Il Maestro indiscusso dell'Arte Povera, Jannis Kounellis, è morto il 16 febbraio a Roma all'eta' di 80 anni. Nato in Grecia, al Pireo, il 23 marzo 1936, a 20 anni si era trasferito a Roma per studiare all'Accademia delle Belle Arti - in particolare con il pittore e poeta Toti Scialoja, con Franco Gentilini, Ferruccio Ferrazzi e Mino Maccari - e qui aveva iniziato a costruire la sua lunga e fortunata carriera.

Un linguaggio in continua evoluzione
Stabilitosi definitivamente nella città eterna, l'artista ha poi sempre vissuto e lavorato principalmente in Italia, dove ha creato le sue opere provocatorie, spiazzanti, destinate a far discutere, a rivoluzionare il mondo dell'arte italiano e internazionale. La sua prima mostra personale data al 1960, pochi anni prima della sua adesione al movimento dell'Arte Povera, del quale diventerà uno degli esponenti di maggior rilievo.

Pittore e scultore, Kounellis, animato da un incessante spirito di ricerca, ha creato un linguaggio in continua evoluzione. Pur continuando sempre a parlare di sé come di un pittore, l'anticonformista ed eclettico artista si è fatto conoscere infatti soprattutto come autore di installazioni e performance memorabili, capolavori riconosciuti dell'arte contemporanea, dai cavalli legati alle pareti della galleria L'Attico (1967) fino ai quarti di bue appena macellati fissati mediante ganci a lastre metalliche e illuminati da lanterne a olio, esposti a Barcellona nel 1989.

 

Un'entusiasmante avventura creativa
E poi il fuoco, i labirinti, i sacchi, il carbone, il ferro, le farfalle, i cocci dei villaggi cinesi, a formare - una tappa dopo l'altra - un'entusiasmante avventura creativa. Ogni volta vere e proprie scenografie, costruite tra materiali d'uso ed elementi mitici e simbolici, nelle quali il visitatore diventava protagonista. Una poetica, la sua, quasi sempre espressa in grandi dimensioni.

''Non ho il senso del cavalletto'', diceva l'artista forse con un filo di ironia. A suo dire, quella misura ridotta, perfetta per appendere opere adatte alle piccole pareti, era adatta a esprimere ''un sentimento privato, mentre le installazioni sono pubbliche, visto lo spazio che occupano. E portano l'arte sul territorio, nelle piazze, nei giardini''.

Deluso profondamente negli anni '70 dal fallimento delle potenzialità innovative dell'arte povera, inghiottita suo malgrado dalle dinamiche commerciale (sentimento espresso dalla famosa Porta chiusa con delle pietre, presentata per la prima volta a San Benedetto del Tronto, con successive, straordinarie versione a Roma, Londra, Colonia).

Le grandi mostre in tutto il mondo
Nei decenni successivi l'artista ha saputo con una rinnovata consapevolezza ritrovare la primitiva propensione all'enfasi monumentale. Nel 2002, con l'installazione dei cavalli alla Whitechapel di Londra e, poco dopo, alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, Kounellis realizza un enorme labirinto di lamiera, lungo il quale pone, quasi fossero altrettanti approdi, gli elementi tradizionali della sua arte, come le "carboniere", le "cotoniere", i sacchi di iuta e i cumuli di pietre.

Nel 2004 celebra con una sua installazione allestita nella Galleria dell'Accademia di Firenze i cinquecento anni dalla creazione del David di Michelangelo. Nel 2007 è nuovamente a Roma per la Porta dell'Orto Monastico della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme, una imponente cancellata di ferro impreziosita da elementi cromatici realizzati in pietre di vetro. Nel 2011 è alla Biennale di Venezia, ma anche in Cina per una serie di mostre dove presenta un suo straordinario lavoro: una scrittura fatta con frammenti di antica porcellana, quali ideogrammi concreti che si inseguono linea dopo linea in venti lamiere monumentali. Lo scorso anno, le Monnaie di Parigi hanno ospitato una sua ampia retrospettiva e proprio ieri, nel giorno della sua scomparsa si è chiusa al Museo della scultura di Matera (MUSMA) la mostra KOUNELLIS. 14 disegni/1991 dedicata a quattordici studi realizzati per l'installazione Senza titolo del 1991

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