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Ester Levanon contro la schiavitù del “have it all”

THE PURPLE ROOM – Le donne non possono avere tutto, ha dichiarato Anne-Marie Slaughter, lasciando la poltrona di direttrice della pianificazione politica del Dipartimento di Stato americano per seguire il figlio adolescente. Ma Ester Levanon, ceo della Borsa di Tel …Leggi tutto

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THE PURPLE ROOM – Le donne non possono avere tutto, ha dichiarato Anne-Marie Slaughter, lasciando la poltrona di direttrice della pianificazione politica del Dipartimento di Stato americano per seguire il figlio adolescente. Ma Ester Levanon, ceo della Borsa di Tel Aviv non la pensa così: “Avere tutto non ha senso”. Un marito, due figli, due nipoti e una carriera di successo cominciata nello Shin Bet dove ha sviluppato il computer department, Levanon può permettersi di dire a ragion veduta: “Se una donna diventa un manager importante e non ha una famiglia, nessuno ha il diritto di dire che non ha tutto. Forse, è solo che lei vuole così”.

La svolta, nella vita della laureata alla Herbew University con un Master in matematica, arriva a un colloquio di lavoro: “Mi hanno detto che avrebbero assunto una donna solo se fosse stata decisamente migliore di un candidato uomo”. Un mantra che l’ha accompagnata nella scalata al vertice e che oggi le fa dire a Cnn: “Il capo della Borsa è il capo della Borsa, che sia uomo o donna non fa differenza”.

Avendo perso un fratello nella guerra dello Yom Kippur, Levanon voleva fare di più che semplicemente “lavorare”. Nei 12 anni che ha passato allo Shin Bet, infatti, ha contribuito come consulente prima e ha lanciato la divisione IT, poi. Essere l’unica donna fra i manager dell’Israeli Security Service, per Levanon, è stato più facile che convincere l’organizzazione ad adottare nuove tecnologie.

Nel 1986 entra come Chief Information Officer alla Tel Aviv Stock Exchange, venti anni più tardi ne diventa ceo. Levanon non è solamente la prima donna a guidare la Tase, ma anche la prima persona che non ha un background economico a ricoprire questo ruolo. Oggi, metà del consiglio di amministrazione della Tel Aviv Stock Exchange è composta da donne e anche il 60% dei dipendenti sono donne.

Tutte le operazioni della Borsa, che oggi conta oltre 600 imprese di cui 50 quotate anche al Nasdaq, sono completamente digitalizzate e nella nuova sede in costruzione ci sarà ancora più spazio per i computer. La storia di Levanon ricorda quella di Israele: “In Israele non abbiamo risorse naturali. Quando un paese non ha risorse naturali, ha più bisogno dell’intelligenza”. Levanon dice proprio così: “Brain resources”.

Ma non è stato sempre tutto semplice: “Io e mio marito ci siamo divisi la gestione dei figli e abbiamo contato sull’aiuto di altre persone, quando serviva”. Moglie e marito hanno entrambi avuto una carriera, cosa poco comune all’epoca. “Mi è capitato di piangermi addosso e di pensare: “Lavoro così tanto, gli uomini hanno una vita molto più facile”. Ma poi mi sono resa conto che anche mio marito pagava un prezzo per il tipo di vita che aveva scelto. Non credo che lo considerasse un sacrificio: questa è la vita che ci siamo scelti”.

Pragmatica, Levanon ha imparato una cosa sui figli: “Si lamentano sempre. Si lamentano se i genitori lavorano, si lamentano se i genitori stanno a casa”. Ma ha capito anche una cosa sulle madri: “Ogni bambino ha una mamma, ma non la può scegliere. Può essere alta o bassa, magra o grassa, intelligente o meno. Ma quella è quella che ha e i miei figli hanno avuto me”. Una donna che ama la pressione: “I strive on stress. Do il meglio quando sono sotto pressione e devo prendere una decisione immediatamente”.

Levanon non vuole essere considerata un modello. Ma un consiglio lo dà: “Siate voi stesse. Fate quello che volete fare. Non fate quello che altri si aspettano da voi o quello che la società si aspetta da voi. Fate quello in cui credete. E questo vale per le donne, vale per gli uomini, vale per tutti”. 

 

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