i natali a Lansdale una buona risposta.
La storia, infatti, inizia con l’omicidio di una ragazzina, che poi diventa il pretesto d’innumerevoli avventure dei suoi amici che ne vogliono compiere il destino realizzandone il sogno. Fra oniriche realtà e realissime mitologie, pagine che stupiscono come solo capita di fronte alla giovinezza e ai grandi racconti. Da non perdere.

Acqua buia di Joe R. Lansdale
(Einaudi, 331 pagine, 18,50 euro)

ALTRI VIAGGI
di Roberto Barbolini
"Ti tenevi aggrappato al sonno con una forza fenomenale" dice al giovane Erwin uno dei profughi ebrei che l’hanno trascinato per mezza Europa, fino all’imbarco per Israele. Lì il Ragazzo che voleva dormire verrà addestrato in un kibbutz, sarà ferito in guerra e si scoprirà scrittore. Altro che sonno: la sua catalessi non è solo la porta d’un dialogo incessante coi genitori scomparsi, presenti in sogno, ma anche la fucina d’una metamorfosi, il modo in cui la lingua ebraica (le parole del mondo nuovo) subentra all’idioma materno, in quello speciale tam tam coi defunti che, come Appelfeld testimonia, solo un vero scrittore sa realizzare.

Il ragazzo che voleva dormire di Aharon Appelfeld
(Guanda, 304 pagine, 19 euro)

CIVETTUOLO GUSTO DELLA CHIACCHIERA
di Antonio Tricomi
Un ammiccante piacere dell’affabulazione partorisce un civettuolo autoritratto, che subito si traduce in ricordo perlopiù aneddotico e in rievocazione sin troppo convenzionale di personaggi, Laura Betti e Pier Paolo Pasolini, diversamente significativi nella storia recente della nostra cultura. La passione argomentativa della critica si trasforma, con inequivocabile snobismo, in gusto della chiacchiera erudita e in capriccio esegetico
pronto a scommettere sulle più bizzarre interpretazioni testuali. Qualcosa di scritto è perciò soltanto la caricatura di un romanzosaggio. E non stupisce il consenso ottenuto da Trevi, in un’Italia che conosce pochi autentici scrittori e nega un effettivo ruolo socioculturale a critici letterari di per sé generalmente privi di autorevolezza.

Qualcosa di scritto di Emanuele Trevi
(Ponte alle Grazie, 246 pagine, 16,80 euro)

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